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PROVE DI DISTENSIONE
20 Novembre Nov 2012 1512 20 novembre 2012

Turchia, Recep Erdogan apre ai curdi

Firmato un accordo segreto con Öcalan.

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da Istanbul

Un accordo segreto per mettere fine a un conflitto lungo poco meno di 20 anni, costato 40 mila vite, molta instabilità e almeno altrettanto imbarazzo internazionale.
In Turchia il governo di Tayyip Recep Erdogan potrebbe essere vicino a un’intesa nientemeno che con il Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk), il movimento armato che lotta da quasi 30 anni per l’autonomia del kurdistan turco.
ACCORDO SEGRETO. Nessun comunicato è stato fatto filtrare da Ankara, ma molto più eloquente è arrivato un messaggio di Abdullah Öcalan, il leader indiscusso del Pkk, considerato un terrorista, catturato nel 1999 e in isolamento da allora.
Apo, come lo chiamano i seguaci, ha mandato una nota ai 700 detenuti curdi nelle galere turche, che da 67 giorni stavano conducendo uno sciopero della fame sotto l’occhio dei riflettori in tutto il mondo. «Senza nessuna esitazione potete mettere immediatamente fine alla protesta. È stata importante, ma ora ha raggiunto il suo scopo», si è rivolto a loro il capo.
DETENUTI A RISCHIO. Peccato che, almeno ufficialmente, “lo scopo” fosse ben lontano dall’essere raggiunto. I detenuti, la cui vita iniziava a essere seriamente a rischio per la mancanza di cibo, e le cui morti avrebbero incendiato il Sud Est curdo del Paese, avevano avanzato tre richieste: la fine dell’isolamento per Öcalan (che non incontra da 14 mesi i propri avvocati), il diritto all’istruzione in lingua curda e una nuova legge che permettesse all'etnia di difendersi in tribunale nella propria lingua madre e non in turco. Ma nessuna delle tre era ancora stata accettata dal governo di Erdogan. Almeno pubblicamente.
Secondo indiscrezioni, un accordo segreto sarebbe invece stato siglato in extremis tra Öcalan e l’esecutivo prima che le condizioni dei detenuti - 60 di loro erano già in condizioni critiche - si facessero irreversibili. Con l’obiettivo non solo di interrompere lo sciopero della fame ma anche di aprire una nuova fase di dialogo tra il governo e i curdi per una soluzione politica del sanguinoso conflitto armato tra esercito e autonomisti.

Un punto di svolta a cui potrebbe seguire una nuova fase di dialogo

Abdullah Ocalan, leader del movimento indipendista curdo.

Fallite le trattative tra il braccio politico del Pkk, il Partito della giustizia e della pace (Bdp), e il governo di Ankara, la palla sarebbe passata ai servizi segreti incaricati dal governo di dialogare direttamente con il leader del movimento curdo Öcalan.
SERVIZI SEGRETI IN AZIONE. Stando ai bene informati, negli ultimi due mesi una delegazione composta da agenti del Mit (i servizi segreti turchi) si sarebbe recata sull’isola-prigione di Imrali per parlare con Öcalan per ben tre volte.
Questo l’accordo: se Apo avesse ordinato ai detenuti di porre fine allo sciopero della fame, evitando la rabbia internazionale e le rappresaglie nel Sud Est, avrebbero potuto riprendere le trattative tra Stato e movimento curdo congelate dal 2009.
Al leader non è stato tuttavia concesso né di vedere gli avvocati, né una delegazione di deputati del pro-curdo Partito della democrazia e della pace. L’unica persona ammessa da Ankara vicino a Ocalan è stata il fratello Mehmet.
LA FINE DELLA PROTESTA. Durante l’incontro che si è effettivamente tenuto il 17 novembre, Öcalan ha consegnato una breve nota scritta a mano al fratello in cui invitava i detenuti a porre fine allo sciopero della fame. La mattina seguente, dopo aver incontrato in carcere i deputati del Bpd, i militanti curdi hanno posto fine alla protesta.
La scelta del governo turco di tornare a dialogare direttamente con il leader del movimento curdo, considerato in Turchia il terrorista numero uno, segna secondo molti analisti un punto di svolta a cui potrebbe seguire ora una nuova fase di dialogo tra autonomisti e Stato che farebbe comodo anche al primo ministro turco Recep Tayyip Erdoğan.
ANNOSA QUESTIONE. La soluzione dell’annosa questione curda, permetterebbe al premier turco, sul piede di guerra con Assad, alle prese con la spinosa crisi tra Hamas e Israele e criticato costantemente dai leader europei per l’esponenziale numero di giornalisti in carcere per reati di opinione, di concentrarsi sulla politica internazionale dimostrando allo stesso tempo che per il governo il processo di democratizzazione e l’entrata in Europa sono ancora una priorità.

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