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NOMINE 6 Marzo Mar 2012 0735 06 marzo 2012

Napoli, ritardi da procura

Tempi lunghi per il successore di Lepore.

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Giandomenico Lepore, ex procuratore di Napoli.

Da settimane è un tira e molla, fra annunci a sorpresa, inattesi dietrofront, clamorosi rientri.
A più di due mesi dal saluto di Giandomenico Lepore (che a dicembre 2011 è andato in pensione), niente è ancora definito per la nomina del nuovo capo della procura della Repubblica a Napoli, il più sovraccarico, discusso e tormentato fra gli uffici giudiziari italiani.
PROCURA AMBITA, MA AD ALTO RISCHIO. Da Torino a Pinerolo, da Foggia a Busto Arsizio, da Reggio Calabria a Potenza: fra napoletani e forestieri, in 16 hanno presentato domanda per coprire il posto lasciato vacante da Lepore. È la testimonianza che la procura di Napoli, pur essendo ritenuta ad alto rischio, costituisce un centro decisionale cui i più quotati magistrati italiani ambiscono senza remore.
SEDE DELLE INDAGINI PIÙ SPETTACOLARI. Da Gianpaolo Tarantini a Valter Lavitola, da Silvio Berlusconi a Marco Milanese, dalla cosiddetta loggia P4 all’inchiesta Global service fino a quella definita «Megaride» che ha sfiorato calciatori come Fabio Cannavaro e coinvolto decine di imprenditori: lungo i corridoi della procura di Napoli sono nate molte fra le indagini più spettacolari.
E tante altre - presunti flop e accuse di protagonismo a parte - sono in lavorazione sui tavoli ingombri di fascicoli dei 106 sostituti procuratori. A cominciare dalla vicenda Finmeccanica, che è ancora da approfondire e sta già creando diffuse preoccupazioni.
ASSICURATI PRESTIGIO E POPOLARITÀ. Spiega un anziano cancelliere: «Trattare le inchieste da copertina dei Tg significa per il capo di una procura tirarsi addosso grattacapi a non finire, ma anche abbondanti dosi di popolarità e prestigio non conseguibili altrove. Chi va a comandare in quelle stanze può decidere di turbare il sonno ai potenti dribblando pressioni e consigli o di tranquillizzarli dosando con il misurino le indagini: perciò a Napoli e nel Consiglio superiore della magistratura si sta combattendo una battaglia di potere che non farà prigionieri».
PROCURATORE UNICA AUTORITÀ IN CITTÀ. E un anonimo aggiunge: «Napoli è dormiente: i partiti sono scomparsi, la politica conta poco o nulla, il sindaco ha le casse vuote, il cervello delle banche e dei centri economici è stato trasferito al Nord. L’unica autorità ancora in grado di decidere la sorte di eventi e persone è il procuratore capo della Repubblica».

Tra i candidati, Guariniello, Pignatone, Colangelo, Lembo e Mancuso

Raffaele Guariniello.

Fra i candidati a ereditare il posto di Lepore sono comparsi nomi famosi della magistratura italiana come Raffaele Guariniello (che a Torino ha gestito il processo Eternit), o come Giuseppe Pignatone (capo della procura a Reggio Calabria).
Alla fine, quando ormai sembrava che fra le diverse correnti fosse stato raggiunto l’accordo sull’attuale procuratore di Potenza, Giovanni Colangelo, aderente ai moderati di Unicost, ecco l’ennesimo colpo di scena: il candidato di Magistratura indipendente Corrado Lembo, che attualmente guida la procura di Santa Maria Capua Vetere, ha fatto sapere «di averci ripensato» e di voler «rientrare in gara».
La decisione di Lembo ha indotto anche il candidato di Magistratura democratica, Paolo Mancuso, a riproporsi in gioco.
DUBBIA LA CANDIDATURA DI CANTONE. E così, i papabili sono ri-diventati tre e la tensione è risalita alle stelle.
Saltati gli accordi, in forse appare anche la nomina a procuratore aggiunto di Raffaele Cantone, che alle elezioni amministrative di maggio 2011 aveva risposto «no grazie» al Partito democratico che avrebbe voluto candidarlo a sindaco di Napoli.
Per i componenti la quinta commissione del Consiglio superiore della magistratura, cui spetta la nomina del nuovo procuratore, non è facile individuare un nome che raccolga consensi unitari.
A NAPOLI LA CORRENTE MODERATA. I favoriti, al momento, sembrano essere Colangelo e Lembo, ma solo perché - nella geografia nazionale degli equilibri - la procura di Napoli è ritenuta una sede riservata al rappresentante di una corrente moderata.
C’è chi è convinto che, per guidare la procura più rissosa d’Italia, ci vorrebbe un cane da presa, cioè un uomo di temperamento in grado di domare sia le pesanti pressioni esterne che le mai sopite faide interne.
VELENI E FUGHE DAI TEMPI DI CORDOVA. I veleni e le fughe di notizie - insieme con i tanti successi investigativi - hanno condizionato la storia degli uffici giudiziari napoletani fin dai tempi del procuratore Agostino Cordova, che alla fine degli Anni 90 - dopo una raffica di scontri con Antonio Bassolino, prima sindaco e poi governatore della Campania - fu costretto a lasciare l’incarico di capo della procura sulla spinta di un manipolo di agguerriti sostituti per i quali era da ritenersi non più compatibile con l’ambiente.
Le sue colpe? I metodi ultra determinati e la proverbiale, contestatissima severità. Un brutto carattere, secondo i nemici, quello del calabrese Cordova. Scorbutico, tenace, cocciuto e iper diffidente. E assolutamente «daltonico», ma nel senso di indifferente (la definizione è di Cordova) rispetto al colore politico dei personaggi da mettere sotto indagine.

