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SPRECHI 18 Giugno Giu 2012 1035 18 giugno 2012

Solo in Italia il voto viene dopo la gita al mare

Nell'inefficiente Grecia le urne restano aperte solo un giorno. E lo scrutinio è rapido.

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Operazioni di voto in Grecia per la scelta del nuovo parlamento.

Perfino i greci ci mettono meno. I greci, dico. Vabbè che il voto l’hanno inventato loro, e urne e suffragi li hanno nel Dna, ma gli ellenici non sono mai stati mostri di efficienza e rapidità, eccetto che nello sperpero di risorse pubbliche, più o meno come noi. E allora come mai perfino i discendenti di Penelope completano il disbrigo delle elezioni politiche in 24 ore, tra suffragio, scrutinio e risultati, mentre le ultime consultazioni amministrative in Italia (e si trattava solo di ballottaggi in un pugno di città) hanno richiesto un giorno e mezzo di votazioni, più un altro di conteggi?
Fra l'altro era una fredda domenica primaverile, non una gloriosa giornata estiva a rischio transumanze on-the-beach, come domenica 17 giugno.
IN GRECIA URNE APERTE SOLO DOMENICA. Eppure, malgrado la Grecia sia un Paese mediterraneo abbondantemente dotato di spiagge invitanti, così come di isole e di zone impervie in grado di complicare agli elettori l’espletamento del sacro dovere, lì, come in tutti i Paesi civili, la gente è riuscita a organizzarsi in modo tale da raggiungere la propria sezione elettorale in giornata, e non entro le 22, ma entro le 18, senza bisogno di una seconda chance per i tiratardi il lunedì mattina.
Agli italiani ci vuole più tempo, come agli scolari somari quando si fa il compito in classe. Se gli fai fretta si agitano, pasticciano e mandano tutto a pallino. La loro domenica va scandita con una tempistica da Anni 50: alzarsi con comodo, andare a messa, comprare le pastarelle, pranzare con i suoceri, fare la pennica e guardare le partite; e se c’è il sole vuoi negargli la gita al mare, poverini?

In Italia l'operazione di voto è complicata

Lo spoglio per le elezioni comunali a Catanzaro è stato bloccato nella mattinata del 7 maggio a causa di contestazioni su alcune schede.

Che poi votare mica è una cosa facile. Prima bisogna cercare in casa la tessera elettorale, scoprire che l'ha mangiata il cane e recarsi all’ufficio anagrafe (aperto in via straordinaria) per farsela rifare, insieme con il documento d’identità abbondantemente scaduto e così passa più di mezza giornata.
Poi, una volta al seggio, solo a leggere il manifesto con tutte le liste e i nomi dei rispettivi candidati se ne vanno altre due ore. Metti che davanti a te ci sia qualche vecchietto che vota dal 1946, ma non ha ancora capito che la preferenza va indicata sulla scheda e non comunicata ad alta voce allo scrutatore, o qualche nonna che protesta perché nella scheda manca il simbolo del Psdi e il presidente di seggio deve spiegarle che il partito è stato sciolto nel 1998, e via altro tempo prezioso.
LA SCHEDA È DIFFICILE DA PIEGARE. Magari entri in cabina con le idee ben chiare e fai la tua croce senza esitazioni; però poi c’è l’ultimo e più insormontabile ostacolo, cioè la ripiegatura corretta della scheda elettorale, secondo il complesso schema ideato dai padri costituenti che evidentemente, durante la clandestinità cui li aveva costretti il fascismo, si erano appassionati agli origami.
Ci vuole un secondo per aprire la scheda e secoli per ripiegarla, ed è inutile chiedere un aiutino agli scrutatori, non tanto perché potrebbero vedere come hai votato, ma perché loro quelle schede hanno dovuto ripiegarle tutte una per una nei giorni precedenti alle elezioni, e se ne piegano un’altra diventano idrofobi.
Il guaio è che, se non la pieghi come si deve, la stramaledetta scheda non passa nella feritoia dell’urna, e devi ricominciare da capo, perché una piegatura anomala potrebbe essere un segno di riconoscimento.
LO SCRUTINIO È UN SISTEMA COMPLICATO. Non meno macchinose sono le operazioni di scrutinio, con i conteggi eseguiti con il pallottoliere e inviati al Viminale a mezzo di piccioni viaggiatori, segnali di fumo e messaggeri appiedati molto meno veloci dell’ateniese Fidippide (a Roma si stanno ancora aspettando i risultati di alcuni seggi calabresi delle elezioni per la Costituente del 1946).
Chissà perché, viene da pensare che, come le Province e gli enti inutili, anche la macchina elettorale lenta e farraginosa serva a infilare strategicamente qualche soldo nelle tasche di alcuni.
IL MISTERO DEL VOTO IN PRIMAVERA. Ancora più misteriosa è la stagionalità del voto in Italia, confinato in primavera, come gli antichi riti della fertilità. Nel resto del mondo si vota quasi in ogni periodo dell’anno, da noi, in oltre 60 anni di Repubblica, si sono celebrati in autunno solo alcuni turni di regionali in Abruzzo, Molise e Sardegna (mentre in Trentino Alto-Adige le regionali, chissà perché, si fanno solo in autunno).
Mai nel nostro Paese si è votato per le politiche prima di marzo o dopo giugno, quando le scuole sono chiuse e i ragazzi non perderebbero giorni di lezione.
Quando di recente il piddino Stefano Fassina ha ventilato possibili elezioni in ottobre o novembre, qualcuno gli ha raccomandato un bravo psichiatra. In quei giorni ci sono già Halloween e la commemorazione dei defunti. Dobbiamo deprimere ulteriormente gli italiani chiedendogli di scegliere tra Angelino Alfano, Pier Luigi Bersani e Pier Ferdinando Casini?

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