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VERSO IL VOTO 22 Aprile Apr 2014 0800 22 aprile 2014

Europee 2014, Stand up for Europe: 14 giovani per l'Ue

I candidati per cambiare Bruxelles.

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Sono 7 donne e 7 uomini: studenti, avvocati, imprenditori, ricercatori, che sperano di raggiungere il 5% alle elezioni del 25 maggio.

Quando il 15 aprile Daniel Cohn-Bendit, storico leader dei Verdi europei, dopo 20 anni da parlamentare europeo, ha salutato Strasburgo dicendo che «è normale che una nuova generazione prenda le redini dell'Unione europea», Lauranne Devillé ha sorriso. «Eccoci, siamo pronti».
A 26 anni, dopo essersi laureata in Economia e affari europei e aver lasciato il suo piccolo paese nella Vallonia per vivere in Spagna e in Inghilterra, Lauranne è tornata a casa, in Belgio. E ha deciso di provare a prendere in mano quelle redini da troppi anni in mano sempre alle stesse persone.
14 GIOVANI EUROENTUSIASTI. Insieme con altri 13 giovani, tutti tra i 23 e i 36 anni, si è candidata nel suo Paese per le Europee 2014 con una lista dal nome provocatorio: «Stand Up for the United States of Europe».
Il loro è un movimento di cittadini, che sventola la bandiera federalista dell'Ue contro le differenze fra destra e sinistra, gli aridi populismi e ogni tipo di nazionalismo.
La lista, sostenuta dal Partito federalista europeo che si presenta in altri sei Paesi Ue tra cui l'Italia nella lista dell'Alleanza dei liberali e democratici (Alde), è composta da sette donne e sette uomini: studenti, avvocati, imprenditori, ricercatori, che sperano di raggiungere il 5% nel voto del 25 maggio per portare almeno un eurodeputato a Strasburgo.
I PARTIGIANI EUROPEI. Si definiscono «partigiani europei», perché l'Europa è il vero Paese in cui hanno vissuto sinora per motivi di studio, lavoro e piacere. Sono inglesi, francesi, belgi, fiamminghi e italiani. Qualcuno ha anche origini russe. Rappresentano quel concetto che a loro sta più a cuore: il transnazionalismo.
Spiegano a Lettera43.it, che li ha incontrati a Bruxelles: «Sino a quando i cittadini non potranno votare anche un candidato di un altro Paese che però rappresenta l'Ue e quindi gli interessi di tutti, il dibattito rimarrà solo a livello locale».

Un programma rivoluzionario: parlamento bicamerale e abolizione del Consiglio Ue

La sede del consiglio europeo a Bruxelles.

La capolista è Sophie Heine, politologa e ricercatrice lavora tra l'università Libera di Bruxelles e quella di Oxford. Poi c'è Pietro De Matteis, 31 anni: da Milano è volato a Parigi, Cambridge, New York. Ora a Bruxelles lavora alla Commissione e si occupa di progetti di cooperazione con il Nord America e l'Asia.
An Marie Vandromme da Berlino è tornata a lavorare in Belgio come consulente in diritto europeo per uno studio legale.
Roberto Mongiovi, belga di origini italiane ha vissuto in Cina per promuovere una start up e ora ha deciso di accettare un'altra sfida, quella elettorale. «Bisogna agire subito, se aspettiamo avremo ancora più crisi e disoccupazione». Per questo, nonostante superare la soglia del 5% sia un'impresa ardua, il loro non è un voto sprecato. E chiarisce: «Se non chiediamo alle nuove generazioni di lottare per il proprio futuro, non lo farà nessuno».
VECCHI SCETTICI E IL POSTO DA CONSERVARE. Essere giovani è un valore, «perché abbiamo la forza di crederci, anche quando nessuno è disposto a farlo», sostengono fieri.
«Ho incontrato tanti politici», racconta Pietro, che è anche co-presidente del Partito federalista europeo, «da Guy Verhofstadt a Romano Prodi, tutti a dirci: 'Bene, bravi continuate così, ma non posso condividere con voi questo percorso perché ho già il mio partito'. In realtà quello che non vogliono perdere è il posto».
PRECARI CORAGGIOSI E SENZA POLTRONA. Invece «noi non abbiamo niente da perdere», raccontano, «non siamo seduti su una comoda poltrona da decenni. I nostri amici sono tutti precari e l'unica cosa che chiedono è di avere un lavoro che duri più di due mesi e permetta loro di progettarsi un futuro».
Utopia? «No, realismo», rispondono. «In Europa c'è un alto livello di istruzione e di tecnologia, possiamo fare molto meglio e lo faremo».
E a chi dopo i complimenti, ricorda loro che nonostante gli sforzi, prima di avere davvero un'Europa federale e democratica dovranno aspettare «almeno 30-40 anni», rispondono con il sorriso: «Tra 30 anni avremo 60 anni e allora sarà troppo tardi per cambiare le cose. Ora abbiamo la voglia e le energie per provare».
IL PROGRAMMA UNITED STATES UE. Il loro obiettivo è fondare gli Stati Uniti d’Europa, perché «nessun Paese da solo è più in grado di risolvere i propri problemi, a partire da quello della disoccupazione», sottolinea Lauranne, candidata e disoccupata.
«Anche in Francia stanno cercando di ridurre le tasse sul lavoro», ricorda Pietro, «ma le multinazionali stanno comunque delocalizzando. Per questo dobbiamo portare subito il dibattito da un livello nazionale a uno europeo, prima che sia troppo tardi». Eppure i politici «continuano a voler risolvere il problema in casa e all'Europa danno solo le colpe».
LA PRESIDENZA A SUFFRAGIO UNIVERSALE. Per cambiare verso, tra i punti in programma c’è una «rapida democratizzazione delle istituzioni europee» con un presidente della Commissione eletto a suffragio universale e un governo europeo dotato di un budget del 15-20% del Prodotto interno lordo rispetto all'attuale 1%.
Ma soprattutto un parlamento bicamerale con reali poteri legislativi: una camera votata dai cittadini e una formata dalle rappresentanze dei Paesi. «Vogliamo un'Ue senza il Consiglio (l'organo composto dai capi di Stato o di governo degli Stati membri, ndr), che è l'istituzione più anti-democratica che esista, priva di alcuna trasparenza», dice Lauranne.