Pericolo di fanatismo da parte del procuratore generale

Luigi De Magistris, sindaco di Napoli.

Lepore, che ereditò il posto di Cordova sette anni fa, non ha avuto un compito facile, ma - secondo molti - lo ha espletato con adeguato spirito di autonomia, tanto è vero che le critiche alla sua procura sono state formulate sia da destra sia da sinistra.
Nel 2009 fu il procuratore generale Vincenzo Galgano a dire in un’intervista (poi ridimensionata) che presso la procura di Napoli operavano «una decina di stalloni di razza e 90 asini». E aggiunse, scatenando una lettera di protesta firmata da 72 sostituti procuratori: «In certi casi la certezza delle proprie idee diventa fanatismo. E il fanatismo di questi magistrati provoca sofferenze alla gente e alla collettività».
RECORD NEGATIVI NEL CAPOLUOGO CAMPANO. Non manca chi ricorda che la procura di Napoli vanta alcuni record che fanno discutere: la quantità di intercettazioni effettuate (un quinto del totale nazionale); la lentezza delle sentenze (almeno due anni) e il numero dei procedimenti pendenti (circa 70 mila); la decorrenza dei termini, che libera a volte imputati sanguinari per colpa di evitabili errori formali (inquietante è il recente copia e incolla di un giudice per l'indagine preliminare che ha provocato la scarcerazione di Gaetano Riina, il fratello di Totò); l’ingiusta detenzione (497 i procedimenti per risarcimento in corso); l’irragionevole durata del processo (Napoli risulta seconda solo a Roma); la carcerazione preventiva (più di due terzi dei detenuti è in attesa di giudizio).
PROCESSI SHOW CON POLEMICHE E CRITICHE. Né la polemica tralascia le critiche sui cosiddetti «processi show», specie quelli che - incentrati sui reati contro la pubblica amministrazione - sono evaporati durante l’iter perché costruiti su prove insufficienti o perché si è accertato che non rientravano nella competenza territoriale.
«Ma a pesare sulla serenità di chi opera nell’area giudiziaria a Napoli», spiegano gli osservatori più attenti, «è anche l’andirivieni di parecchi magistrati che, nel corso degli anni, hanno scelto di mettere da parte la toga per dedicarsi alla politica e viceversa o a ruoli da alti funzionari ministeriali».
DE MAGISTRIS, DA MAGISTRATO A SINDACO. I nomi? Si va da Luigi De Magistris, che dalla procura di Napoli si è trasferito a quella di Catanzaro per poi tornare in Campania per fare il sindaco a Napoli, a Giuseppe Narducci, sostituto fra i più in vista (ha indagato anche sul coordinatore Popolo della libertà Nicola Cosentino) e poi diventato assessore nella giunta di De Magistris.
Potente capo degli ispettori al ministero di Giustizia è Arcibaldo Miller, negli Anni 90 capo del pool anti corruzione nella procura guidata da Cordova: Miller, contrariamente a De Magistris e a Narducci, è ritenuto un moderato a suo tempo vicino al procuratore.
PAPA, DEPUTATO PDL IN CARCERE PER LA P4. E vicino a Cordova era Alfonso Papa, magistrato e parlamentare passato alla politica (nelle fila del Pdl) che nell’estate 2011 è stato arrestato e tenuto in carcere per alcuni mesi («Troppi», secondo i critici) per decisione dei suoi ex colleghi sostituti (e avversari di corrente) nell’ambito dell’inchiesta sulla presunta loggia P4.
Insomma, nel porto delle nebbie della procura napoletana si opera all’interno di un dinamismo frenetico di ruoli, funzioni, tentazioni ideologiche, correntismo e mai sopiti rancori che nulla ha mai sottratto alla riconosciuta capacità investigativa dei magistrati, ma che rende davvero ardua l’impresa per chi deve governare.

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