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POLITICA 8 Novembre Nov 2012 1035 08 novembre 2012

Corruzione, la sfida del Pcc

Via in Cina al 18esimo Congresso del partito.

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da Pechino

Il presidente uscente della Cina Hu Jintao.

La Cina si prepara alla svolta. Si è aperto l'8 novembre a Pechino il 18esimo Congresso del Partito comunista cinese (Pcc) che deve nominare i nuovi leader della seconda economia mondiale e potenza che svolge un ruolo decisivo negli equilibri mondiali.
Sotto la loro guida, la Cina, dopo più di 30 anni di riforme e apertura al mercato, deve procedere a nuovi programmi e disposizioni. Così almeno scrivono quasi tutti i quotidiani cinesi che dedicano all'evento una serie di speciali (in realtà tutti molto simili).
LA PROMESSA DI RIFORME POLITICHE. Il lungo discorso di apertura del presidente uscente Hu Jintao, durato un'ora e un quarto e trasmesso in diretta dalla televisione di stato Cctv, ha toccato moltissimi temi.
Il presidente è stato inaspettatamente chiaro sul tema della corruzione e ha promesso riforme politiche. Che devono entrare nell'agenda dei nuovi leader dopo l'atteso cambio ai vertici che avviene una volta ogni 10 anni.
XI JINPING AL POSTO DI HU JINTAO. Nella settimana di lavori del Congresso, è previsto che Xi Jinping prenda il posto di Hu Jintao nel ruolo di presidente, mentre Wen Jiabao deve lasciare l'incarico di premier a Li Keqiang. E poi ci sono rimanenti seggi del Comitato permanente del Politburo, l'organo decisionale più potente della Cina che però non è ancora stato deciso se debbano essere ridotti a sette o possano rimanere a nove.
Cambi anche nel Comitato centrale, dove è previsto il rinnovamento del 60% dei 371 membri.

«Bisogna proseguire sulla strada delle riforme»

Hu Jintao e Jiang Zemin.

Nel suo discorso di apertura del Congresso, Hu ha spiegato che «la via verso una società moderatamente prospera sta nel socialismo con caratteristiche cinesi» e che «bisogna proseguire sulla strada delle riforme e dell'apertura avviate da Deng Xiaoping».
Il presidente uscente ha poi sottolineato gli obiettivi raggiunti negli ultimi cinque anni, ricordando il deciso sviluppo delle istituzioni giuridiche, sociali e politiche. Un «grande passo in avanti», ha spiegato Hu, sarebbe stato compiuto anche nell'esercito e nei rapporti con Hong Kong, Macao e Taiwan. Di rilievo poi, sarebbero gli sviluppi nella democrazia interna al Pcc.
MANTENERE IL PCC AL PASSO COI TEMPI. Lo sviluppo scientifico, un punto caro a Hu, è invece previsto che sia inserito nella Costituzione del Partito.
Inoltre il Congresso punta a fare in modo che il Pcc possa sforzarsi di rimanere al passo con i tempi e con i desideri delle persone. Perché la fiducia del popolo rimane fondamentale nel garantire «l'armonia».
IN CINA LO STATO PRIMARIO DEL SOCIALISMO. Il presidente uscente non ha però rinunciato alle critiche.
«Molto rimane ancora da fare sulla via del socialismo con caratteristiche cinesi», ha proseguito nel suo discorso, «la Cina è infatti ancora allo stato primario del socialismo. Per ottenere nuove vittorie bisogna tenere un punto fermo: il popolo».
Hu ha sottolineato che prosperità comune, armonia sociale e rafforzamento della leadership del Pcc devono rimanere i cardini del futuro della Cina. E ha spiegato che il socialismo alla cinese rimane quindi «l'unico modo per garantire al Paese di mezzo ulteriore sviluppo economico».

Duro attacco alla corruzione dopo i recenti scandali

Massicce misure di sicurezza a Pechino per il 18esimo Congresso del Pcc.

Il presidente uscente della Cina non ha però dimenticato uno dei temi più importanti nel Paese. E che i recenti scandali con le conseguenti espulsioni di due membri del Politburo (Bo Xilai e Liu Zhijun) hanno riportato all'attenzione del Pcc: la corruzione.
«Tutti devono avere gli stessi diritti davanti alla legge», ha spiegato Hu, «deve esserci certezza di pena per chi trasgredisce. E chi è in posizioni di potere non può avere la possibilità di usare la legge a suo piacimento». E soprattutto: «Se sbagliamo ad affrontare questo tema», ha detto il presidente, «potrebbe essere una prova fatale per il Pcc e potrebbe anche significare la fine del Partito e dello Stato».
NECESSARIA LA RIFORMA DELLA POLITICA. Per questo Hu ha rilanciato la «riforma della struttura politica», considerata una «parte importante del complesso sistema di riforme che la Cina deve affrontare»: «Dobbiamo continuare a fare sforzi che siano allo tempo tempo attivi e prudenti per portare avanti la struttura politica e fare in modo che la democrazia popolare sia estesa».
LE CRITICHE DELL'EX DIPLOMATICO. Un acuto commentatore della realtà cinese, Yang Hengjun, ex diplomatico attualmente cittadino australiano che vive tra Sydney e Canton e che si definisce un «esperto di democrazia» ha commentato dal suo account Weibo (il Twitter cinese): «Ho appena finito di sentire il rapporto, scoprendo alcune parole chiave che decifro semplicemente: pensiero di Mao Tse-tung, caratteristiche cinesi, autostima, unità. L'assemblea porta avanti la causa, non taglierà con il pensiero di Mao; tra tanti modelli sceglie di percorre la propria strada; l'autostima significa speranza, il partito ha bisogno di fiducia; l'unità è l'ultimo punto evidenziato, solo se il partito è unito non ci saranno problemi».

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