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IL CONGRESSO 9 Novembre Nov 2012 1035 09 novembre 2012

Pcc, è l'ora delle epurazioni

Via dal partito l'ex braccio destro di Bo.

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da Pechino

I lavori del 18esimo Congresso del Partito comunista cinese che si è aperto l'8 novembre.

Il 18esimo Congresso del Partito comunista cinese (Pcc) chiude le porte. E dal secondo giorno le informazioni alla stampa sono destinate a essere estremamente controllate. Almeno fino alla chiusura del Congresso, quando i giornalisti saranno ammessi all'evento conclusivo in cui saranno comunicati i nomi di chi siederà nel Comitato permanente dell'ufficio politico e di chi presiederà la Commissione militare.
La stampa cinese è ancora impegnata ad analizzare il discorso del presidente Hu Jintao che giovedì 8 novembre ha aperto il Congresso. «Hu indica il cammino da seguire in futuro», ha titolato trionfante il China Daily. E ha spiegato che questo significa «continuare sul sentiero del socialismo con caratteristiche cinesi, combattere la corruzione e non perdere tempo nell'attuare le riforme, incluse quelle politiche».
ESPULSO L'EX BRACCIO DESTRO DI BO. Ma la notizia che è cominciata a filtrare sui giornali è l'espulsione di Wang Lijun, l'ex braccio destro di Bo Xilai ed ex vicesindaco di Chongqing.
Ne hanno parlato per ora il quotidiano di Singapore Zaobao, il portale di informazione gestito da esuli negli Stati Uniti Duowei e il settimanale della repubblica popolare Caijing.
Wang, precedentemente condannato a 15 anni di carcere per abuso di ufficio è stato infatti espulso anche dal partito per aver avuto «relazioni improprie con numerose donne», uno dei capi di accusa che pende anche sul capo dell'ex astro nascente della politica cinese Bo.
All'ex vicesindaco di Chongqing saranno confiscati anche tutti i beni ottenuti illegalmente.

Critiche all'economia cinese sul settimanale economico Caixin

Il 18esimo Congresso del Pcc deve rinnovare i vertici del partito.

La stampa in lingua inglese si è invece concentrata soprattutto sulla necessità di riforme economiche e fiscali.
Per il settimanale economico Caixin la Cina deve invece imboccare due direzioni: la transizione da un modello economico basato sul manifatturiero a un sistema che punti all'innovazione e il passaggio da un'economia guidata dagli investimenti a un'economia che si basi sul consumo interno.
In un passaggio inaspettatamente critico per il giornalismo cinese, il settimanale ha attaccato: «Negli ultimi 10 anni», ha spiegato, «la Cina ha goduto dei benefici dell'ingresso nell'Organizzazione mondiale per il commercio. I prodotti made in China nel mondo sono cresciuti dal 7 al 15%, ma è difficile uscire dallo logica dei costi contenuti e bassa qualità».
Secondo Caixin è necessario smettere di lamentarsi delle aziende che non soddisfano le aspettative del Paese e cominciare a pensare cosa sia sbagliato in tutto il sistema: «Le aziende sono legittimate a massimizzare i profitti, e il loro comportamento dipende in massima parte dal sistema legale in cui si muovono». Ed è proprio il sistema di regole che è problematico.
UNA RIVOLUZIONE IN CINQUE PUNTI. Il settimanale economico ha evidenziato cinque punti da valutare: il sistema di protezione della proprietà intellettuale è troppo debole, le imprese statali si espandono rapidamente grazie al monopolio che hanno sul mercato, rendendo molto difficile una competizione basata sulle leggi del mercato; i costi di terreni, capitali, forza lavoro, sicurezza ambientale sono distorti, e chi può se ne approfitta; il governo continua a controllare troppe risorse economiche e le aziende che hanno contatti nelle alte sfere della politica cinese se ne possono avvantaggiare facilmente; lo stato di diritto è debole e gli imprenditori credono che cercare il favore dei funzionari sia la norma e non sono protetti dallo Stato.
I RAPPORTI TRA LE AZIENDE E LA MAFIA. Gli avvenimenti di Chongqing e la campagna portata avanti da Bo contro le organizzazioni criminali e mafiose hanno dimostrato al mondo intero quanto gli imprenditori cinesi siano vulnerabili rispetto all'abuso di potere dei funzionari.
L'analisi di Caixin è aderente alla realtà. Sarà per questo che Zhang Dejiang - l'uomo che ha sostituito Bo alla segreteria del Pcc di Chongqing e che sono in molti a sostenere che sarà tra i prescelti per sedere nel prossimo Comitato centrale - si è affrettato a dichiarare che non esiste nessun «modello Chongqing», nè sia mai esistito.
Zhang ha aggiunto che il caso di Bo Xilai è stato già affidato alla giustizia e che è pienamente d'accordo con il discorso pronunciato da Hu: «Se un funzionario commette un reato deve essere punito a prescindere dal suo grado nella gerarchia».

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