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POLITICA 13 Novembre Nov 2012 1130 13 novembre 2012

Pcc, democrazia alla cinese

Durante i lavori del diciottessimo Congresso del Partito si intravedono spiragli di cambiamento.

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da Pechino

I lavori del 18esimo Congresso del Partito comunista cinese che si è aperto l'8 novembre.

Mentre viene ufficialmente annunciato che giovedì 15, alle 11 di Pechino, sarà rivelato al mondo il nuovo comitato permanente del Politburo (la stanza dei bottoni), il diciottesimo congresso fa prove di “democrazia intrapartito”, dang nei minzhu in cinese.
UN SISTEMA PIOVUTO DALL'ALTO. Global Times e China Daily spiegano infatti che su indicazione dello stesso presidente Hu Jintao – che secondo Xinhua ha pronunciato nel suo discorso la parola “riforma” 86 volte - è stato «salutato con entusiasmo» un sistema in base al quale i delegati non saranno più chiamati solo ad approvare e applaudire ciò che piove sulle loro teste dai vertici del Partito, ma potranno invece «condurre una ricerca approfondita e raccogliere proposte formali che possono contribuire a migliorare il lavoro del partito». Si tratta in pratica della possibilità di proporre mozioni dopo avere filtrato le indicazioni che arrivano dai funzionari di basso livello e dalla gente comune.
Curiosamente, il nuovo sistema “dal basso in alto” è piovuto dall'alto.
LA PROCEDURA DI RACCOLTA PROPOSTE. Già sperimentata a livello locale, la nuova procedura di raccolta e inoltro delle proposte ha per esempio già prodotto «229 proposte nel congresso provinciale di Hunan», di cui «181 sono state accettate, e più del 70% dei problemi sollevati sono stati affrontati».
«Il nuovo round riformista ha bisogno della combinazione "dall'alto in basso" e "dal basso in alto"», aggiunge Xinhua, «il partito e il popolo seguiranno le riforme fino alla fine».
Su tutti i media cinesi compare da giorni la definizione di “democrazia deliberativa” per “rafforzare il sistema socialista”, intendendo con questo un modello di democrazia diretta a livello di villaggio che bypassa il sistema del voto.

Democrazia e merito

Da sinistra il premier cinese Wen Jiabao e il segretario generale del Pcc Hu Jintao.

Questo sistema, che si aggiunge alla decisione di rendere più meritocratica la scelta dei delegati, allo svolgimento di elezioni locali e all'operazione trasparenza sui redditi degli alti funzionari, dovrebbe nel tempo restituirci un'immagine più chiara di quella democrazia secondo caratteristiche cinesi che, sul Financial Times, è stata difesa ieri da Daniel Bell, docente di teoria politica all'università Tsinghua di Pechino, ed Eric Li, venture capitalist di Shanghai, che l'hanno definita «meritocrazia in alto, democrazia in basso, con spazio per la sperimentazione in mezzo».


DUE LIVELLI DI DEMOCRAZIA. Secondo i due autori, la democrazia a livello locale funziona bene, perché chi vota ha una diretta conoscenza dei problemi: è competente. Al livello più alto, quando le decisioni politiche condizionano anche la vita di chi non ha diritto di voto (gli stranieri o le generazioni che devono ancora nascere, per esempio), è necessario invece che siano prese da una leadership selezionata sulla base del merito e della virtù morale.
MEDIA PIÙ APERTI E CREDIBILI. Tuttavia - aggiungono – per evitare gli abusi di potere, sono necessari «media più aperti e credibili, più trasparenza e un sistema giuridico effettivo, stipendi più alti per i funzionari, e agenzie anticorruzione più indipendenti».
Una forma di democrazia diretta, dal “basso” in tutti i sensi, è stata per altro esercitata negli ultimi giorni da un paio di fanciulli impertinenti che, in gita scolastica nei corridoi del congresso, hanno posto qualche domanda scomoda agli alti funzionari preposti a fare gli onori di casa.
LE DOMANDE SCOMODE DEI BIMBI. Qualche giorno fa, la piccola Sun Luyuan, 11 anni, aveva creato imbarazzo chiedendo: «Io amo gli snack, ma né io né i miei compagni di classe abbiamo il coraggio di mangiarli perché ci sono troppi alimenti avvelenati sul mercato. Quindi la mia domanda a tutti gli zii e zie ministri è: noi ragazzi come possiamo mangiare senza preoccupazioni?».
Oggi, il Quotidiano dello Yangtze racconta che un altro piccolo studente ha messo alle corde il ministro degli Alloggi e dello Sviluppo urbano-rurale sul tema della casa: «Che cosa faremo se i nostri genitori spendono tutti i soldi per gli alloggi? Le case sono troppo costose», ha aggiunto. «Molti genitori dei miei compagni spendono tutti i loro soldi nelle case e devono perfino prendere denaro in prestito dalla banca, non hanno soldi per comprare giocattoli ai figli, potete abbassare i prezzi delle case?».
Da quanto riporta la cronaca, il ministro ha risposto che la società si sta sviluppando rapidamente, che i giovani devono studiare molto, e che il problema sarà risolto.

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