Renato Schifani 120622142506
L'AUSPICIO
15 Novembre Nov 2012 2128 15 novembre 2012

Legge elettorale, il testo in Aula entro novembre

Schifani: «I nodi devono essere sciolti con regolare votazione».

  • ...

Renato Schifani, presidente del Senato.

di Alessandra Chini

Ultimo avviso del presidente del Senato Renato Schifani sulla legge elettorale: il testo deve arrivare in Aula entro la fine di novembre. «Non ho intenzione di tenerla ferma», ha fatto sapere la seconda carica dello Stato, che ha lasciato anche capire di essere favorevole all'election day.
Il tempo stringe e la prossima settimana si torna a votare sulla riforma in commissione Affari costituzionali. Le posizioni tra Partito democratico e Popolo della libertà, però, restano distanti e allo stato è quindi possibile che si vada, almeno in commissione, a una nuova 'prova di forza' con il Pdl che va avanti sulla propria strada continuando a votare il testo Malan con Lega e Unione di centro.
GRANA ELECTION DAY. La partita, però, è ancora complessa e il dossier dell'election day potrebbe giocare a favore di un'intesa. Al momento, però, anche gli emendamenti depositati il 15 novembre dai due relatori in commissione di fatto certificano la distanza tra i due maggiori partiti della 'strana maggioranza'.
Da un lato Malan (Pdl) propone di inserire anche al Senato le stesse modifiche che sono state apportate con i voti della 'vecchia maggioranza' all'articolo 1 del provvedimento, quello relativo alla Camera: soglia al 42,5% solo oltre la quale la coalizione vincente ottiene un premio al massimo di 170 seggi (per la Camera sono 340). Nessun 'premietto' di coalizione.
Dall'altro lato Enzo Bianco (Pd) propone per Palazzo Madama una soglia al 40% che porti chiunque la superi a 170 seggi e, in caso nessuno la raggiunga, un 'bonus' al primo partito di 32 seggi. Un 'premietto' sostanzialmente del 10% sul quale non è disposto a trattare ma che non va bene al Pdl.
MALAN PROTESTA: «NON È UN PREMIETTO». «Trentadue seggi», ha fatto i conti Malan, «sono circa 4 milioni di voti, visto che alle ultime elezioni sono andati a votare 40 milioni di elettori e si tratta del 10% circa. Non si può certo chiamare premietto». Insomma, le distanze restano, al netto di nuove ipotesi di mediazione alle quali ha fatto sapere di star lavorando il senatore Roberto Calderoli che da tempo cerca di fare da pontiere tra le due parti.
E al netto, soprattutto, di accelerazioni collegate allo show down del Pdl che ha minacciato il voto anticipato se non dovesse ottenere l'election day tra regionali e politiche.
«Lasciamo la legge elettorale fuori dalle mine che si fanno brillare intorno al governo, lavoreremo tutti per tenerla fuori da altre questioni come l'election day», ha detto il presidente della commissione Carlo Vizzini.
PDL E UDC SFAVORITI DALL'ATTUALE LEGGE. Ma il tema, chiaramente, pesa sul tavolo. Il rischio per il Pdl, qualora decidesse veramente di staccare la spina, è quello di ritrovarsi a votare con l'attuale legge elettorale che non lo favorisce, così come non favorisce l'Udc. Questo potrebbe spingere a favore di un'intesa visto che un testo approvato a maggioranza semplice a Palazzo Madama avrebbe poche chance di uscire dalla Camera o, quantomeno di uscirne invariato con, quindi, la necessità di un nuovo e complicato passaggio al Senato.
Il Pd ha insistito: «La priorità in questo momento è quella di andare al voto con una nuova legge elettorale», ha detto Anna Finocchiaro. Come a dire che non c'è possibilità di andare al voto se prima non c'è la riforma (e dunque un'intesa). Una posizione che, del resto, è quella che anche il Quirinale ha più volte sostenuto.

(Ansa)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso