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DELUSIONE 26 Febbraio Feb 2013 1718 26 febbraio 2013

Bersani: «Siamo primi, ma non abbiamo vinto»

Il leader Pd: «Non lascio la nave». Su Grillo: «Dica cosa vuole».

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Pier Luigi Bersani

Dopo lunghe ore di silenzio, nelle quali l'unico commento al risultato elettorale era stato affidato a un tweet, Pier Luigi Bersani ha preso la parola il pomeriggio del 26 febbraio per commentare la difficile situazione di ingovernabilità determinata dal voto del 24 e 25 febbraio.
«PRIMI SENZA VINCERE». «È chiaro che chi non riesce a garantire governabilità non può dire di aver vinto», ha esordito, scuro in volto, il segretario del Partito democratico, «non abbiamo vinto anche se siamo arrivati primi e questa è la nostra delusione».
«Una situazione simile non potrebbe accadere in altri Paesi», ha aggiunto, «dove un voto del genere avrebbe garantito comunque la governabilità. Per noi non è così e credo che da questo si capirà chi ha voluto impedire la riforma della legge elettorale, non certo noi».
Per Bersani, nel corso di questa tornata elettorale, «c'è stato un rifiuto della politica così come si è presentata in questi anni, di istituzioni inefficienti e di una politica apparsa moralmente non credibile».
«NO A DISCORSI A TAVOLINO». Il leader del Partito democratico ha, poi, ribadito con fermezza il suo no a «discorsi a tavolino sulle alleanze» a all'ipotesi di un «governissimo». «La nostra ispirazione», ha spiegato Bersani, «non è una diplomazia con uno o con l'altro, né discorsi a tavolino, ma alcuni punti fondamentali di cambiamento, un programma essenziale da presentare al parlamento per una riforma delle istituzioni e della politica, a partire dalla legge sui partiti, sulla moralità pubblica e privata e sulla difesa dei ceti più esposti alla crisi».
«TOCCA A NOI SALVARE IL PAESE». «Sappiamo qual è la nostra responsabilità», ha aggiunto poche ore più tardi, «che significa saper cogliere l'esigenza di cambiamento, maggiore anche di quella espressa in campagna elettorale. Noi ci rivolgeremo alle Camere. Tocca a noi tirar fuori il Paese dall'impasse».
«GRILLO DICA COSA INTENDE FARE». Su una possibile intesa con il Movimento 5 stelle, Bersani non si è sbilanciato. «So che fin qui hanno detto 'tutti a casa', ora ci sono anche loro, o vanno a casa anche loro o dicono che cosa vogliono fare per questo Paese loro e dei loro figli».
Con Silvio Berlusconi, ha detto il segretario Pd, «ci confronteremo, ma non penso che atteggiamenti diplomatici corrispondano al cambiamento che dicevo, dobbiamo ribaltare lo schema, non credo che il Paese tolleri balletti di diplomazia».
«NON ABBANDONO LA NAVE». Alle domande dei cronisti su una possibile scelta di farsi da parte, il leader del Pd ha replicato con fermezza, allontanando l'ipotesi di dimissioni. «Ho sempre detto che la ruota deve girare nel congresso del 2013», ha spiegato, «non abbandono la nave, dopodiché io posso starci da capitano o da mozzo».
«IO SCELTO DA 3 MILIONI DI PERSONE». A chi gli chiedeva, invece, se la presenza di Matteo Renzi al suo posto avrebbe potuto cambiare le cose, il segretario ha replicato. «L'ho sentito anche io, ma più di far le primarie e far scegliere a 3 milioni persone non so cosa potessi fare. Non vorrei che con questo dibattito si oscurasse un dato più profondo e cioè che siamo in presenza di un problema profondo, per la prima volta in 60 anni c'è un meccanismo di impoverimento che la politica non riesce più a gestire e che dà luogo a risposte semplificatorie».
«SERVE CHE QUALCUNO TENGA LA BARRA, IO CI SONO». Chiudendo la conferenza stampa, Bersani ha ribadito che «siamo davanti a un passaggio più difficile e serve un meccanismo di difesa morale ed economica del Paese. Credo che noi progressisti resteremo un punto di riferimento. Serve qualcuno che tenga la barra e io mi propongo».

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