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VERSO LE AMMINISTRATIVE 23 Aprile Apr 2012 2316 23 aprile 2012

Governo, nessuna riforma fino alle elezioni

Salta il vertice su legge elettorale. Ma Fini auspicava: «Fare presto».

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Gianfranco Fini.

È slittato a dopo le amministrative il vertice che era stato fissato per il 24 aprile in merito alla riforma della legge elettorale contrariamente a quanto ha auspicato il presidente della Camera Gianfranco Fini
Il rinvio, con data papabile per il 9 maggio, è stato giustificato per gli impegni che i parlamentari hanno preso in merito alla campagna elettorale ma c'è già chi ha sottolineato che in realtà la vera ragione sarebbe l'affinare le proposte di ognuno in attesa dell'esito del voto.
Dalla promessa di definizione degli ultimi dettagli dell'intesa tra Monti, Fornero e le parti politiche, si è quindi passati a un fermo imprevisto sebbene, è stato aggiunto, la comunanza di idee dovrebbe resistere.
FINI: «FARE PRESTO CONTRO ANTIPOLITICA». Non è stato ascoltato quindi Gianfranco Fini che ha incalzato: «Sulle riforme è necessario fare presto perché, altrimenti, si alimenterà l'antipolitica».
«Ci stiamo avvicinando al momento in cui se non si passa dalle buone intenzioni ai fatti» ha spiegato «si supererà il limite invalicabile per le riforme, che è un limite cronologico perché per riformare la Costituzione è prevista una procedura particolare».
SOLDI AI PARTITI, VICINANZA SUI TAGLI. Unica giustificazione che è arrivata dalle parti politiche è: «Non ci sono le condizioni adatte» anche se fino a pochi giorni fa, sembrava ci fossero. Ma Pdl e Pd non vogliono dare vantaggio a Casini, dopo l'accelerazione del Terzo Polo con l'annuncio del nuovo partito della Nazione.
In movimento invece la questione del finanziamento ai partiti: il 24 aprile il Pd ha in previsione di avanzare la propria proposta, mentre il Pdl si deve riunire sul tema. Alfano si era dichiarato pronto a rinunciare al finanziamento pubblico e schierato a favore di un tetto al finanziamento dei privati.
D'accordo con questo punto di vista sembrerebbe Casini, pronto a «sostituire gradualmente i finanziamenti pubblici con i contributi privati». Mentre Bersani ha intenzione di proporre una riduzione drastica del finanziamento ma senza che questa consegni la politica «ai palazzinari».

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