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PECHINO 12 Novembre Nov 2012 1115 12 novembre 2012

Pcc, Hu Jintao perde l'esercito

Il presidente uscente non dovrebbe conservare carica di capo della Commissione militare centrale.

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da Pechino

Hu Jintao.

Doveva essere solo una riunione per confermare decisioni blindate. Invece dal 18esimo Congresso del Partito comunista cinese (Pcc) è arrivata la prima sorpresa. Hu Jintao, contrariamente a quanto trapelato in precedenza, non dovrebbe conservare la carica di capo della Commissione militare centrale.
A scriverlo è il South China Morning post, secondo cui la scelta potrebbe essere dovuta sia al temperamento personale (Hu ha una gestione degli affari di Stato meno personalistica del suo predecessore, Jiang Zemin) sia alla volontà di creare un precedente: rendere più fluida e meno arbitraria la trasmissione dei poteri tra una generazione di leader e l'altra.
LE MANI DI XI SULL'ESERCITO. I commentatori hanno inoltre osservato che il presidente uscente avrebbe potuto consegnare immediatamente le chiavi dell'esercito a Xi Jinping per non depotenziare il ruolo di quest'ultimo in una fase di tensioni internazionali con i Paesi limitrofi.
Inoltre, avendo già piazzato dei propri protetti ai vertici dell'esercito, il presidente in carica non avrebbe necessità di occupare il ruolo in prima persona.

Il pericolo di seguire l'esempio del sistema Usa

L'8 novembre, il Congresso si è aperto con il discorso del capo di Stato uscente Hu Jintao. Alla cerimonia, era presente anche il suo predecessore, l'86enne presidente emerito Jiang Zemin.

Il Quotidiano del popolo ha proposto invece un'analisi comparata del sistema politico statunitense e di quello cinese, per riaffermare il diritto del Dragone di procedere secondo la propria strada.
Secondo il giornale del Pcc, i Paesi che hanno copiato acriticamente il sistema Usa e, anzi, si sono spinti anche più in là, hanno scontato «scontri etnici, disordini sociali e impasse economici».
La democrazia cinese è «elettorale più consultativa» - e la seconda parte è ciò che manca agli Usa - ciò nonostante il processo democratico oltre Muraglia è inarrestabile e sempre più evoluto.
Secondo la stampa, «soddisfare gli interessi immediati della maggioranza della popolazione» per il sistema politico cinese viene prima della «spinta verso la riforma della struttura politica».
LA DEMOCRAZIA NELLE CAMPAGNE. Per dare un esempio di «democrazia dal basso», secondo caratteristiche cinesi, l'Agenzia nuova Cina ha citato l'esempio di Yongledian, Cina rurale, dove il locale capovillaggio legge ogni anno una relazione sul proprio operato di fronte ai 5 mila concittadini ivi convenuti. Alla fine, tramite apposito questionario, la folla definisce come «soddisfacente» o «insoddisfacente» il rapporto e, nel secondo caso, il capovillaggio deve dimettersi (e probabilmente la sua carriera politica avrà fine).
KISSINGER IMPRESSIONATO DALLA CINA. L'agenzia Xinhua ha intervistato in esclusiva Henry Kissinger, che ha commentato il discorso del presidente uscente Hu Jintao al congresso.
L'ex segretario di Stato Usa si è detto «impressionato per l'enfasi data alla questione delle riforme, per l'ottimismo sul futuro della Cina e per il tono rassicurante in politica estera».
Un accenno anche al tema della corruzione, vera spina nel fianco per la credibilità della leadership cinese: «La corruzione è quasi inevitabile quando un Paese si sviluppa da un livello molto basso a uno molto alto, ma i dirigenti cinesi hanno identificato il problema e sono determinati a risolverlo».

Si valutano i nomi dei candidati per il Comitato centrale

La Grande Sala del Popolo ospita il 18esimo Congresso Nazionale.

Intanto, 38 delegazioni al congresso hanno cominciato l'analisi delle liste dei candidati al Comitato centrale e alla commissione di disciplina.
Dovranno esprimere un parere su nomi preselezionati dai livelli più alti (Politburo e comitato permanente del Politburo). China Daily ricorda che Hu, nel suo discorso inaugurale, ha posto l'accento su scelte che devono essere compiute nel segno del merito e dell'integrità morale, «senza alcun riguardo per le origini» del candidato.
Il presidente uscente aveva anche fatto appello per un'ulteriore evoluzione della «democrazia intrapartito», spiegando che la nomina delle massime cariche sono il terreno su cui questa evoluzione si misura.
VERSO LA RIFORMA DELLA CULTURA. Il Global Times è ritornato sul tema della cultura, vero e proprio cavallo di battaglia della leadership cinese dal 2011 a questa parte.
Sun Zhijun, vicecapo del dipartimento di Propaganda del Pcc, ha snocciolato le cifre della riforma «di mercato» del settore culturale, che si ripromette di trasformare gran parte delle attività no-profit in profittevoli, «senza l'appoggio economico del governo»: 528 case editrici, 850 studi cinematografici e la trasformazione di quasi tutte le compagnie teatrali e dei giornali in attività business oriented.
Nel processo di razionalizzazione del settore, Sun ha fatto anche riferimento alla cancellazione di «oltre 6.900 soggetti giuridici a scopo di lucro nel settore culturale». Ha ricordato inoltre che la cultura deve svolgere un ruolo «positivo», e che le imprese e le istituzioni del settore devono «assumere responsabilità sociale, sostenere l'etica migliore e salvaguardare l'unità e l'armonia sociale».

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