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SPRECHI 30 Novembre Nov 2012 1754 30 novembre 2012

Colle senza spending review, lo stipendio di Napolitano sale

Quirinale, bilancio triennale +5,88%.

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Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

L'Italia è in crisi, le aziende licenziano, i precari riempiono le strade e i cassintegrati svuotano le risorse dello Stato, ma lo stipendio del presidente della Repubblica è in costante aumento.
Il quadro che emerge dall'articolo di Franco Bechis su Libero è un affresco che rende il Quirinale sempre più simile a una torre d'avorio lontana anni luce dalla realtà del Paese.
Colpa dell'inerzia del parlamento, che non ha osato allungare le forbici contro la più alta carica dello Stato, e dello stesso Giorgio Napolitano che, chiamato a un gesto di responsabilità, ha ben pensato di non rispondere.
NEL 2013 QUASI 9 MILA EURO IN PIÙ. Così lo stipendio del capo dello Stato è l'unico ad aumentare in tutto il comporato pubblico. I dati sono reperibili dalla tabella 2 allegata alla legge di stabilità. Lo stipendio di Napolitano, in carica solo per i primi mesi del 2013, sale di 8.835 euro all'anno, toccando i 248.017 euro.
Buone notizie anche per il prossimo inquilino del Quirinale, che può già pregustare uno stipendio di 253.255 euro per il 2014.
Napolitano avrebbe potuto fermare il tutto, tagliarsi lo stipendio, e perderci, a livello personale, davvero poco, ma non ha fatto niente.
La presidenza della Repubblica è l'istituzione che registra l'incremento più alto in un quadro di tagli enormi: +5,88% in tre anni, contro una diminuzione della spesa del 5% per la Camera e del 6,21% per il Senato.
IL QUIRINALE COSTA TANTISSIMO. Insieme con Napolitano, hanno evitato i tagli anche i suoi collaboratori. Le spese complessive del Quirinale sono infatti al secondo posto nella speciale classifica delle istituzioni più care, con un aumento del 3,52%.
E il Colle è già il Palazzo più esoso d'Europa: il suo bilancio vale sette volte e mezzo quello di Buckingham Palace e oltre due volte quello dell'Eliseo. Si tratta di soldi che vanno a finire nei conti dei dipidenti del Quirinale, non a spese di manutenzione.
In ascesa anche il tesoretto a disposizione della magistratura: +3,02% nel triennio per la Corte Costituzionale, + 2,04% per il Consiglio di Stato, +1,48% Tar, +1,17% per la Corte dei Conti, cane da guardia della spesa pubblica.
In realtà il governo Monti aveva previsto aumenti più sostanziosi per i giudici, ma il parlamento, in questo caso, ci ha messo una pezza, limando di qualcosa la spesa, ma lasciando comunque i bilanci della categoria in attivo. Perché la spending review, a quanto pare, non è uguale per tutti.

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