Cina Wang Qishan 121115131804
DOPO IL CONGRESSO 15 Novembre Nov 2012 1200 15 novembre 2012

Wang Qishan, il fustigatore

Economista e pragmatico. Chi è il nuovo membro del Politburo cinese. Terzo uomo del potere.

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da Pechino

Wang Qishan.

Di se stesso dice di essere «lo zio di Timothy Geithner», il segretario al Tesoro Usa, mentre gli altri lo considerano un “problem solver” e l'hanno soprannominato «capo pompiere», per la sua riconosciuta abilità a spegnere gli incendi. È Wang Qishan, uno dei sette membri del nuovo comitato permanente del Politburo del Partito comunista cinese, la seconda linea forse più interessante alle spalle dei numeri uno e due, Xi Jinping e Li Keqiang.
STORICO ED ECONOMISTA. Sessantaquattro anni, storico di formazione, è economista di vocazione. In Cina, il potere si misura da quante cariche un leader riesce ad accorpare nelle proprie mani, tra Partito, Stato ed esercito. Ebbene, Wang, oltre a essere uno dei sette massimi dirigenti del Partito, è appena diventato anche leader del massimo organismo anticorruzione (la commissione centrale di ispezione e disciplina) ed è già stimatissimo vicepremier (dietro all'uscente Wen Jiabao e al fianco dell'entrante Li Keqiang). Se riuscirà anche a ottenere la carica di governatore della Banca centrale, sarà da tenere particolarmente d'occhio.
BASTONATORE DEI CORROTTI. Il suo nome circola da giorni sui media come probabile futuro leader della finanza d'oltre Muraglia, visto che l'attuale governatore, Zhou Xiaochuan, è stato fatto fuori dal comitato centrale del Partito, segno che sta probabilmente per essere pensionato.
Attenzione: un minuto dopo la nomina di Wang a massimo bastonatore dei corrotti, i media occidentali hanno già espresso sconforto. Ritengono infatti che questa carica escluda quella di governatore della Banca centrale. Ma non è detto.
Sui social network sono apparsi commenti sul fatto che, nella sfilata dei magnifici sette, fosse l'unico a indossare una cravatta blu scuro invece che rossa. Un forma di protesta per il ruolo assegnatogli? Volontà di distinguersi? O semplice dimenticanza?

Il benessere collettivo e la lotta alla corruzione

Il nuovo lider maximo Xi Jinping nel suo discorso d'apertura è apparso carismatico, moderno, ha pronunciato la parola “popolo” più volte di “partito” e ha ribadito che tra le priorità per il futuro ci sono il benessere collettivo e la lotta alla corruzione. Ha inoltre ricordato che è il popolo a fare la storia e che le masse sono i veri eroi, ricordano i media cinesi e internazionali.
Se volessimo credergli, non potremmo che puntare gli occhi sull'operato di un plenipotenziario – Wang appunto - che accorperebbe in sé funzioni economiche e di sorveglianza, oltre che di governo.
ECONOMIA IN BILICO. Sul futuro economico della Cina incombono infatti diverse nubi. Il sistema bancario e del credito è inefficiente. Le grandi banche di Stato hanno tassi d'interesse decisi politicamente, e tenuti artificialmente bassi, mentre d'altra parte concedono prestiti quasi esclusivamente ad altre aziende di Stato, spesso improduttive, e ricettacolo di favoritismi e malaffare. Così, i risparmiatori investono soprattutto nella speculazione immobiliare (che garantisce rendimenti più alti) dei depositi bancari; e, d'altra parte, le piccole-medie imprese private che ormai sono il nerbo della crescita non trovano fonti di credito per superare il rallentamento della domanda estera causato dalla crisi globale.
IL NODO DEI FINANZIAMENTI. Da almeno un paio d'anni, la Cina non riesce così a finanziare i suoi settori più dinamici mentre assiste al gonfiarsi di diverse bolle speculative, alimentate da corruzione diffusa.
Un uomo che possa prendere in mano le redini dell'economia fustigando al tempo stesso i corrotti sarebbe dunque l'uomo giusto al posto giusto: la chiave di un rilancio dell'economia.

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