NOMINE 20 Febbraio Feb 2012 1606 20 febbraio 2012

La strana coppia di Berlino

Dopo Wulff: Merkel e Gauck, le due facce dell'ex Ddr.

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da Berlino

La strana coppia che guiderà la Germania nei prossimi mesi (e forse anni) è un punto interrogativo per tutti. Joachim Gauck, il presidente designato (dopo le dimissioni di Chirstian Wulff) e Angela Merkel, la cancelliera in carica, non potrebbero essere allo stesso tempo più simili e più diversi.
Uguali nel percorso di vita che li ha condotti al vertice politico della Germania riunificata. Diversi nel temperamento e nel modo di interpretare ruoli che sono al servizio dei cittadini.
TRA DDR E CHIESA EVANGELICA. A 22 anni dalla caduta del Muro, la Bundesrepublik nata dal ricongiungimento dell'Est e dell'Ovest si ritrova guidata da due esponenti provenienti dalla Ddr, la vecchia Germania comunista, e legati alla chiesa evangelica. Joachim Gauck, il teologo, è stato pastore protestante nella chiesa di Rostock; Angela Merkel, la scienziata di fisica, era figlia di un pastore protestante.
Gauck ripiegò sulla teologia dopo che il regime gli negò la possibilità di studiare germanistica e diventare giornalista. Merkel, che era nata ad Amburgo, fu costretta a trasferirsi ancora in fasce nell'Est perché il padre considerava un dovere missionario portare la buona novella anche nei territori ateizzati dal comunismo.
GAUCK IL DISSIDENTE. Ma mentre Gauck ha passato tutta la trafila del perfetto militante dei diritti dell'uomo, organizzando i movimenti per la pace da cui nacque la dissidenza tedesco-orientale, Merkel seguì lo stile di vita di chi non vuol dare troppo nell'occhio, accedendo alla facoltà di fisica di Lipsia e addirittura iscrivendosi all'organizzazione giovanile del partito comunista, la Freie Deutsche Jugend (Fdj), la libera gioventù tedesca.
LA FREDDEZZA DI ANGELA. La notte in cui a Berlino cadde il Muro, Gauck era per le strade di Rostock assieme ai dimostranti, Merkel andò a bersi una birra con un'amica per festeggiare privatamente l'avvenimento e poi se ne andò a letto.
Insomma: caldo, appassionato, combattivo uno. Fredda, distaccata, calcolatrice l'altra. Potrebbe essere una coppia complementare e dunque perfetta. Ma non è detto che l'alchimia funzioni. Anche perché l'ex pastore, come tutti gli irregolari prestati alla politica, rischia di diventare un presidente scomodo, difficile da gestire per una cancelliera abituata a pianificare con meticolosità e prudenza ogni passaggio politico.

Libertà, da testamento politico a manifesto

Joachim Gauck e il suo ultimo libro Freiheit, Libertà.

Joachim Gauck è in realtà un libro aperto. La sua biografia racconta luci e ombre di una vita trascorsa controcorrente, dalle difficoltà familiari dovute all'esilio forzato del padre in Siberia alle scelte di vita obbligate, fino all'impegno per i diritti dell'uomo espletato con l'attività di pastore di frontiera e come direttore dell'autorità incaricata di spulciare tra gli archivi della Stasi.
IL LIBRO IN USCITA. Dai suoi testi emerge la forza di un pensiero che non sempre, in passato, ha raccolto l'accoglienza quasi unanime che la Germania gli ha riservato nelle ultime ore. L'ultima fatica di Glauck si intitola Libertà ed esce in libreria proprio in questi giorni: doveva essere una sorta di testamento politico della sua vita. È diventato il manifesto della sua presidenza.
PARTECIPAZIONE E RESPONSABILITÀ. La libertà, per Gauck, non è solo un regalo ricevuto ma un bene da preservare e conquistare ogni giorno. «Responsabilità è il nome con cui chiamo la libertà degli adulti», ha scritto, «la capacità di impegnarsi in prima persona quando il desiderio di libertà richiede la sua costruzione». Partecipare alla vita democratica è quindi il presupposto necessario per poter incidere sulla realtà.
L'uomo mandato allo Schloss Bellevue a furor di popolo non è insomma uno che liscia il pelo ai suoi concittadini.
LA SCALA DEI VALORI. «Quando giro per la Germania, ho spesso la sensazione di appartenere a una piccola minoranza e non perché provenga dal piccolo Meklenburgo. Mi convinco sempre di più che la libertà sia il bene più importante della nostra vita comune, quello che conferisce cultura, sostanza e contenuto alla nostra società. Ma temo che i cittadini che incontro pensino che la politica debba difendere innanzitutto la proprietà di beni», ha ammonito. «Non ho nulla contro il possesso e neppure contro la sicurezza materiale. Ma come è possibile che il nostro popolo abbia una relazione con il fondamento della libertà così diversa da quella degli americani o dei polacchi?».

«Il dibattito sull'anticapitalismo è sciocco»

Joachim Gauck.

Difficilmente da Gauck arriveranno spinte verso l'antipolitica, nonostante la sua nomina rischi di apparire come una sorta di presa della Bastiglia. La lezione che porta nelle istituzioni tedesche è infatti quella di Vaclav Havel e Lech Walesa, di Bronislaw Geremek e Adam Michnik e dei milioni di tedeschi orientali che nel 1989 si accorsero che «credendo fortemente ai propri desideri di libertà si poteva perdere la paura che li aveva fino a quel momento resi impotenti».
DUBBI SUI MOVIMENTI DI PROTESTA. Il futuro presidente è profondamente convinto che la democrazia occidentale sia il miglior sistema politico per assicurare giustizia e libertà e che sia avventato imbarcarsi nella ricerca di alternative. Per questo non ama i movimenti giovanili nati di recente sull'onda della crisi economica e della critica al capitalismo. Sul movimento Occupy ha detto: «Verrà rapidamente riassorbito, perché il sogno di un mondo nel quale si possa vivere sganciati dalle banche è solo una romantica rappresentazione. Il dibattito sull'anticapitalismo è sciocco, ed è un errore credere che la sensazione attuale di alienazione possa passare una volta che il capitale sia stato abbattuto».
PRESERVARE L'IDENTITÀ. Pugni nello stomaco. Come quelli che Gauck sferra quando, sempre nel suo nuovo libro, affronta il tema della tolleranza. Anche qui, il punto fermo è la difesa dei propri valori. «Non dobbiamo pensare di rendere un cattivo servizio alla tolleranza, se guardiamo i nostri dogmi giudaico-cristiani, ci chiediamo quali valori siano utili alla salvaguardia della nostra società e cerchiamo nuovi metodi per preservarli». «Così come non le rendiamo un cattivo servizio, se insistiamo nel difendere i diritti dell'uomo», ha aggiunto. «Essi sono un bene dell'umanità e noi dobbiamo rispettarli e difenderli, così come ci deve essere concesso di rinfacciare le ferite che vengono loro inferte dagli Stati totalitari, comunisti o dove impera il fanatismo islamico».
LA RIVOLTA NELLA RETE. Concetti che risultano indigesti specie a sinistra. Su Twitter spopolano gli hashtag intitolati «No Gauck» e «Not my president». D’altronde l'autodefinizione di «conservatore liberale di sinistra» rende bene l'idea di un personaggio complesso e difficile da etichettare ideologicamente.
Un uomo libero, cui la politica si affida per ricucire lo strappo con i cittadini ma che rischia di sfuggirgli di mano. Un jolly prezioso che può però far saltare il banco. Angela Merkel, che non lo voleva e che è stata poi obbligata a sceglierlo, dovrà sudare sette camicie per recuperare quella che al momento è la sua più grande sconfitta politica.

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