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LAVORI 1 Luglio Lug 2014 1700 01 luglio 2014

Responsabilità civile toghe, il Senato accelera

Nessuno stop ai lavori nonostante l'annuncio di riforma del governo.

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Francesco Nitto Palma.

Sulla responsabilità civile dei magistrati la commissione Giustizia del Senato, presieduta da Francesco Nitto Palma (Fi), va avanti come previsto dal calendario dei lavori. E questo nonostante il governo abbia annunciato il 30 giugno l'intenzione di intervenire sul tema con un suo provvedimento ad hoc.
«Al momento», ha spiegato Nitto Palma, «nessuno mi ha chiesto di sospendere i lavori e quindi io vado avanti. E molto probabilmente ci sarà un voto conclusivo». Che potrebbe anche non dispiacere troppo al governo. Alla fine, si commenta infatti nella maggioranza, all'esecutivo Renzi potrebbe anche far comodo questa «fuga in avanti» di Palazzo Madama perché affrontare ora in prima battuta un tema sensibile come la responsabilità civile dei magistrati potrebbe creare non poche difficoltà. Significherebbe aprire un altro fronte caldo con le toghe, dopo le misure proposte nel decreto sulla Pubblica Amministrazione, del quale Palazzo Chigi farebbe volentieri a meno.
SÌ ALL'OBBLIGO DI RIVALSA DELLO STATO. In commissione, intanto, «passi avanti» ne sono stati fatti, come spiega il viceministro della Giustizia Enrico Costa. È passata la norma che introduce «l'obbligo» di rivalsa da parte dello Stato nei confronti del magistrato che ha sbagliato, perché, come ha sottolineato il relatore Enrico Buemi (Psi), «la norma attuale era piuttosto confusa sul punto e andava scritta con maggiore definizione».
RISARCIMENTO AL DANNO NON PATRIMONIALE. Ed è stata confermata l'abolizione del filtro per i ricorsi che finora, ha osservato Costa, «ha rappresentato un momento di selezione eccessiva delle istanze risarcitorie». In più si è estesa l'ipotesi di risarcimento anche al danno non patrimoniale.
Ma restano ancora alcuni scogli da superare. Primo tra tutti quanto prelevare dallo stipendio del magistrato per risarcire il danno.
Sul punto restano le divisioni: c'è chi vorrebbe lasciare la norma attualmente in vigore di un terzo dell'annualità dello stipendio e chi vorrebbe aumentarla almeno alla metà. «La cosa assurda», ha affermato Buemi, «è che molti altri dipendenti della Pubblica Amministrazione come, per esempio, il cancelliere, devono rispondere con l'intero stipendio. Perché con i magistrati la differenza deve essere così abnorme?». «Vorrei ricordare», ha incalzato Nitto Palma, «che il medico ospedaliero risponde con tutto il suo stipendio e sarebbe giusto che questo avvenisse anche per i magistrati». E infatti tra gli emendamenti ce ne sono diversi che puntano a tale obiettivo.
Poi c'è la questione dell'interpretazione della norma. Il magistrato, secondo la proposta di Buemi, dovrebbe attenersi all'interpretazione delle Sezioni Unite della Cassazione e nel caso volesse sostenere tesi diverse avrebbe l'obbligo di motivarne il perché.
Ma anche su questo le posizioni divergono e domani non sarà facile trovare la quadra.

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