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IL VERTICE
9 Novembre Nov 2012 1530 09 novembre 2012

Siria, ribelli in cerca di unità

L'opposizione ad Assad è spaccata.

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Presidente uscente del Cns Abdel Basset Sayda discute, al meeting di Doha, con un dissidente del regime siriano.

Un ennesimo, probabile buco nell'acqua. Oppure, la speranza di un salto di qualità verso la compattezza e il pluralismo dell'opposizione.
Se il regime di Damasco tende a dividere le minoranze per restare al potere, quello di cui hanno bisogno i ribelli siriani è, invece, unirsi in un unico fronte.
IL VERTICE A DOHA. Riuniti dal 4 novembre a Doha, in Qatar, per allargare e ristrutturare la rappresentanza del Consiglio nazionale siriano (Cns) - il maggiore (ma fallimentare) organo di coordinamento del dissenso -, finora i risultati non sono stati incoraggianti.
Il tentativo di eleggere lo storico oppositore del clan degli Assad Riad Seif, imprenditore di Damasco vicino agli Stati Uniti e alle potenze occidentali, a capo di un comitato non più dominato dell'ala sunnita, ma di matrice laica che apra all'opposizione interna siriana, è infatti naufragato dopo una settimana di tira e molla.
IL FLOP DEL PROGETTO USA. Malato da tempo e reduce da maltrattamenti nelle carceri siriane, il 66enne Seif ha annunciato di non candidarsi alla guida di un governo dei ribelli, «per problemi di salute».
Né, d'altra parte, il Cns lo avrebbe votato alla presidenza del nuovo organo dell'Iniziativa nazionale siriana (Ins), caldeggiato dagli Usa. Consesso nel quale il Consiglio, a prevalente base islamista e formato da molti oppositori domiciliati all'estero, avrebbe avuto la magra rappresentanza di meno di un terzo dei componenti.

Il Consiglio nazionale siriano si ricompatta e rifiuta l'allargamento

Il leader dell'opposizione Riad Seif, a destra, con il presidente uscente del Cns Abdel Basset Sayda.

Con un colpo di spugna, mentre le trattative per l'allargamento si ingolfavano, a Doha il Cns ha riunito i suoi rappresentanti, rinnovando la dirigenza interna, a vantaggio della componente maggioritaria dei Fratelli musulmani.
Per il 9 novembre, intanto, è attesa la nomina ufficiale del presidente che subentrerà all'uscente Abdel Basset Seyda, accademico curdo-siriano richiamato dalla Svezia e recentemente eletto segretario generale del Comitato centrale, composto da 40 membri. Tra i cui poteri, c'è anche quello di designare un esecutivo di 11 persone, che a sua volta deciderà il successore di Seyda.
LE DIVISIONI NEL CNS. Un processo d'investitura bloccato, secondo la versione del Consiglio nazionale siriano, perché si deve ancora procedere alle nomine d'ufficio di quattro membri aggiuntivi, in rappresentanza delle donne e delle minoranze. Al suo interno, il frammentato Cns ha infatti anche un'ala liberale e una fazione di oppositori curdi ai quali, tuttavia, non intende cedere le redini del potere.
Unendosi al progetto dell'Ins, al contrario, l'attuale organo di coordinamento sarebbe diventato parte di una piattaforma più rappresentativa degli attuali 220 esponenti.
L'ASSEMBLEA DELL'INS. Presieduta da Seif, l'Assemblea, esterna al Cns e formata da 50 membri civili, avrebbe avuto un ruolo simile a quello del Consiglio nazionale di transizione libico (Cnt): formare un esecutivo ad interim per gestire i territori siriani dichiarati liberati (Idlib, Aleppo, Dayr az Zor, parte della regione di Raqqa e alcuni sobborghi di Damasco), in coordinamento con l'Esercito libero siriano (Els), braccio armato della rivolta.
A differenza del Cns - autorità con base a Istanbul fondata dagli esiliati dell'ala siriana della Fratellanza - l'Assemblea dell'Ins doveva essere composta, secondo gli intenti, anche «dai leader dei Consigli rivoluzionari delle zone liberate e dai Comitati di coordinamento locali».

In centinaia riuniti a Doha: l'opposizione siriana cerca un'identità

Ribelli dell'esercito libero siriano a Homs.

Per partecipare al consesso all'hotel Ritz Carlton di Doha sono arrivati centinaia di attivisti e dissidenti siriani. Un fermento che, tuttavia, non ha attutito le spaccature.
Sono molti i nodi che restano da sciogliere. Come il legame, intermittente e deteriorato, del Cns con le brigate dell'Els: l'esercito dei ribelli, a sua volta frazionato in svariate componenti ad alto rischio d'infiltrazione.
Ingrossati grazie all'afflusso di militari disertori del regime, civili che hanno imbracciato le armi ed estremisti islamici sospetti di legami con al Qaeda, i battaglioni degli insorti mancano di una struttura e di un comando centrali, che mettano in collegamento gerarchie militari e politiche.
LE FRIZIONI TRA ELS E CNS. Inoltre, pur restando legato al Consiglio nazionale siriano (finanziato più o meno indirettamente da Turchia, Arabia Saudita e Qatar), l'Els ha reclutato su base territoriale anche alcuni combattenti curdi. Ma nonostante le diserzioni crescenti, ha scarsi mezzi con cui contrastare l'esercito ben equipaggiato del regime.
Comunque, anche se tutti i presenti al vertice qatariota si mettessero d'accorso, la caleidoscopica opposizione siriana sarebbe ancora lontana dall'essere pienamente rappresentata.
Tra gli assenti all'appello, c'è il Comitato di coordinamento nazionale (Ccn), il blocco anti-regime coordinato da Hussein Abdul Azim che raggruppa 13 partiti orientati a sinistra, il Partito curdo si unione democratica (Pyd) affiiliato al Pkk e vari attivisti indipendenti ed è accusato di collusione con il regime di Bashar al Assad. C
ontrario all'intervento esterno, considerato una «pericolosa tirannia», il Ccn si dichiara aperto al dialogo per la transizione pacifica, opera all'interno del Paese e rifiuta un patto con il Cns.
NELLE MANI DELLA FRATELLANZA. Arroccato sulle proprie posizioni, da parte sua, il coordinamento di Istanbul sostiene di rappresentare il «60% dell'opposizione siriana». Anche se, secondo il network del Damascus Declaration for Democratic Change al Kurdish Future Moviment Party, gran parte dei gruppi formalmente aderenti si sono in realtà dissolti.
Al timone restano i Fratelli musulmani. E la Libia, con la complicità della Lega Araba, è finora l'unico Stato ad aver riconosciuto il Consiglio nazionale siriano come legittimo rappresentante del popolo siriano.

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