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25 Marzo Mar 2014 1700 25 marzo 2014

Roma, Marino diffida Acea: «Subito l'assemblea»

Il sindaco ai vertici della società di multiutility: «State facendo danni».

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Il sindaco di Roma Ignazio Marino.

Ignazio Marino contro il collegio sindacale di Acea.
Il sindaco di Roma ha inviato una lettera di diffida ai vertici della società che si occupa di enrgia, acqua e ambiente nella Capitale per «garantire l'immediata celebrazione dell'assemblea che il Comune, socio di maggioranza, aveva chiesto il 3 marzo scorso con all'ordine del giorno la riduzione dei compensi e numero membri del consiglo di amministrazione».
ASSEMBLEA IN RITARDO. L'assemblea dei soci è stata convocata per il 5 giugno. Ma nella diffida il sindaco ha contestato due cose: l'assenza di un ordine del giorno approvato e la convocazione entro i termini di legge «e quindi non oltre il 6 maggio 2014».
Il 24 marzo l'assemblea dei soci, ha scritto Marino, «non ha in realtà convocato alcuna assemblea, non esistendo alcun ordine del giorno approvato. Pertanto», ha concluso, «si diffida il collegio sindacale a garantire la celebrazione dell'assemblea nei termini stabiliti dalla legge, quindi non oltre il 6 maggio 2014».
«GARANTIRE IL RISPETTO DELLA LEGGE». La diffida inviata dal sindaco di Roma al collegio sindacale di Acea, è scritto nella lettera inviata dal sindaco Marino, è espressamente «volta a garantire il rispetto della legge in Acea spa, a tutela della società, del mercato e di tutti gli azionisti». Si chiede dunque di celebrare l'assemblea dei soci «senza ritardo in base all'art. 2367 del codice civile» e «in base all'art. 2406 del codice civile si ricorda che il collegio dei sindaci è l'organo che deve garantire la legittimità nella società e verso il mercato e deve intervenire quando il consiglio di amministrazione omette o ritarda di garantire la celebrazione dell'assemblea chiesta dal socio».
«STRAVOLTO IL CALENDARIO SOCIETARIO». Nella diffida è stato poi scritto che il consiglio di amministrazione ha «stravolto il calendario societario» che era stato ufficializzato e prevedeva l'approvazione del bilancio nel termine ordinario di legge del 30 aprile. «Rispetto ai punti all'ordine del giorno richiesti dal socio di maggioranza, la dilazione reca gravissimo danno alla società, agli azionisti e a Roma Capitale», è scritto, «riguardando sia l'assetto della governance societaria sia gli emolumenti del consiglio di amministrazione che gli attuali componenti stanno continuando a maturare nella inammissibile dilazione che essi stessi stanno generando»

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