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L'INTERVISTA 30 Giugno Giu 2014 1343 30 giugno 2014

Antiseri su Erasmo da Rotterdam e la politica

Da Berlusconi a Renzi, l'attrazione per il filosofo.

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Nel pantheon dei leader nostrani, da Silvio Berlusconi a Matteo Renzi, passando per Enrico Letta, primeggia senza dubbio Erasmo da Rotterdam (1466 circa - 1536). Il pensiero del filosofo olandese, infatti, ha occupato e continua a occupare un posto d’onore nella loro visione politica.
RENZI E LA GENERAZIONE ERASMUS. È recente il richiamo del premier alla generazione Erasmus. Sul sito della presidenza italiana del Consiglio europeo, infatti, campeggia il suo messaggio: «Il tema dell’Europa è dire ai nostri figli, noi che siamo la generazione Erasmus, che è possibile che l’Europa oggi sia il luogo in cui è possibile la speranza».
BERLUSCONI ELOGIA LA FOLLIA. Ma in questi anni il campione di citazioni erasmiane è stato soprattutto Berlusconi che ha fatto del celebre Elogio della follia una cifra imprescindibile del suo pensiero. Tanto da tenerne una copia sul comodino, come ha dichiarato lo stesso leader azzurro. E da vergare di suo pugno - parole sue - una prefazione a un’edizione del libello.
Per non parlare delle continue citazioni al filosofo a cui l'ex Cav è ricorso durante appuntamenti importanti. Come il G8 dell’Aquila del 2009. «Come diceva Erasmo da Rotterdam», dichiarò in quell’occasione l’allora presidente del Consiglio, «le decisioni più rappresentative sono spesso frutto di una lungimirante follia».
I SOGNI DI LETTA. Persino Enrico Letta, all’esordio del suo breve mandato a Palazzo Chigi, mise da parte per un attimo l’aplomb istituzionale per abbandonarsi al pensiero di Erasmo. «I sogni ci vogliono. Se pensiamo di essere qui a fare delle cose senza follia visionaria ...». Proprio con queste parole l’ex vicesegretario del Pd replicò alle critiche piovute sul suo programma, tacciato come «libro dei sogni» dal Financial Times.
ERASMO LA CALAMITA. Insomma Erasmo da Rotterdam è un mito sempreverde. Una sorta di calamita che fagocita i leader italiani.
Ma se questo è un dato di fatto, è più difficile invece capire quanto sia sincera la «fede» nel pensatore fiammingo o quanto, invece, sia piegata a logiche esclusivamente retorico-propagandistiche.
«Se ci sia un utilizzo strumentale del pensiero erasmiano non posso saperlo», dice a Lettera43.it il filosofo Dario Antiseri. «L’unica operazione che si può fare è sondare quanto nella pratica la sua lezione trovi applicazione».

Dario Antiseri.


DOMANDA. Per quale ragione il filosofo fiammingo è così gettonato?
RISPOSTA. È semplice: Erasmo da Rotterdam era per la pace in Europa. Ovvio che dopo due guerre mondiali scatenate nel cuore del Vecchio Continente la sua lezione sia stata ripresa.
D. Ma oggi cosa è rimasto del suo pensiero?
R.
Ora viviamo in un’Europa senza guerre. I giovani possono spostarsi e studiare da un Paese all’altro. Ecco, proprio la globalizzazione degli scambi e delle informazioni rimane la lezione principale di Erasmo.
D. Cosa contraddistingue l’Europa oggi?
R.
Da una parte l’idea della razionalità come discussione critica, eredità della Grecia, e dall’altra l’idea cristiana dell’inviolabilità, dell’autonomia e della sacralità della persona umana.
D. Cosa significa, quindi, essere erasmiani?
R
. Se vogliamo essere autenticamente erasmiani, e cioè uomini del dubbio, dobbiamo costruire un’Europa in modo evolutivo.
D. In che senso?
R. Realizzare la casa comune europea sulla base della razionalità e della difesa della persona umana.
D. Come si traduce in pratica?
R.
È facile: le persone devono poter percepire che tutti i problemi sono europei e non relegati a un singolo Paese. Dalla questione dell’immigrazione a quella del diritto penale. Il caso di Cesare Battisti, da questo punto di vista, è emblematico.
D. Alla luce di questo, quanto è stato sincero il richiamo a Erasmo da parte di Berlusconi?
R
. La risposta è in una domanda.
D. Quale?
R. Basta chiedersi quanti problemi è stato in grado di risolvere il leader azzurro.
D. Forse, il rimando di Renzi alla generazione Erasmus risulta più convincente dal momento che anagraficamente il premier la incarna in pieno?
R.
Il problema non è questo.
D. Si spieghi.
R.
Oggi siamo passati dal modello del partito ideologico, fonte di verità, a quello post ideologico, fonte di proposte. E quest’ultimo è veramente erasmiano. Dunque, se il potere politico non è in grado di risolvere i problemi, allora sarà solo, per citare Sant’Agostino, magna latrocinio.
D. Insomma, è questa la vera prova del nove per Renzi?
R.
Sì. Cercare di risolvere i problemi. E ne abbiamo tanti: dall’università, con tutte le riforme che si sono succedute, alla stessa legge elettorale, con quest’Italicum che puzza di Porcellum.
D. Intanto, alle scorse Europee, il M5s si è attestato su un buon 21%. Non sarà che Grillo ha fatto breccia proprio sui delusi della generazione Erasmus?
R.
In generale, il Movimento 5 stelle è riuscito a intercettare la rabbia della gente e a fare breccia tra le persone che non hanno più speranza e non si fidano delle istituzioni.
D. E quindi in parte perché la lezione del teologo olandese è stata tradita?
R.
Grillo c’è perché ci sono questi partiti. Non c’è altra spiegazione.

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