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CINA 16 Novembre Nov 2012 1100 16 novembre 2012

Xi Jinpin, novità solo di facciata

Tanto marketing, poca sostanza. Nell'agenda del neoeletto segretario del Pcc il riassesto dell'economia. Ma le riforme politiche potrebbero aspettare altri 5 anni.

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da Pechino

Xi Jinping.

Xi Jinping è il nuovo che avanza o il vecchio che si maschera? Le opinioni si alternano, ma leggendo i media occidentali, all'indomani della presentazione dei sette nuovi leader della Cina, sembra che il futuro sia già scritto: molto marketing d'immagine, riforme economiche forse, riforme politiche (cioè quelle che lo stesso Occidente pretende) no.
Da segnalare, per quanto riguarda l'immagine di Xi, il commento di Evan Osnos del New Yorker: «Un orso dalle guance rubiconde e i capelli impomatati, una potente voce radiofonica e un certo gusto per gli abiti di foggia occidentale che ci si aspetterebbero da un responsabile vendite. L'immagine complessiva evoca Jackie Gleason più di Zhou Enlai».
XI ALFIERE DEL «FALLO SUBITO». Xinhua, campana mediatica del Pcc, ha ribadito invece che i nuovi componenti del comitato permanente del Politburo «non sono ossificati o conservatori. La loro elezione permetterà alla Cina di continuare con le riforme, sulla strada del socialismo con caratteristiche cinesi, dato che essi stessi sono stati testimoni, hanno partecipato e beneficiato dell'epoca di riforme e apertura».
L'agenzia di stampa ufficiale ha ricordarto poi sia le origini 'popolari' del settetto - curioso, visto che sono quasi tutti figli dell'aristocrazia rossa - sia il fatto che, essendo cresciuti in un'epoca di pace, hanno potuto studiare. Infine, dato che tra Rivoluzione culturale e cariche a livello locale si sono trovati sovente alle prese con problemi concreti, si enfatizza il loro pragmatismo: «Fallo subito, è il motto di Xi», e la pubblicità Nike sembra non c'entri niente.
VERSO CINQUE ANNI DI TRANSIZIONE. Quali riforme? Il South China Morning Post mette in evidenza che nella stanza dei bottoni ci sono ora personaggi tra loro molto diversi, come «l'urbano e fluente in inglese, prossimo premier Li Keqiang, e l'economista formatosi in Corea del Nord, Zhang Dejiang». Sono state escluse invece figure dalle forti credenziali riformiste, come Wang Yang, leader del Guangdong, e Li Yuanchao, responsabile dell'organizzazione interna del Partito. Si pensa quindi a cinque anni di transizione, dove le maggiori riforme riguarderanno il ribilanciamento dell'economia e la pulizia interna al Partito, con il «pompiere capo», «problem solver», dotato di humor e stimatissimo vicepremier Wang Qishan responsabile della commissione di indagine e disciplina.
IDEE SULLE RIFORME RIMANDATE AL 2017. La corruzione, si sa, è ciò che allontana la gente comune dai propri leader. E, particolare su cui si sono soffermati più o meno tutti i media, Xi Jinping ha pronunciato nel suo discorso la parola «popolo» più di «partito». Un Xi che potrebbe quindi aspettare altri cinque anni per schiacciare forte sull'acceleratore delle riforme, dato che per il shi jiu da (19esimo congresso) del 2017, tutti gli attuali componenti della leadership, a parte lui stesso e Li Keqiang, avranno superato i limiti di età. Vedremo se sarà quella l'ora di Wang e Li, parcheggiati per ora nel Politburo di 25 membri (tra cui i sette del comitato permanente), che è il secondo organismo in ordine di importanza.

Da Sun a Hu, il nuovo che avanza

Sun Zhengcai

Xinhua mette in evidenza quali sono le facce nuove dell'ufficio politico, ben quindici, tra le quali si intravedono già quelle della sesta generazione di leader, pronta per il 2022. Due nomi su tutti: Sun Zhengcai e Hu Chunhua, «due membri che sono nati negli anni 1960»: la generazione dei quarantenni (hanno entrambi 49 anni). Il primo è responsabile del Partito nel Jilin - nordest cinese - e il secondo nella Mongolia Interna. Di quest'ultimo, Xinhua ha ricordato che «si offrì volontario per lavorare in Tibet dopo la laurea, e vi rimase per circa 20 anni»: un vero e proprio golden boy brizzolato, dato che non compare con i capelli impomatati come la gran parte degli altri. Proviene dalla Lega della gioventù comunista e si dice sia un protetto del presidente uscente, Hu Jintao.
RINASCIMENTO CINESE. Bill Bishop - statunitense di Pechino, esperto di cose cinesi e meglio noto come Niubi – è rimasto molto colpito dal continuo richiamo del nuovo leader, nel discorso inaugurale, al concetto di zhonghua minzu weida fuxing (tradotto alla lettera, «grande ringiovanimento della nazione cinese», traducibile anche come «grande rinascimento cinese». Un concetto già utilizzato da Deng Xiaoping e da altri leader per promuovere le riforme.
Bishop l'ha letto però anche in chiave nazionalista (quel richiamo alla «nazione cinese»), per concludere che Xi Jinping potrebbe rivelarsi sia un grande riformista sia un «ardente nazionalista». Ciò che è certo è che la Cina, nel rinnovarsi, non chiederà certo indicazioni all'Occidente (se mai, copierà quello che le serve).
Si accettano già scommesse su quale sarà la parola d'ordine del nuovo corso - dopo dieci anni di «società armoniosa» e l'inserimento dello «sviluppo scientifico» di Hu Jintao nella costituzione del Partito – e l'espressione il «grande rinascimento cinese» si candida fin d'ora.

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