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CERIMONIA A BERLINO 9 Marzo Mar 2012 0950 09 marzo 2012

Wulff, addio tra i fischi

Via l'ex presidente della Germania: lo attende l'inchiesta per corruzione.

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da Berlino

Contestatori di Christian Wulff, ex presidente della Repubblica.

A Berlino sono tornate a suonare le vuvuzelas, le trombe che avevano accompagnato il mese del Mondiale di calcio 2010 in Sud Africa. Invece che seguire i giocatori, questa volta hanno costituito la colonna sonora della cerimonia di addio dell’ormai ex presidente della Repubblica Christian Wulff.
Beninteso: la banda dell’esercito ha eseguito le musiche del protocollo, come se si trattasse di un congedo normale.
MANIFESTANTI CON LE VUVUZELAS. Wulff stesso aveva scelto i motivi: la Marcia di Alessandro di Andreas Leonhardt, la più melodica Over the rainbow resa famosa da Judy Garland, il Da berühen sich Himmel und Erde di Christoph Lehmann e l’Ode alla gioia di Ludwig von Beethoven, tanto per rimarcare atmosfere tedesche ed europee a un tempo.
I suoni striduli delle vuvuzelas provenivano invece tutti dall’esterno, dove si era radunato un centinaio di manifestanti.
ASSENTI I QUATTRO PREDECESSORI. Wulff non ha trovato pace neppure nel giorno del suo addio. All’interno circa 200 invitati, segnati su una lista rimasta segreta fino all’ultimo. Mancavano i quattro suoi predecessori ancora in vita, i leader dei partiti di opposizione e il futuro presidente della Repubblica Joachim Gauck, che invece aveva cavallerescamente partecipato alla festa di inaugurazione nella primavera del 2010, dopo essere stato sconfitto nella Bundesversammlung (lo speciale collegio che elegge il presidente).
NON PERDONATE LE DEBOLEZZE. Negli ultimi giorni, smesso il tormentone sulla legittimità della pensione dorata – 199 mila euro all’anno – che gli spetterà, era partito quello sul diritto di concedergli la ritirata militare, la cerimonia di commiato con tutti gli onori tradizionalmente riservata a chi leva le tende dallo Schloss Bellevue.
«L’ex presidente ci teneva tantissimo», ha scritto lo Spiegel nella cronaca della cerimonia, «e lo ha sussurrato al giovane commilitone che gli ha consegnato il diploma ufficiale». Ma se per Wulff gli onori rappresentavano un atto dovuto, i tedeschi non sembrano avergli perdonato le debolezze venali che lo hanno costretto alle dimissioni.

Fatali i tentativi di bloccare la pubblicazione delle inchieste

Angela Merkel, cancelliera tedesca alla cerimonia d'addio di Wulff.

La stampa in particolare, che tanta parte ha avuto nello scovare uno dopo l’altro i peccati di Wulff quando era presidente del Land della Bassa Sassonia, ha tenuto alto il livello dello scontro, anche quando l’ex presidente aveva lasciato il castello e fatto rientro nella piccola dimora privata in un sobborgo alle porte di Hannover.
I goffi tentativi di negare e poi giustificare le accuse e soprattutto la maldestra manovra di telefonare al direttore della Bild per bloccare la pubblicazione delle inchieste, gli sono stati fatali.
PRESENTE LA CANCELLIERA MERKEL. La cerimonia è iniziata in serata con la suggestiva accensione delle fiaccole da parte dei soldati della Bundeswehr. Erano presenti la cancelliera Angela Merkel, che fino all’ultimo aveva coperto le spalle all'ex presidente della Repubblica e molti ministri della maggioranza liberal-conservatrice che lo aveva sostenuto ed eletto in una delle più lunghe e tormentate votazioni della Bundesversammlung.
PRESIDENTE DELLA CULTURA E TRADIZIONE. «Gli onori di casa sono stati fatti dal presidente pro-tempore, il cristiano-sociale Horst Seehofer», ha proseguito lo Spiegel, «il quale ha elogiato un particolare tratto della presidenza di Wulff, quello di aver voluto caparbiamente difendere una visione moderna della Germania attraverso l’esaltazione del valore dell’integrazione, l’apertura verso le diverse culture e tradizioni che ormai costituiscono la base del Paese».
PROMOTORE DELL'INTEGRAZIONE. In effetti, sotto le macerie degli scandali, Wulff è stato davvero un fermo sostenitore della necessità della Germania di spingere sull’acceleratore dell’integrazione, un impulso tanto più meritorio in quanto espresso da posizioni politiche conservatrici. Le comunità straniere, in particolare quelle arabe che vivono con maggior difficoltà i problemi dell’integrazione, hanno espresso apertamente il loro scontento per aver perso un uomo che sembrava un fermo punto di riferimento.
SILENZIO SUGLI SCANDALI. «Poi è toccato all’ex presidente prendere la parola», ha continuato il magazine, «ma il tono è rimasto sobrio. Ha rimpianto la breve durata della sua esperienza ma non ha detto una parola sulle turbolenze dei giorni passati. Ha ringraziato in particolare il ministro della Difesa, per avergli concesso il commiato con gli onori militari, ha ribadito le sue tesi per una Germania più tollerante all’interno e aperta al mondo all’esterno e ha augurato al suo successore buona fortuna e un ampio sostegno da parte del Paese».
ANCORA INDAGATO PER CORRUZIONE. Il regno di Wulff è durato appena 600 giorni. Le polemiche sulla legittimità del commiato d’onore e della pensione presidenziale (che in tedesco si chiama letteralmente «soldo d’onore») sono legate al tipo di accuse che lo inseguiranno anche dopo il suo ritorno a vita privata.
La procura della Repubblica lo indaga per sospetto di corruzione. Il sipario politico si è chiuso malinconicamente con l’applauso degli ospiti presenti e il suono lontano delle vuvuzuelas.

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