Politiche comuni: industria, commercio, difesa, energia, trasporti, welfare, educazione

Operai al lavoro in una multinazionale.

Non si definiscono euro fanatici, chiariscono subito, «non vogliamo trasferire tutte le competenze in Europa, molte anzi devono tornare a essere gestite a livello locale e nazionale». Ma per una questione strategica alcune vanno centralizzate: «L'industria, il commercio, la difesa, l'energia, i trasporti, il welfare e l'educazione devono essere politiche comunitarie».
ABBATTERE GLI SPRECHI. «Avere queste politiche sia a livello nazionale sia europeo è uno spreco che vale circa 800 miliardi di euro all'anno, il Pil della Turchia, soldi sprecati facendo le stesse cose su due livelli con in più la perdita di efficienza», sottolinea Pietro.
«Se vuoi creare lavoro non puoi avere una politica industriale nazionale, oggi abbiamo un single market ma è solo per i consumatori. E i progetti più ambiziosi nel campo della ricerca e dell'educazione devono scontrarsi con la burocrazia dei Paesi, che blocca il valore dei suoi studenti e lavoratori», continua.
I candidati di 'Stand up for United States of Europe' immaginano per esempio un sistema di welfare complementare europeo. «Perché i lavoratori sono europei, negli Stati Uniti per esempio non mandano via un operaio che ha perso il lavoro a New York solo perché viene dall'Arizona».
I paragoni con gli Usa sono fatti però con i dovuti distinguo: «Là sono una nazione, noi no, siamo diversi e ci piace avere differenze a partire dalla gestione del sistema sanitario. La nostra è una provocazione, vogliamo aprire un dibattito su come cambiare l'Europa».
LA CRISI E LA SCOMPARSA DELL'UE. E per riuscirci bisogna rinnovare la classe politica: una delle maggiori colpe dell'Ue è infatti «che davanti alla crisi economica le istituzioni sono scomparse», dice Pietro, «la Commissione e il parlamento hanno lasciato fare al Consiglio, agli Stati membri che hanno operato secondo la logica del più forte. E alla fine a decidere è stata la Germania».
Non certo una scelta democratica sia a livello politico sia economico: «Il six pack sulla governance economica è stato deciso al di fuori dai trattati, a livello intergovernativo. E questa è l’antidemocrazia per eccellenza».
Gli euroentusiasti di Stand up non sono contro Berlino, precisano, «ma contro il fatto che le decisioni siano prese solo da una parte. In questo caso il partito di Angela Merkel ha deciso tutto, è responsabile per quello che è successo, ma solo la Germania può condannare le sue decisioni, invece dovrebbero poterlo fare tutti quelli che le hanno subite: i greci, gli italiani, gli spagnoli».
UN MOVIMENTO DI CITTADINI. Un vuoto democratico colmato sempre più dai partiti populisti e nazionalisti, che però «danno le risposte sbagliate alle domande giuste». I 14 giovani candidati della lista Stand up vogliono provare a rispondere in modo diverso: «L'unico modo per difenderci è portare la sovranità a un livello internazionale».
La responsabilità è la chiave di svolta. «La gente non crede e non si sente coinvolta, se chiedi a un belga delle elezioni europee nessuno prova interesse. E siamo qui, nella capitale europea, dove la gente vede le istituzioni, figuriamoci in un altro Paese... Noi vogliamo semplicemente che tutti si sentano parte di qualcosa, che si alzino e lottino per l'Europa. Prima che sia troppo tardi».

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