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POLITICA 10 Marzo Mar 2014 0658 10 marzo 2014

Napoli, Luigi De Magistris ha fatto flop

Bilancio negativo per il primo cittadino del capoluogo campano.

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Luigi De Magistris, sindaco di Napoli.

Solo due anni fa, partecipando al miracolo di san Gennaro in Duomo, annunciò perentorio: «Se non fossi sindaco, mi candiderei alla presidenza del Consiglio dei ministri».
Altri tempi, quando - fresco di trionfo elettorale - esultava allo stadio ai gol di Cavani, passeggiava beato tra la gente in strada, mangiava la pasta sul marciapiede alla Pignasecca. «Napoli», profetizzava, «darà presto un bel segnale all’Italia».
Per Vittorio Vasquez, filosofo e consigliere comunale che da sinistra lo aiutò a farsi eleggere a sorpresa sindaco a Napoli, «Luigi de Magistris è ormai con l’acqua alla gola»
VERSO IL DEFAULT DEL COMUNE. «Ha finalmente capito», spiega a Lettera43.it, «che il suo modo di fare, così brusco e irrazionale, gli ha arrecato un sacco di guai isolandolo da tutti.
E sa anche che risanare i conti di Napoli, con o senza l’aiuto del governo, non sarà impresa facile. Perciò, la sua idea di un’alleanza con il partito democratico va interpretata come l’estremo tentativo di sopravvivere a una maggioranza inefficiente e disperata, ferita da troppe inchieste giudiziarie e in perenne fibrillazione».
Vasquez aggiunge amaro: «In Consiglio comunale il gruppo più numeroso (nove consiglieri, ndr) è diventato il gruppo misto, cioè quello formato da tutti i fuoriusciti dei partiti di maggioranza».
IL SINDACO: «HO FATTO MIRACOLI». De Magistris, però, non fa una piega: «Rispetto alla situazione ereditata, ho fatto miracoli», ha dichiarato serafico il 25 febbraio.
E ha citato l’acqua pubblica, il riordino delle aziende partecipate, l’emergenza rifiuti. Poi, sull’onda di un entusiasmo ormai soltanto suo, ha auspicato una «grande alleanza» tra le forze di centrosinistra «per sfidare uniti il centrodestra del governatore Stefano Caldoro già a partire dalle elezioni Regionali in Campania previste nel 2015».
«Giggino dei miracoli», fanno notare i suoi critici, «trasforma, come al solito, il nero in bianco e viceversa: ora, da abile prestigiatore, annuncia addirittura di voler allearsi con gli amici di Antonio Bassolino e di Rosa Iervolino, gli ex sindaci, da lui sempre demonizzati per aver ridotto in mutande Napoli grazie alle clientele e alle consulenze d’oro».

Giggino cerca alleanze col Pd locale, ma deve sperare in Renzi

Luigi De Magistris, sindaco di Napoli.

Tiepide, finora, le reazioni dei democrat alle avances dell’ex pubblico ministero. C’è stato chi - come l’europarlamentare Andrea Cozzolino, ex delfino di Bassolino - ha lasciato intendere che di un accordo politico ed elettorale «si potrebbe anche discutere, ma a patto che de Magistris rinunci a ricandidarsi a sindaco nel 2016, dica addio al secondo mandato, consenta di capirci di più sui debiti accumulati in municipio».
DE GIOVANNI: «CITTÀ AL DISASTRO». E c’è stato chi, come il filosofo ed ex eurodeputato Biagio De Giovanni, si è detto «allibito dalla spudoratezza delle cose che il sindaco propone», aggiungendo che «Napoli è al disastro e sarebbe un grave errore se il Pd napoletano decidesse di appoggiare la giunta arancione invece di far di tutto per mandarla al più presto a casa».
De Magistris incassa i no a raffica. Però non demorde. Sa che a livello locale il Partito democratico è frantumato e diviso da antiche faide mai sanate. Sa anche che maggiori probabilità di ascolto potrà ottenerle dialogando sempre di più a Roma con Matteo Renzi e con il sottosegretario Graziano Del Rio.
Insomma, il miracolo dell’alleanza - per il sindaco - «si può fare». «Tanto è vero», sussurrano in municipio, «che con i più intimi si è detto già pronto a far fuori il vicesindaco Tommaso Sodano pur di far posto all’auspicato ingresso del Pd in giunta».
CERCA LE 'NOZZE' CON IL PREMIER. Le nozze (eventuali) col partito di Matteo Renzi non costituiscono l’unico «prodigio» che de Magistris ha in animo di realizzare.
Per salvarsi dal dissesto, il sindaco ha chiesto e in parte ottenuto che il governo vari un decreto che aiuti non solo Roma ma anche gli altri comuni italiani in difficoltà (tra cui c’è in prima fila Napoli). Insomma, un “salva-tutti” che risolva (e dissolva) i conti in rosso. In che modo? Grazie a una sorta di miracolo, appunto. Svanito il sogno di un adeguato finanziamento straordinario, de Magistris si accontenta di una rivisitazione più generosa e tollerante sui tempi e sui modi relativi al piano di rientro dai debiti.

