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SCENARI 5 Settembre Set 2013 1315 05 settembre 2013

Guerra in Siria, Obama rischia di rafforzare al Qaeda

Contro Assad gli Stati Uniti si schierano con i jihadisti di al Nusra.

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La polizia islamica di al Nusra, in Siria, mentre forma forze locali a Raqqa.

Caro Barak Obama, non combatto per al Qaeda. A gridarlo e a scriverlo non sono i pacifisti, ma una fronda di marine che, a volto coperto, si oppongono all'attacco alla Siria.
Coloro che la guerra l'hanno fatta, in Iraq e Afgahnistan, dove ancora si muore e sanno di cosa parlano.
GLI USA ARMANO I PROPRI NEMICI. Perché la Siria rischia di ripetere uno schema consolidato. Come quando, negli Anni '70 e '80, gli Usa finanziarono e armarono i mujaheddin, i miliziani islamici della resistenza afghana anti-sovietica. Gli stessi che poi diventarono protettori e fiancheggiatori di Osama bin Laden. E che usarono le armi statunitensi, 20 anni dopo, contro gli americani che gliele avevano fornite.
MUJAHEDDIN DA ADDRESTRARE. In Siria i ribelli addestrati dagli Stati Uniti sono destinati a combattere gomito a gomito con i qaedisti di al Nursa, l'ala jihadista degli insorti anti regime. Considerata affiliata ad al Qaeda e inserita da Washington tra le organizzazioni terroristiche.
Una prima cellula clandestina di 40 insorti siriani ha già superato il training della Cia, nei campi della Giordania, ed è stata infiltrata in Siria, stando a quanto riferito off the record da alti ufficiali della Casa Bianca nei colloqui riservati con i senatori, propedeutici al voto al Congresso.

Iraq, Afghanistan, Libia: le guerre degli Stati Uniti rafforzano al Qaeda

Anche alcuni militari della Marina sono contrari all'intervento in Siria.

Tuttavia, al Qaeda non ha certo seppellito l'ascia di guerra nei confronti dell'Occidente.
Secondo indiscrezioni del Washington Post, che cita documenti segreti dell'intelligence sottratti e divulgati dall'ex collaboratore della National security agency (Nsa) Edward Snowden, i terroristi stanno studiando come dirottare e abbattere i droni americani.
E stanno reclutando ingegneri per sviluppare dispositivi in grado di intercettare i vulnerabili segnali Gps, che guidano il percorso degli aerei senza pilota (Uav) dalla cabine di controllo remoto negli Usa.
Se si dimostrassero vere, le indiscrezioni sarebbero dunque la prova di come al Qaeda - anziché venire affossata dall'uccisione di Bin Laden - stia crescendo in una rete aggressiva, elastica e sempre più accessoriata.
IL SERBATOIO DI QAEDISTI. Tutti gli esperti di antiterrorismo concordano su come la Siria, negli ultimi due anni, sia diventata il nuovo serbatoio di muhajeddin. Nella guerra contro Assad sono arrivati a combattere dal Nord Africa e dai Paesi vicini gruppi di qaedisti stranieri, allevati nei campi d'addestramento di Bin Laden in Afghanistan e in Pakistan, con l'obiettivo di trasformare il Paese in un emirato islamico.
L'EMIRATO ISLAMICO DI RAQQA. Nel giugno scorso a Raqqa, cittadina di 200 mila abitanti a Sud Est di Aleppo, i jihadisti di al Nusra hanno issato le loro bandiere nere, proclamando: «Chiunque abbia da lamentarsi di un qualunque elemento dello Stato islamico, sia esso l’emiro o un soldato semplice, può venire e presentare la lamentela in ogni quartier generale dello Stato islamico».
La sharia è legge nella zona. E i depositi di armi chimiche e missili scud dell'esercito, nei territori liberati rischiano seriamente di finire nelle mani dei qaedisti. Dalla Siria, le cellule si stanno estendendo sempre più capillarmente anche in Iraq, creando una sorta di comando unificato per instaurare uno «Stato Islamico in Iraq e nel Levante», come scritto nei proclami ufficiali.

Gli Usa in guerra con al Qaeda che conquista territori in Iraq e Siria

Il leaeder di al Qaeda in Iraq Abu Bakr al Baghdadi, in Siria per instaurare uno Stato islamico.

Al progetto lavora, secondo le informazioni delle intelligence, il terrorista Shaker Wahiyib al Fahdawi, nuovo capo di al Qaeda in Iraq da quando il vecchio leader Abu Bakr al Baghdadi si è trasferito in Siria per seguire le battaglie.
Il corridoio di jihadisti tra i due Stati è talmente battuto che il governo iracheno ha schierato 30 mila soldati alle frontiere, per arginare il flusso di terroristi e armamenti. E l'amministrazione democratica di Washington ha ribadito che è necessario intervenire al più presto in Siria anche per frenare l'offensiva qaedista, tanto più che nel Paese esistono armi di distruzione di massa.
DALLA PARTE DI AL QAEDA. Difficile però capire come gli Stati Uniti possano riuscirci, considerato che in nome della comune battaglia contro Assad sono pronti a chiudere un occhio sulle infiltrazioni qaediste all'interno dei ribelli. Combattendo al loro fianco.
Certo, per rassicurare i soldati finora la Casa Bianca ha categoricamente smentito che contro Assad saranno inviate truppe di terra.
Ma gli addestratori delle brigate ribelli (laiche) sono americani. E in caso di operazioni d'emergenza, gli Usa potrebbero comunque inviare le loro forze speciali sul campo.
L'EREDITÀ DEI MUJAHEDDIN. Sono poi soprattutto le conseguenze del conflitto a contare. Perché gli analisti concordano sul fatto che, anche ammesso di togliere di mezzo Assad, i problemi della Siria non sarebbero certo risolti. Anzi.
A impadronirsi del comando potrebbero essere proprio gli elementi più estremi tra gli islamici. Con un risultato quasi paradossale: come già in Afghanistan e in Iraq, gli Stati Uniti rischiano di finire a combattere contro i loro interessi e contro i loro mostri.
A Kabul, gli americani se ne sono andati dopo 10 anni, costretti a trattare con i talebani.
In Iraq, l'attacco contro Saddam Hussein ha innescato la lotta settaria tra sunniti e sciiti, dando nuova linfa alle cellule di al Qaeda.
È lecito dubitare che, anche in Siria, la guerra possa generare nuovi mostri.

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