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LA SVOLTA 13 Giugno Giu 2013 1412 13 giugno 2013

Schengen, le nuove regole della circolazione europea

Controlli ripristinabili. Ma la Ue teme abusi.

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Controlli alla dogana.

Europa senza frontiere? Non proprio.
La riforma dello spazio Schengen approvata il 12 giugno dal parlamento europeo prevede infatti che i controlli alle dogane tra Paesi possano essere ripristinati. Per periodi temporanei, si intende. E in casi di grave emergenza. Ma dopo un anno e mezzo di braccio di ferro, il parlamento Ue ha dovuto cedere al Consiglio sulla possibilità di rialzare le barriere tra uno Stato e l'altro.
CONTROLLI ALL'ALBA. In cambio l'europarlamento ha imposto criteri rigorosi per la sospensione e ha ottenuto di poter inviare ispettori per controlli a sorpresa all'alba alle dogane: una sorta di 'troika' al contrario incaricata di accertare che Paesi membri non blocchino la libera circolazione con controlli illeciti.
Per il parlamento costretto ad affrontare l'alzata di scudi del Consiglio, le nuove regole sono comunque una vittoria. Ma resta il fatto che quello che era considerato il miglior risultato dell'integrazione dal 62% dei cittadini europei (rilevazioni Eurobarometro) viene ridimensionato in nome di una stretta verso l'immigrazione extra Ue.
RIDIMENSIONATO IL MIGLIORE RISULTATO UE. «Abbiamo difeso lo spazio Schengen», ha spiegato dopo il voto in assemblea l'eurodeputato Antonio Panzeri, presidente della delegazione per le Relazioni con il Maghreb, senza però negare l'evidenza. «Oggi in Europa la Gran Bretagna vuole togliere l'assistenza sanitaria a romeni e bulgari. Siamo di fronte a un arretramento generale».

Restrizioni sugli ingressi: registro per i turisti e banca dati digitale

Un poliziotto greco e un agente di Frontex.

Lo spazio Schengen comprende oggi 22 Stati membri dell'Unione europea. Fanno eccezione Gran Bretagna e Irlanda che hanno aderito solo per la cooperazione in materia di lotta al crimine. E poi Bulgaria, Romania e Cipro, la cui richiesta di adesione non è stata ancora vagliata ufficialmente. Infine Svizzera, Islanda, Norvegia e Lichetenstein aderiscono al Trattato anche non facendo parte dell'Unione.
26 PAESI E 400 MILIONI DI ABITANTI. In totale l'intesa sulla libera circolazione si estende sul perimetro di 26 Paesi, un'area popolata da 400 milioni di abitanti, un continente circondato da frontiere naturali che però non fermano affamati e disperati in cerca di fortuna.
La stretta, non a caso, è figlia delle ondate migratorie provenienti dal Nord Africa nel 2011, di fronte alle quali Francia prima e Italia poi chiusero le frontiere. E si è nutrita dei nuovi timori della Germania e dei Paesi del Nord per i massicci ingressi nel loro territorio dai Paesi dell'Europa orientale, in primis Romania e Bulgaria.
La nuova intesa, destinata ad essere approvata in autunno dal Consiglio Ue, prevede maggiori controlli su tutti gli ingressi da un Paese terzo attraverso l'istituzione di una banca dati digitale delle entrate e delle uscite (Entry exit system, Ees) e un programma di registrazione dei visti turistici.
DA DICEMBRE IL SISTEMA EUROSUR. Con la nuova riforma i viaggiatori in entrata nell'Unione, anche quelli accettati senza bisogno di visto, sono tenuti a specificare data di arrivo e partenza e dimostrare di avere i mezzi di sussistenza per il periodo di passaggio nell'Unione europea.
Tutto il sistema dovrebbe essere digitalizzato. E, dove possibile, associato al riscontro biometrico, cioè al rilevamento delle impronte digitali.
Parallelamente, è destinata a essere rafforzata anche la cooperazione intranazionale. Per dicembre 2013 è fissata l'entrata in vigore di Eurosur, un nuovo sistema di comunicazione tra i vari organismi deputati al controllo dei confini e pensato per i Paesi dalle frontiere più esposte come l'Italia, la Grecia e la Spagna, che sarà poi esteso agli Stati 'interni' al termine del 2014.

Controlli senza preavviso per gli Stati interni, per l'Italia un avvertimento di 24 ore

Il monitoraggio delle acque attorno a Lampedusa.

Secondo l'aggiornamento del trattato, la sospensione di Schengen può avvenire solo in casi di «minaccia grave per l'ordine pubblico o per la sicurezza interna».
Non basterà più quindi invocare l'invasione dei barbari alle porte. I legislatori europei infatti hanno tenuto a specificare: «La migrazione e l'attraversamento delle frontiere esterne di un gran numero di cittadini di Paesi terzi non dovrebbero in sé essere considerate una minaccia per l'ordine pubblico o la sicurezza interna».
La stretta arriva d'altronde proprio quando gli ingressi sono in calo. Complice la crisi, il riflusso delle primavere arabe e uno schieramento massiccio di forze dell'ordine alla frontiera tra Grecia e Turchia, tra ottobre e dicembre 2012 i migranti illegali in entrata in Europa sono diminuiti del 52% rispetto allo stesso periodo del 2011 (dati Commissione europea, terza relazione sullo spazio Schengen).
ALTO RISCHIO DI ABUSI. I controlli alle frontiere potranno riprendere in casi eccezionali per 30 giorni ed essere prorogati per un periodo massimo di sei mesi. Ma nel clima di montante protezionismo, il rischio di abusi è altissimo.
La Danimarca, che grazie a un'intesa speciale valuta caso per caso quali misure del trattato di Schengen tradurre in norma nazionale, ha già annunciato a maggio la chiusura tout court delle frontiere. Per ottenere l'appoggio degli euroscettici del Partito popolare danese, il governo conservatore ha cestinato il sogno dell'Europa unita. E il suo esempio oggi più che mai potrebbe fare invidia a molti.
CONTROLLI A SORPRESA. «Invieremo alle dogane squadre di ispezione composte da agenti dei Paesi Ue e dal corpo speciale di Frontex, l'agenzia europea specializzata nei controlli di frontiera, sotto il monitoraggio dell'europarlamento», ha avvertito il relatore della riforma, il portoghese Carlos Coelho, per scongiurare spinte 'isolazioniste'.
Con una differenza sostanziale. Le ispezioni saranno senza preavviso alle frontiere interne fra Stati, ma segnalate nelle 24 ore precedenti per le frontiere esterne come l'Italia, ovvero per i confini più esposti a possibile immigrazione clandestina.
Una scelta che potrebbe alimentare nuove tensioni.

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