Le critiche di chi gli è stato vicino: «Pensa di essere come Gesù Cristo»

Luigi De Magistris, sindaco di Napoli.

«Eppure», ricorda chi ha buona memoria, «il sindaco arancione, durante la campagna elettorale 2011, fu tra i più fieri oppositori di qualsiasi legge speciale che aiutasse Napoli con finanziamenti calati dall’alto». Per de Magistris, in campagna elettorale, la legge speciale per Napoli era da ritenersi «un atto assistenziale, offensivo, frustrante».
Ora, invece, «sarebbe giusto», dice, «che il governo aiutasse finanziariamente quei Comuni che vivono una fase di grave difficoltà».
I TRASPORTI IN TILT. E poco importa se da due anni molti - dall’ex assessore Riccardo Realfonzo (costretto alle dimissioni) al presidente della commissione bilancio della Camera Francesco Boccia - hanno invano consigliato di dichiarare dissesto onde evitare ulteriori castighi ai già tartassati napoletani.
Trasporti in tilt, tassisti in rivolta, pioggia nelle stazioni della Metro appena inaugurate, proteste di piazza ai limiti dell’eversione (i lavoratori ex Lsu hanno per alcuni giorni impedito le lezioni in 70 scuole), criminalità dilagante, povertà più acuta e diffusa che mai: degli assessori presenti nella giunta originaria sono rimasti solo il vicesindaco e il responsabile per la scuola.
Gli altri? Dal magistrato Giuseppe Narducci, addetto alla legalità, alla dottoressa Tommasielli (“Zia Pina”) che si occupava di sport, il sindaco li ha cacciati via tutti. O li ha indotti a dimettersi.
«Siamo in guerra, è normale che qualcuno non regga lo stress», ha diagnosticato accomodante. E poi ha aggiunto, quasi mistico: «Ogni giorno la mia giunta compie miracoli laici».
E riecco i miracoli, appunto. E i presunti prodigi. Mirella Barracco, presidente dell’associazione Napoli ’99 e intellettuale, ha confessato sbalordita: «Il sindaco si comporta come se non vivesse a Napoli, non si accorge che la città è diventata nemica di chi la abita. Mi aspetto da lui risposte sulla sofferenza della gente, invece parla di immagine e grandi eventi».
ULTIMO NELLE CLASSIFICHE DI GRADIMENTO. Ultimo nelle classifiche nazionali di gradimento, il sindaco arancione non conosce limiti. Racconta chi gli è stato vicino: «Come Gesù, è convinto di poter benedire sia il diavolo che l’acqua santa e restare credibile agli occhi di tutti: in pochi giorni, ha espresso solidarietà allo scrittore Erri De Luca indagato per le azioni anti-Tav e ha espresso ammirazione per il pro Tav Matteo Renzi; ha detto di essere solidale con i lavoratori ex Lsu che occupavano le scuole impedendo le lezioni e ha fatto gli auguri a Rocco Hunt, il giovane rapper salernitano, pacioccone e perbenista, vincitore a Sanremo; ha detto di sentirsi vicino al leader della sinistra antagonista greca Alexis Tsipras, ma non ha dimenticato di mandare baci agli scontenti del centro-destra napoletano. Perché evviva gli ideali, sì. Ma senza il voto degli orfanelli di Berlusconi e di Nick Cosentino il secondo mandato da sindaco Giggino se lo sogna».

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