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INTERVISTA 5 Gennaio Gen 2014 0800 05 gennaio 2014

Erkan Saka: «Gezi park è l'ossessione di Erdogan»

L'attivista contro il premier.

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Quelli che hanno passato i giorni caldi di maggio a difendere gli alberi di Gezi Park dalle ruspe del governo di Recep Tayyip Erdogan, tra idranti, manganelli e nuvole di gas urticante, attendevano la notizia da giorni.
Il 3 gennaio la stampa turca ha annunciato l'arresto di 36 manifestanti per propaganda sovversiva e organizzazione terroristica.
LA TEORIA DEL COMPLOTTO. Incriminazioni pesantissime, ma che secondo Erkan Saka, docente di Comunicazione alla Istanbul Bilgi University e media-attivista del movimento ecologista, «sono un tassello nella teoria della cospirazione che l'esecutivo sta cercando di costruire».
«Gezi Park è stato il primo movimento di opposizione a questo governo», ha osservato con Lettera43.it appena appreso degli arresti: «Erdogan non se lo dimenticherà».
COSTRUIRE LA SOCIETÀ CIVILE. Gli scontri di Istanbul però non hanno portato solo morti o vendetta.
In questi giorni sull'asfalto di piazza Taksim dove Saka abitava è nata anche una nuova società civile: una semina, ha spiegato, che darà frutti «con il tempo».

Una ragazza dietro un cordone di polizia a piazza Taksim (@Gettyimages). Nel riquadro Erkan Saka.

DOMANDA. Pensa che gli arresti siano un messaggio all'intero movimento di Gezi Park?
RISPOSTA. Sì e lo dimostra il modo stravagante in cui sono avvenuti.
D. In che senso?
R. La settimana scorsa i rumor parlavano di 900 fermati, compresi alcuni manifestanti abbastanza in vista. Poi la cifra si è ridotta a 300 e infine a 36, concentrati nelle frange più radicali del movimento.
D. Quali?
R. I nomi non si conoscono ancora e tutto potrebbe cambiare in poco tempo. Ma con tutta probabilità si tratta di membri di organizzazioni anarchiche o di estrema sinistra, magari con qualche precedente o colti a danneggiare negozi o auto.
D. Crede che siano accuse costruite?
R. Credo che sia una strategia per impaurire gli studenti e i manifestanti pacifici. Per convincerli a non scendere più in piazza a protestare.
D. C'è un legame con lo scandalo corruzione di questi giorni?
R. Certamente gli arresti sono utili alla teoria del complotto internazionale che, dice Erdogan, sta cercando di sottrargli il potere.
D. E in cosa consisterebbe il complotto?
R. Il primo tassello della cospirazione sarebbero le proteste di Gezi Park e il secondo l'inchiesta sul giro di tangenti che ha portato agli arresti figli di ministri, imprenditori e uomini vicini all'Akp.
D. Insomma, crede che Erdogan utilizzerà gli scontri a suo favore?
R. Sì, come arma elettorale in vista delle elezioni amministrative e presidenziali del 2014.
D. Pensa che in questo modo il premier riuscirà a vincere?
R.
Penso che il suo governo goda ancora di ampio consenso. Ma sta calando. E alle elezioni l'Akp potrebbe perdere alcune importanti città.
D. Ma?
R. Mancano ancora otto mesi al voto: un tempo lunghissimo nella Turchia di oggi.
D. Cosa potrebbe succedere in questo periodo?
R. Tutto. Bisogna capire cosa accade nelle cerchie più vicine al governo. E nelle istituzioni: oggi la magistratura non è libera di indagare i fedelissimi del governo.
D. Il partito del premier è ancora così forte?
R. Per ora l'intero apparato dello Stato è nelle sue mani. Ma all'interno della classe dirigente è in corso un durissimo scontro tra conservatori più o meno moderati.
D. E intanto Gezi Park sta a guardare?
R. Gezi Park non è un movimento organizzato in maniera tradizionale, ha molte anime, è fluido. E ha già ottenuto un risultato importante.
D. Cioè?
R. Ha aumentato e rafforzato il potere della società civile. Ha svegliato le coscienze.
D. Ma adesso?
R. Oggi abbiamo una società civile che monitora il potere. Gli studenti hanno sfidato il governo. Ma non può succedere tutto nelle proteste di strada.
D. Cosa intende?
R. Che siamo passati a un'altra fase. In vista delle elezioni stiamo organizzando moltissime attività: citizen journalism, dibattiti politici, campagne di informazione. Ma è un processo lungo.
D. Temete nuove ondate di repressione?
R. Penso che Erdogan abbia per noi una vera ossessione. Se avrà la possibilità, si vendicherà di certo.
D. Lei però sembra ottimista.
R. Perché Gezi park è diventato qualcosa di diverso. E quindi penso e mi auguro che il premier stia perdendo il suo tempo.

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