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LA SVOLTA
12 Novembre Nov 2012 1407 12 novembre 2012

Sabra, crociata anti-Assad

Il capo dell'opposizione siriana.

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L'Occidente scommette su di lui per costruire un'opposizione credibile, i ribelli per ottenere armi da parte delle nazioni straniere.
George Sabra, 65 anni, ciristiano, dissidente di lungo corso, è l'uomo su cui si concentrano, da ogni lato, le speranze di rovesciare il regime di Bashar al Assad.
Il 9 novembre 2012 è stato eletto a capo del Consiglio nazionale siriano, il gruppo di opposizione al regime formato soprattutto da esuli e membri dei Fratelli musulmani.
E l'11 novembre ha preso la guida della nuova Coalizione nazionale, l'organo voluto da Usa, Qatar, Arabia Saudita, Turchia e Francia, per superare le frammentazioni interne ai ribelli e collegarne il braccio militare alla testa politica.
IL GARANTE DELL'UNITÀ. Il suo profilo è stato studiato con cura. L'hanno analizzato i diplomatici americani, gli sceicchi del Golfo e, ovviamente, la Fratellanza musulmana siriana che alla fine l'ha incoronato leader.
Oppositore storico del regime alawita, comunista e poi socialdemocratico, profondamente cattolico ma con posizioni filo arabe, Sabra è in grado di rappresentare un'opposizione “laica” al regime.
RASSICURARE LE MINORANZE RELIGIOSE. In altre parole, non sbilanciata verso l'Islam e capace di rassicurare le minoranze religiose tradizionalmente protette da Assad, come da richiesta del dipartimento di Stato americano.
Il peso avuto da Washington nella scelta, tuttavia, rischia di essere controproducente: i siriani non vogliono un altro Iraq, un presidente eterodiretto e, per questo, incapace di fermare la guerra fratricida.

Il partito comunista e otto anni di carcere

Il suo più grosso pregio è certamente la coerenza. Per la lotta contro la dittatura degli Assad, Sabra ha speso la vita.
Aveva 23 anni quando entrò nell'ufficio politico del Partito comunista siriano, giusto un anno prima che Hafiz al Assad, padre dell'attuale presidente Bashar, conquistasse il potere nel 1971. Si laureò prima all'università di Damasco e poi in America, ma tornò a casa in tempo per iniziare a lavorare come insegnante e sceneggiatore e diventare uno dei capi comunisti più in vista.
VITTIMA DELLA REPRESSIONE. Nel 1987, la Siria conobbe una delle più dure purghe contro i leader dell'opposizione: Hafiz ordinò piazza pulita. Sabra venne arrestato, richiuso in carcere e torturato. L'agonia durò otto anni. Ma alla morte del dittatore, nel 2000, riuscì subito a guadagnare un seggio all'assemblea nazionale di Damasco.
LA TRANSIZIONE FALLITA. Cinque anni dopo, quando i comunisti si trasformarono in democratici, Sabra lanciò una piattaforma per aggregare tutte le forze di opposizione. Obiettivo: la costruzione di una nuova Siria democratica, laica e pacificata.
Da allora, però, il tempo sembra essersi fermato. La nazione è rimasta a soffocare sotto il dominio degli Assad e della loro setta e le forze ribelli si sono divise in rivoli e fazioni.
LA FUGA IN GIORDANIA. Nel luglio del 2011, con l'avanzare della protesta e della repressione militare, la polizia è tornata a bussare alla porta dell'ex comunista: incarcerato per altri due mesi. A quel punto, nell'ottobre dello stesso anno, la fuga: Sabra ha lasciato la Siria, attraversando a piedi il confine con la Giordania, e ha poi raggiunto la Turchia per continuare la battaglia assieme agli altri esuli.

Rivitalizzare un'opposizione poco credibile

Il primo ministro del Qatar, Sheikh Hamad bin Jassem al-Thani, il ministro degli Affari Esteri, Khaled bin Mohammed al-Attiyah, e George Sabra alla conferenza di Doha.

Il suo nome è solo l'ultimo di una serie di tentativi per rivitalizzare un'opposizione poco credibile ed eccessivamente frammentata, incapace di conquistare la fiducia delle potenze occidentali e degli Stati del Golfo.
In un anno e mezzo di rivolta, costata almeno 36 mila morti, la leadership del Consiglio nazionale siriano si è mostrata per quella che è: un manipolo di esuli trasferiti all'estero da molti anni e poco informati sulla realtà del conflitto e sulle condizioni dei cittadini siriani.
Il braccio militare dell'opposizione, il Free Syrian army (l'esercito dei ribelli con base in Turchia) ha invece attinto alla popolazione rimasta sotto le bombe per ingrossare le proprie fila. I guerriglieri immprovvisati, però, sono soprattutto rappresentanti della maggioranza sunnita, alcuni vicini all'integralismo religioso, altri addirittura votati alla causa di al Qaeda.
IL PIANO MADE IN USA. Per garantire anche le minoranze, a maggio, il Cns ha eletto come presidente il curdo Abdul Basit Sida. Ma non è bastato. L'opposizione aveva bisogno di un coordinamento più stretto tra il gruppo militare e quello politico.
Così, ai primi di novembre, un altro dissidente, Riad Serif, ha programmato il salto di qualità: la nascita della Coalizione nazionale siriana. L'organo sarà composto da 60 membri: 22 spettano al Cns che perde, almeno formalmente, la maggioranza. Gli altri saranno divisi tra le altre componenti dell'opposizione, in primis il Consiglio nazionale curdo. Il nuovo organismo darà vita a un governo temporaneo, un coordinamento militare e a una commissione legale. Insomma, un vero potere alternativo a quello di Assad.
LA VISITA DAL PAPA. Il programma, ambizioso, aveva però bisogno di un presidente all'altezza. Non certo Serif che è stato accusato di essere un agente della Cia. A questo punto, le quotazioni di Sabra, già accolto in mezza Europa come portavoce dell'opposizione, dalla Francia di François Hollande alla Santa Sede di papa Benedetto XVI, sono iniziate a salire.
Con tutta probabilità, il neo presidente non riuscirà ad aggregare i contrari all'interventismo straniero, ma almeno potrà assicurare l'appoggio politico alle operazioni dell'esercito ribelle.
La sua prima richiesta non lascia dubbi: «Per mettere fine allo spargimento di sangue», ha dichiarato, «dateci armi».

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