Martin Schulz 140701165351
ELEZIONE 1 Luglio Lug 2014 1616 01 luglio 2014

Ue, Schulz presidente del compromesso

Il tedesco rieletto grazie all'Asse S&D, Ppe e Alde.

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da Strasburgo

Il presdiente dell'Europarlamento Martin Schulz.

Questa volta è diverso. «This time is different» è lo slogan scelto dal parlamento europeo per iniziare l'ottava legislatura. Anche se a guardare l'elezione del nuovo presidente dell'Assemblea, di different sembra che ci sia davvero poco.
Il primo luglio, per la prima volta nella storia parlamentare europea da quando viene eletta direttamente a suffragio universale (e cioè dal 1979), c'è una presidenza bis. Martin Schulz, che ha guidato il parlamento negli ultimi due anni e mezzo non si è spostato dalla sua poltrona.
MARTIN ELETTO A MAGGIORANZA ASSOLUTA. Il socialdemocratico tedesco si è aggiudicato la maggioranza assoluta dell'Aula, con 409 voti a favore su 612. Erano 723 i deputati presenti in Aula, 111 sono state le schede bianche e nulle.
Al candidato della sinistra unita Gue Pablo Iglesias sono andati 51 voti, alla Verde Ulrike Lunace 51, al conservatore britannico dell'Ecr Sajjad Karim, 101. Grazie ai parlamentari dell'Ukip, Karim ha preso 31 voti in più rispetto ai 70 dei deputati che lo appoggiavano. Un buon risultato che non ha però cambiato le sorti di questa elezione condizionata anche questa volta dal patto tra Ppe, S&D e Alde. E soprattutto segnata dall'inedito accordo con il Consiglio europeo, che come previsto dal Trattato di Lisbona ha tenuto conto per la prima volta dei risultati elettorali per nominare il presidente della Commissione.
IL BRACCIO DI FERRO PPE-S&D. La designazione di Jean-Claude Juncker alla presidenza della Commissione è costata però un lungo braccio di ferro tra popolari e socialisti e ha portato all'accordo per uno Schulz bis.
All'indomani delle elezioni infatti, il tedesco, candidato come presidente della Commissione Ue dall'S&D, ha rinunciato all'ambizione di avere un ruolo di prestigio nel prossimo esecutivo e ha accettato il compromesso impostogli da Angela Merkel: fare un passo indietro e avere così i voti del Ppe per guidare un'altra volta l'Assemblea. «Non è mai successo sinora che un presidente fosse rieletto e per me è un onore incredibile», ha commentato a caldo subito dopo la nomina lo stesso Schulz.

I franchi tiratori e i 70 voti mancanti

L'Aula di Strasburgo.

Il voto segreto ha permesso però di proteggere i franchi tiratori dell'ultima ora che, nelle varie delegazioni (non solo nel Ppe) hanno appoggiato la candidatura di Schulz, senza però votarlo.
A partire dal gruppo dei socialdemocratici britannici che non hanno mai amato il socialista tedesco. Si spiegano così i 70 voti mancanti rispetto al massimo raggiungibile con la «Große Koalition» Ppe-S&D-Alde.
LE DEFEZIONI DELL'UMP E DI ALCUNI TEDESCHI. Secondo le fonti a mancare sarebbero stati non solo i voti dei laburisti britannici, ma anche quelli dei neo-gollisti francesi dell'Ump e di alcuni tedeschi.
Un conteggio che non è sfuggito a Schulz, il quale non solo ha ribadito di essere «stato rieletto con ampia maggioranza», ma ha rilanciato: «Penso che la maggioranza che ho ottenuto oggi debba essere programmatica anche per Juncker».
FRENO ALL'EUROSCETTICISMO. Un risultato davanti al quale l'asse S&D-Ppe-Alde si sente forte rispetto all'ondata euroscettica che ha occupato il parlamento. «La maggioranza schiacciante è pro Europa», ha ricordato il neo presidente che non ha rinunciato a una battuta in stile anglossassone: «Certo Cameron non gioirà davanti alla nomina mia e di Juncker ma cosa ci posso fare? Sono però pronto ad ascoltare e discutere con chi vuole ascoltare e discutere».
In fondo come ha spiegato Schulz, «questo è il parlamento dell'eterno compromesso, ma è normale. Nel mio Paese è normale».

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