IL REPORTAGE 27 Agosto Ago 2012 0927 27 agosto 2012

Tampa, uragano di noia

L'inviato di Lettera43.it alla convention repubblicana.

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da Tampa

La corsa scomposta del gruppetto vestito di rosa e di slogan femministi si scontra contro il recinto di filo di ferro e sacchi di sabbia posti all’incrocio tra Ashley e Franklin Street, dove i grattacieli di Tampa si specchiano nel fiume Hillsborough.
I poliziotti in divisa kaki al lato del check point guardano arrivare le donne un po’ attempate senza scomporsi: all’ombra del cappellino d’ordinanza, qualcuno abbozza anzi un sorriso glaciale.
IMBARAZZO REPUBBLICANO. Il grido tremulo delle nonnette: «Giù le mani dalla mia vagina» imbarazza più che far paura, specie i sostenitori del partito repubblicano - Dio, patria, famiglia e libero mercato - che guardano la scena tra una telefonata e l’altra.
La superiorità numerica fa il resto: ci sono 10 agenti per ogni manifestante arrivato a disturbare la faraonica adunata che deve incoronare Mitt Romney sfidante di Barack Obama alla Casa Bianca, e le possibilità di portare scompiglio nel cuore della convention sono scarse.
Il Tampa bay times forum, sede del congresso, (guarda la photogallery) con i suoi sette piani di acciaio e cemento ricoperti di bandiere americane, è appena un centinaio di metri più in là. Ma arrivarci, sotto questo cielo torrido che pare una spugna pronta a essere strizzata, è un’impresa titanica. Anche per chi è autorizzato.
DAL PENTAGONO 1700 AGENTI. Un camion parcheggiato di traverso sbarra la strada principale e incanala i visitatori lungo sentieri recintati larghi un metro. Agenti di polizia, agenti federali, guardie nazionali e non meglio precisati servizi di sicurezza controllano ogni ingresso e ogni pass. Sono arrivati qui nel Sud della Florida da tutta l’America: solo nel reticolato di strade tra il palazzone della kermesse e gli alberghi in cui sono stipati migliaia di delegati annoiati dal maltempo fanno la guardia 4 mila poliziotti. Il Pentagono ce ne ha messi 1.700.
PER LA SICUREZZA SPESI 50 MLN. La spesa totale per la sicurezza ha già raggiunto 50 milioni di dollari. Il governo locale ne ha investiti sei solo per le radiotrasmittenti; altri due se ne sono andati in telecamere di sorveglianza.
«Il punto è che questi soldi arrivano diretti dalle tasse dei contribuenti», racconta a Lettera43.it un repubblicano sul libro paga del partito, sotto promessa che il suo nome non finirà in pasto alla stampa. «E in questo momento l’ultima cosa di cui ha bisogno Mitt è che i cittadini pensino che usa i loro soldi per proteggere se stesso e i suoi».

Al Comune di Tampa 1,37 milioni di dollari per le infrastrutture

L’idea, in effetti, cozza contro il mastodontico orologio che il milionario aspirante presidente e il suo vice, il falco dei conti Paul Ryan, hanno voluto montare in mezzo alla sala centrale del Forum della convention.
È programmato per iniziare a conteggiare la crescita del debito pubblico dalle 14 di lunedì 27 fino alla data delle elezioni presidenziali, il 6 novembre. Con un sottinteso che, c’è da scommettersi, diventerà slogan nei discorsi per lanciare il ticket presidenziale: Obama il socialista spende, noi tagliamo in nome del capitalismo.
ALLARME PER ISAAC. Finora, però, Romney e Ryan hanno tagliato solo se stessi. La minaccia della tempesta tropicale Isaac ha costretto il partito a un gesto di responsabilità, eliminando i party in spiaggia attesi da settimane e l’apertura della convention il lunedì.
E il vento che ha svuotato le strade e cancellato un volo dopo l’altro ha concentrato l’attenzione più sulle previsioni del tempo che sul candidato presidente.
MAGRI AFFARI PER IL MERCHANDISING. I venditori di spillette per il ticket repubblicano agli angoli della strada fanno magri affari, coperti da cerate enormi. E gli adesivi pro Romney da attaccare alla macchina per viralizzare la campagna giacciono impilati sui banchetti degli attivisti.
Persino l’immensa bandiera americana sulla facciata del Forum non vuole saperne di stare su, nonostante due uomini su un muletto la puntellino compiaciuti.
ROMNEY, MITO APPANNATO. I lobbisti che sorseggiano champagne nella hall dell’hotel Embassy non lo ammettono apertamente ma, in questi giorni di vigilia che dovevano essere carichi di attesa e si sono riempiti soprattutto di noia, il mito dell’aspirante presidente fatica a cementarsi. Persino nella città affittata appositamente - 1,37 milioni di dollari il prezzo versato al Comune per le infrastrutture - per servire allo scopo.

Difficile da colmare il gap tra Romney e la classe media

Non hanno aiutato, probabilmente, le dichiarazioni sull’aborto - più goffe che controverse - rilasciate nei giorni scorsi dal repubblicano Todd Akin. Ma, soprattutto, le quasi 1.000 pagine colme di segreti bancari sui conti a nove zeri disseppelliti tra le isole Cayman e la Svizzera.
Il gap tra la classe media e l’uomo che vuole andare alla Casa Bianca - nonché l’unico big che non si è ancora visto da queste parti - è duro a colmarsi.
GLI ATTIVISTI DEL MOVIMENTO 99%. E la spiegazione l’hanno portata a Tampa gli attivisti del movimento 99%, da cui nacque il fenomeno Occupy nell’autunno scorso.
Nel piccolo Lykes Park, tra cartelli di protesta e slogan contro l’1% che sarebbe da tassare e che Romney vuole invece graziare ancora, hanno installato una gigantesca scritta «Middle Class» fatta di ghiaccio.
«Si scioglierà prima che a Washington si accorgano che esiste. Proprio come le persone di cui è composta», raccontano i ragazzi del collettivo artistico Meltedaway (sciolti) che l’hanno realizzata.
Difficile, in effetti, che i delegati confinati nel reticolo al momento più sorvegliato del mondo si siano spinti sufficientemente in là per vederla.
LA SFIDA DI PAUL. Tra l’ansia della tormenta tropicale e la desolazione poco promettente delle strade, i sostenitori di Romney hanno passato la domenica a registrare l’ennesima sfida del libertario Ron Paul: l’unico candidato alle primarie a non avere vinto neppure una tornata elettorale, ma l’unico a fare paura in una nomination che si dà per scontata.
Paul è apparso all’adunata messianica del Faith and Freedom rally (rally della fede e della libertà), scatenando le urla di giubilo dei vecchietti del Tea party aggrappati alle poltrone del Tampa Theatre.
NOMINATION ANTICIPATA. Il suo successo, giurano i conservatori, non fa paura. Ma certo è che il comitato elettorale di Romney ha anticipato la sua nomination di due giorni, a martedì 28, eliminando i rischi di giochetti inaspettati nella fila della pattuglia di sostenitori del libertario.
E ha infilato libro dell’aspirante presidente No apology. The case for American greatness (Nessuna scusa. La ragione della grandezza americana) nel kit destinato alla stampa. Anche così si aumentano le citazioni.

(Segui la convention repubblicana di Tampa #elezioniUsa2012 sul profilo Twitter @Lettera43).

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