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SENATO 30 Giugno Giu 2014 1723 30 giugno 2014

Riforme, primi voti in commissione: la maggioranza tiene

Bocciati gli emendamenti su cui c'era il parere negativo del governo.

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Il ministro per le Riforme costituzionali Maria Elena Boschi e Anna Finocchiaro del Pd.

Primi voti in commissione Affari costituzionali del Senato sulle riforme: la maggioranza ha retto.
Con i sì della maggioranza, ma anche di Forza Italia e Lega, passa il principio per cui è solo la Camera a dare la fiducia al governo mentre il Senato «rappresenta le istituzioni territoriali». È la fine del bicameralismo perfetto, il cardine della riforma costituzionale varata dal governo due mesi fa e che va avanti, ha detto Matteo Renzi, «alla faccia dei gufi». Ma i nodi veri, quelli destinati a mettere davvero alla prova il 'patto del Nazareno', sono per ora accantonati, nell'attesa che giovedì Silvio Berlusconi riunisca i gruppi di Fi e detti la linea.
BOCCIATI GLI EMENDAMENTI CUI I RELATORI ERANO CONTRARI. Sono stati bocciati degli emendamenti (15 a 11) su cui i relatori e il governo avevano espresso parere negativo.
La commissione ha iniziato con l'esame degli emendamenti al primo articolo (che definisce le funzioni della Camera e del Senato); i relatori, Anna Finocchiaro e Roberto Calderoli, hanno dato parere negativo a tutti gli emendamenti, tranne due, con il ministro Maria Elena Boschi che ha dato lo stesso parere.
I primi voti hanno registrato tutti la bocciatura degli emendamenti su cui relatori e governo si erano espressi contro, con 15 voti contro 11.
SÌ ALLA RIDUZIONE DEI SENATORI DI NOMINA PRESIDENZIALE. È passato anche l'emendamento dei relatori sui senatori di nomina presidenziale: saranno al massimo cinque (non 21, come previsto dal governo), in carica per sette anni, non rinnovabili e prenderanno gradualmente il posto degli attuali senatori a vita. La commissione, come preannunciato alla vigilia, ha rinviato invece per il momento il voto sugli articoli 56, 57 e 58 della Costituzione, che disciplinano la composizione di Camera e Senato e il metodo di elezione del Senato. Su quest'ultimo punto, in particolare, è ancora aperta la trattativa con Fi, che dovrebbe trovare un punto di caduta in un sistema di elezione di secondo grado, come vuole Renzi, ma fortemente proporzionale, come chiede Fi.
PATTO DEL NAZARENO: IL 3 LUGLIO CAV RIUNISCE I FORZISTI. Ma solo quando giovedì 3 luglio mattina è previsto che Berlusconi riunisca in assemblea i parlamentari ed eurodeputati forzisti si capirà se l'intesa c'è, se il patto del Nazareno tiene. Preme ancora, infatti, la fronda interna a Fi che vorrebbe fare asse con i dissidenti del Pd e il M5s per far passare il Senato elettivo. Ma se il Cavaliere schiererà il partito sulla linea del Senato non elettivo, il fronte del dissenso non avrà speranza di far passare la sua linea in Aula. A dispetto di chi, come Augusto Minzolini, già oggi in commissione ha votato contro gli emendamenti del governo, in dissenso dal suo partito. Se Fi rientra, confida il governo, rientrerà anche il fronte del dissenso interno al Pd. O almeno, sarà relegato in una posizione fortemente minoritaria.
RINVIATA L'ASSEMBLEA DEI SENATORI. È anche per questa ragione, spiegano fonti parlamentari, che l'assemblea dei senatori, inizialmente prevista per per la mattina di martedì 1 luglio, è stata rinviata e potrebbe svolgersi solo dopo che Fi avrà preso una posizione. Ancora nessuna decisione è stata presa, intanto, spiegano dal governo, sulla questione dell'immunità per i senatori, anche se sembra escluso che la competenza venga assegnata alla Consulta. Nessuna apertura neanche alla richiesta dei senatori di Area riformista di ridurre il numero dei deputati, mentre potrebbe essere allargata la platea di elezione del capo dello Stato.
BOSCHI PROSEGUE GLI INCONTRI. Per definire questi e altri aspetti, il ministro Boschi ha in programma di continuare nei prossimi giorni gli incontri «con tutti i gruppi». Mentre non è ancora in agenda l'incontro di Renzi con Forza Italia. E se i cinquestelle con Luigi Di Maio ha chiesto al premier un incontro («Vediamoci giovedì», 3 luglio, ndr), Renzi gioca d'anticipo spiegando che già il 1 luglio- con una lettera aperta - arriverà la risposta dei democrat ai grillini.
FINOCCHIARO: «TESTO IN AULA TRA UNA SETTIMANA». Quella di oggi «è stata un ottima giornata per le riforme, alla faccia dei gufi», registra intanto il premier: «Siamo ottimisti». L'obiettivo, ha spiegato Finocchiaro, è portare il testo in Aula «la prossima settimana». Sempre che il patto con Fi regga.

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