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VIA DEL NAZARENO 25 Aprile Apr 2013 2039 25 aprile 2013

Pd, chi non vota la fiducia rischia di andar fuori

Franceschini: «Chi dice no sarà espulso».

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Laura Puppato (Pd).

Larghe intese, Enrico Letta presidente del Consiglio, un governo bipartisan riempito di personalità di spicco. Una soluzione, l'ultima possibile, che non convince tutti. La giornata di consultazioni del premier incaricato ha messo in luce le perplessità del Popolo della libertà, ma è soprattutto all'interno di un Partito democratico sempre più diviso che si gioca la partita.
Tanto che qualcuno ha già manifestato la sua contrarietà, come Laura Puppato e Giuseppe Civati. Un rischio, quello dell'ennesima frattura, che molti nel partito non sono disposti a correre, così che Dario Franceschini ha ipotizzato sanzioni pesanti, come l'espulsione, per chi non dovesse rispettare la linea e votare la fiducia in parlamento.
BOCCIA: «RISPETTO DELLE REGOLE». «Nessuna minaccia ai colleghi ma ci sono delle regole che vanno rispettate ed è chiaro che chi non dovesse votare la fiducia al governo sarebbe fuori dal partito». Francesco Boccia, deputato del Pd, non ha usato mezzi termini nel suo intervento a SkyTg24.
Una risposta piuttosto diretta a Laura Puppato, che aveva detto: «Se ci fosse un governo di Letta con Alfano vice premier, alla Giustizia magari Brunetta, la Gelmini all'Istruzione, Schifani all'Interno allora davvero io ho un problema di coscienza... e non lo voto».
Boccia ha replicato:«Nessuno può anteporre personalismi a interessi collettivi così importanti».
Pronta la risposta della parlamentare Pd: «Niente minacce: di minacce non si vive e non si lavora».

Civati: «Aut aut assurdo proprio il 25 aprile»

Giuseppe Civati (Pd).

Le parole di Boccia sono state duramente criticate da Giuseppe Civati: «Chi non è d'accordo va ascoltato, non espulso. A cominciare dai 101 che non hanno votato Prodi, che sarei felice di conoscere», ha scritto su Twitter il deputato del Pd, che in un atro post ha rinviato al suo blog dove ha scritto: «Il principale azionista del governo è Berlusconi. Lo so, è dura, ma il calcolo è facile da fare. La coalizione di centrosinistra, che non esiste più, ha vinto le elezioni per 120 mila voti. Se a questa cifra si tolgono gli elettori di Sel (e non parlo di quelli del Pd che si sono volatilizzati, in queste ore, parlo dei voti di Sel il 24 e 25 febbraio), che sono stati 1.089.409, è il Pdl con i suoi alleati a essere il primo azionista del nuovo governo Pd-Pdl. Se alla Camera, poi, il Pd, grazie al premio di maggioranza ottenuto con Sel, ha molti deputati di vantaggio, al Senato Pd e Pdl hanno più o meno gli stessi senatori. Sono cose da ricordare, prima di decidere se proseguire su questa strada».
«BISOGNA PARLARNE LIBERAMENTE». Civati ha proseguito: «Chi non vota la fiducia è fuori dal partito? Questi sono toni fuori di testa più che fuori dal partito. Non è che dobbiamo essere tutti d'accordo senza poterne parlare liberamente. Chi non è d'accordo dovrebbe essere tenuto in grande considerazione, non sbattuto fuori dal partito. L'unità del Pd si ritrova solo se c'è una discussione. In questo momento sono molto contrario a quello che leggo sui giornali, non capisco perché dovrei uscire dal Pd solo perché ho delle grosse perplessità. Oggi è il 25 aprile, certi atteggiamenti un po' duri da uomini di potere li capisco ancor meno».
«COL PDL UN RAPPORTO GIÀ LOGORO». Ma perché Civati non è convinto del governo Letta? «Perché si sta già logorando il dialogo tra Pd e Pdl ed è impensabile pensare che duri questo governo. Vorrei poterne parlare con i miei colleghi del Pd, abbiamo già perso Sel, quindi dovremmo essere un po' più chiari in termini di durata e di scelte da compiere. Abbiamo distrutto il Pd, forse è più giusto dire lasciamo il passo a qualcun altro. Qualcuno di nuovo del Pd o qualcun altro se dovessimo perdere le elezioni La legge elettorale? Non serve un governo, se vogliamo cambiarla possiamo farlo. Auspico che questo governo si dia tre obiettivi immediati che sono legge elettorale da fare subito, presentando già una bozza, fare una riflessione sulla situazione economica e dare un segnale sui costi della politica. Tre cose che si possono fare, tutto il resto lo vedo complicato. In questo momento non voto la fiducia, se poi sarò coinvolto in un dibattito spiegherò in quella sede le mie opinioni».

Serracchiani con Boccia e Franceschini

Debora Serracchiani (Pd).

Con Francesco Boccia, invece, Debora Serracchiani: «Se Letta fallisce, credo che non ci sia che il voto», ha detto la neoeletta presidente della Regione Friuli.
«Io credo che abbiamo bisogno di trovare un momento di serenità anche istituzionale e quindi mi auguro che il presidente incaricato Letta riesca a portare a compimento il difficile compito che si è assunto e che riesca a fare in tempo adeguato quelle riforme che servono al Paese. Dopodiché credo onestamente che, salvo situazioni che in questo momento non sono in grado di valutare, se fallisce, sia meglio tornare al voto».
«SERVE LEALTÀ». La presidente del Friuli ha poi detto di essere in linea con Dario Franceschini, il quale ha ipotizzato l'espulsione dal Pd di quanti dovessero votare contro la fiducia al governo Letta.
«Quello che è successo lo scorso fine settimana a Roma, soprattutto per quanto riguarda Prodi è gravissimo, dentro il partito. Un partito non si costruisce sulla fedeltà al leader ma sulla lealtà tra chi ne fa parte. Quella lealtà è completamente saltata e ovviamente se dovessimo trovarci di fronte alla medesima situazione io vorrei davvero che questi franchi tiratori si palesassero, si presentassero e naturalmente uscissero dal mio partito, perché non credo ci siano le condizioni per andare avanti insieme».

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