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L'ANALISI
18 Maggio Mag 2012 1230 18 maggio 2012

Siria, embargo virtuale

Il traffico navale di petrolio e armi con Iran e Russia.

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Una nave cargo al largo di Cipro, fermata a gennaio per un sospetto traffico di armi verso la Siria. L'imbarcazione fu poi rilascianta, dopo i controlli.

Il sospetto era nell'aria da mesi. Da quando navi cargo erano state bloccate nel Mediterraneo con l'accusa di trasportare petrolio e armi lungo la rotta tra Siria e Iran.
Ora un rapporto confidenziale del Consiglio di sicurezza dell'Onu ha confermato che, nel 2011, sono stati almeno due i carichi illegali di rifornimenti bellici provenienti da Teheran - per lo più fucili d'assalto, mitra, esplosivi, detonatori e mortai - intercettati dalle autorità turche nelle zone di confine.
PETROLIO SIRIANO ALL'IRAN. Al di là della fuga di notizie sul dossier elaborato dal Comitato per le sanzioni delle Nazioni Unite, c'è però molto di più di un paio di carichi illeciti di armamenti.
IL CARGO CON 120 MILA TONNELLATE DI PETROLIO. Secondo alcuni documenti in possesso del Financial Times, lo scorso 23 marzo da Tartus, storica e strategica base navale russa in Siria, è partita una nave cisterna di proprietà iraniana battente bandiera maltese, con a bordo circa 120 mila tonnellate di petrolio siriano.
Il carico, per un valore totale di circa 100 milioni di dollari, era stato imbarcato il 25 marzo a Banias, violando l'embargo dell'Unione europea e dell'Onu, contro entrambi i Paesi.
Diretto verso i golfi di Aden e Oman, la nave, dopo svariati cambi di bandiera, è approdata all'isola iraniana di Larak il 14 aprile.
Sempre ad aprile, al largo di Tartus, le autorità turche avevano intercettato un'imbarcazione commerciale tedesca, battente bandiera Antigua e Barbuda, ma noleggiata da una società Ucraina, con a bordo armi iraniane dirette in Siria.

La rotta di navi-cargo tra Siria e Iran che aggira le sanzioni Onu

Una ripresa dall'alto della base navale russa di Tartus, nel Nord della Siria.

Un giro di spedizioni di armi e petrolio decisamente consistente, favorito dall'affollamento di vascelli e navi-cisterna che anima le acque degli stretti di Suez e di Hormuz. E che, attraverso diversi cambi di bandiera, aggira i controlli delle autorità locali.
ARMI SU NAVI CARGO. Il caso della nave cisterna battente bandiera maltese non è isolato: anche l'imbarcazione tedesca Atlantic Cruiser, che nelle stesse settimane attraversava le medesime acque, nei registri di navigazione figurava sotto la giurisdizione di un noto paradiso caraibico offshore.
Il cargo, dell'armatore Bockstiegel di Emden, portava con sé un carico sospetto, appaltato dalla società Shipping Wale di Odessa, seguendo un trucco noto da decenni: il cosiddetto metodo della triangolazione che, sin dall'embargo contro Muammar Gheddafi degli Anni 90, i regimi amici colpiti dalle sanzioni usano, per rifornirsi vicendevolmente di petrolio e armi.
E per la Siria l'Iran resta il partner commerciale più importante. Un asse di ferro basato sull'amicizia tra Teheran e Pechino (l'Iran è il terzo fornitore di petrolio in Cina) e arricchito dalla vicinanza tra gli Ayatollah e la Russia.
I CACCIA RUSSI. Dall'esplosione delle rivolte, Mosca non ha mai fatto mistero di inviare carichi di armamenti al regime di Bashar al Assad: forniture massicce, del resto, sono in corso dai tempi dell'Urss.
Non solo. Va anche ricordato che dopo aver bloccato la risoluzione contro la Siria, durante il Consiglio di sicurezza dell'Onu, lo scorso marzo il ministero della Difesa russo ha firmato con Damasco un maxi-contratto per la vendita di 92 caccia-bombardieri Su-34.

Armi da Teheran e Mosca contro i rifornimenti del Qatar

Lo stretto di Hormuz.

Nei traffici di armi e petrolio tra la Siria e l'Iran, comunque, sembra avere un coinvolgimento indiretto anche la Russia, attraverso la base di Tartus. Sospetto che, se confermato, renderebbe Mosca complice della violazione delle regole internazionali.
Sia l'Iran sia la Siria sono infatti soggetti a sanzioni economiche dell'Unione europea e degli Usa, che colpiscono operazioni finanziarie e forniture di petrolio verso i due Paesi. Inoltre, contro Teheran, dal 2006 sono in vigore diverse sanzioni Onu, per fermare la corsa al nucleare del presidente Mahmoud Ahmadinejad.
Le violazioni, emerse dalle navi intercettate e dai dossier dell'Onu, sono l'ennesima dimostrazione di quanto gli embarghi siano facilmente aggirabili.
E, dunque, inutili.
Pagando una piccola tassa, per esempio, vascelli e navi possono facilmente registrarsi sui libri marittimi sotto bandiere fittizie, come Malta, Bolivia e Nigeria. Per poi circumnavigare senza fastidi la penisola araba.
L'EX BLOCCO DELL'URSS. Questo modus operandi permette, da decenni, ai Paesi del blocco comunista di fare fronte comune.
Nello scorso marzo, da ambienti dell'industria petrolifera, erano anche circolate voci dell'aiuto di Teheran ad Assad, per rifornire indirettamente la Cina di greggio siriano con navi cargo non battenti bandiera di Pechino.
A onor del vero, va anche detto che la triangolazione di petrolio e armi tra Russia-Iran e Siria non è l'unico movimento sotterraneo, nella zona di crisi.
È del Washington Post l'ultima indiscrezione sull'«aumento dell'assistenza americana» ai ribelli siriani, attraverso l'invio di apparecchi di «equipaggiamenti non letali», lautamente finanziati dai petrodollari dei Paesi del Golfo.
LE ARMI DEI SAUDITI. Altri armamenti, secondo il giornale americano, sarebbero stati accumulati dalla Free syrian army (Fsa), braccio armato degli insorti, in arsenali lungo i confini turchi e libanesi. E non solo facendo incetta sul mercato nero dei Paesi confinanti o trafugando materiale dall'esercito.
Gli insorti, e il loro organo di rappresentanza - il Consiglio nazionale siriano (Cns) - non versano in buone acque. Il presidente Bourhan Ghalioun sembra essere prossimo alle dimissioni. Per riunire i gruppi di dissenso Qatar, Arabia Saudita e Usa, intanto, stando alle indiscrezioni, fanno da collante, inviando significativi rinforzi.

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