POLITICA 6 Giugno Giu 2012 0826 06 giugno 2012

Destra, identità cercasi

Dopo l'appello di Veneziani, si punta all'unità.

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La destra italiana deve ricominciare dai migliori. Archiviati i fallimenti incassati da Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini è chiamata a uno scatto d’orgoglio per creare «un vero soggetto politico, capace di egemonizzare e non di accodarsi».
O almeno questo è il pensiero del giornalista Marcello Veneziani che ha dedicato un accorato appello «a chi proviene da destra», e cioè ai dirigenti e ai simpatizzanti del Popolo della libertà (Pdl), della Destra, di Futuro e libertà (Fli), per «non morire grillini ma neppure montezemoliani».
Il primo a rispondere è stato Francesco Storace, il leader della Destra, folgorato dalle parole dell’editorialista: «È la gioventù che torna, è la memoria che non molla, il domani che si rischiara».
Più riflessivo Alessandro Campi, docente di Storia del pensiero politico all'università di Perugia, un tempo ispiratore delle posizioni di Gianfranco Fini che lo hanno fatto allontanare dal Pdl.
CAMPI: «PESSIMA PROVA». Secondo il professore, la destra italiana ha dato una «pessima prova politica» in molte declinazioni. «Ha fallito sia nell'accezione liberale promossa da Berlusconi, sia in quella post aennina voluta da Fini e perfino nell’etnofederalismo della Lega», ha detto a Lettera43.it.
Quindi oggi si trova «più disgregata che mai», priva di leader ed «è difficile ipotizzare un ricongiungimento che prescinda dal collante nostalgico».
FIDUCIA IN SANTANCHÈ. L’unica capace di costruire qualcosa intorno a sé, secondo Campi, «potrebbe essere Daniela Santanché».
Ma se dovesse far nascere un soggetto d’ispirazione di destra, come chiede Veneziani, il timore è che «diventi la caricatura di Jean-Marie Le Pen» perché non ha alternative. «E sinceramente non ne abbiamo bisogno», ha chiosato.
Qualche nostalgico c’è ancora e per Campi si tratta solo «di una forma di romanticismo» perché si dimentica «la litigiosità interna che ha contraddistinto la destra italiana».
MANCATO RICAMBIO. Il mancato ricambio di classe dirigente ha fatto il resto: «C’è ancora la stessa nomenclatura tardo missina che era in campo nel 1992, che ha attraversato gli ultimi 20 anni di vita politica del Paese».
Anche i dati elettorali vanno nella direzione opposta. «Qualcuno avrebbe potuto pensare che il clima politico avrebbe favorito la Destra di Storace», ha commentato il docente, «invece abbiamo assistito all’exploit di Grillo». A dimostrazione che «la destra italiana è un mondo chiuso che tende a isolarsi e a non recepire le energie dall’esterno».

Rossi: «È brutto pensare che le sirene di Veneziani possano sedurre qualcuno»

La chiamata alle armi di Veneziani non ha convinto Umberto Croppi, ex assessore alla Cultura di Roma e probabile candidato sindaco dell’Urbe. «Se le alternative sono queste, uno si butta a sinistra», ha detto a Lettera43.it.
Per l’esponente vicino al presidente della Camera, ci sono «segnali molto espliciti che ipotizzano la formazione di questa nuova destra» e l’appello potrà «servire a chiarire molte cose».
Insomma, se ci saranno delle reazioni «sarà l’occasione giusta per uscire da alcune ambiguità». E il riferimento è alle contraddizioni interne che coinvolgono alcuni esponenti di Fli ma non lo riguardano in prima persona.
NESSUN RITORNO AL PASSATO. «Io sto con Fini», ha detto, «quella di Fli è l’unica tessera di partito che ho preso dopo moltissimi anni. La mia appartenenza non si tocca».
Anzi, Croppi è convinto che non sia auspicabile un ritorno al passato. «Gli ultimi 20 anni sono stati segnati da fallimento sia di destra sia di sinistra».
All’argomento ha dedicato attenzione anche il direttore del Futurista, Filippo Rossi. «È brutto pensare che le sirene di Veneziani possano sedurre più di qualcuno, nel mondo finiano», ha scritto pensando proprio a quell’area del partito di Fini che si riconosce nell’appello.
E potrebbe trarre spunto dalla proposta per virare a destra la barra del partito, ormai schiacciato su posizioni centriste. Il riferimento, neppure troppo nascosto, è a chi non ha mai rinunciato alla propria identità, come Fabio Granata e Carmelo Briguglio.
Ecco perché Rossi teme che per qualcuno il richiamo di Veneziani «possa essere imbattibile».

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