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RIFORME 2 Luglio Lug 2014 1823 02 luglio 2014

Immunità, Boschi: «Possibili modifiche»

In Aula potrebbe cambiare l'articolo approvato in commissione.

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Maria Elena Boschi.

Tutto è possibile in Aula, «con i relatori ragioniamo sempre su tutto. Ieri c'è stata anche una lettera del presidente Renzi a M5s su questo». Così il ministro Maria Elena Boschi ha risposto ai cronisti che le chiedevano se in Aula potrebbe cambiare l'articolo delle riforme sull'immunità parlamentare, approvato il primo luglio in commissione.
Il ddl del governo sulle riforme manteneva per i deputati l'attuale situazione (insindacabilità delle opinioni e autorizzazione all'arresto e alle intercettazioni), mentre per i futuri inquilini di Palazzo Madama eliminava l'autorizzazione per le richieste di arresto e di intercettazione da parte del gip. I due relatori, recependo le richieste avanzate nel dibattito, hanno proposto di ripristinare anche per i senatori l'autorizzazione. Il loro emendamento è stato approvato con il parere positivo del governo.
LETTERA DI RENZI AL M5S. Ma nella stessa serata di martedì 1 luglio il premier Renzi, in una lettera al M5s, proponeva di trovare insieme una soluzione per i membri di Camera e Senato, individuando una risposta al tema immunità che non diventi occasione di impunità.
DUE POSSIBILITÀ SUL TAVOLO. Se verrà seguita la strada dell'intervento tanto per i deputati che per i senatori, come lascia intendere la lettera di Renzi, si aprono due possibilità. La prima è quella di mantenere solo l'insindacabilità per deputati e senatori, eliminando l'autorizzazione. Ma la logica di sistema richiederebbe un riequilibrio togliendo la giurisdizione domestica ai magistrati, cioè al Csm, per gli aspetti disciplinari. Terreno questo scivolosissimo.
Si sta quindi lavorando al mantenimento dell'autorizzazione a procedere, sulla quale però si dovrebbe pronunciare un organismo terzo rispetto alla Camera o al Senato. Una ipotesi è quella che sia una sezione della Corte costituzionale a decidere sulle richieste d'arresto o di intercettazione. Ma i giudici della Consulta hanno fatto sapere informalmente di non gradire questo compito che potrebbe politicizzare la stessa Corte.
ISTITUZIONE DI UNA SORTA DI GIURÌ. Un emendamento di Felice Casson, all'esame di governo e relatori, prevede che la richiesta del gip venga esaminata dalla Camera di appartenenza; in caso di non autorizzazione all'arresto o all'intercettazione da parte di Senato o Camera, il gip potrebbe fare ricorso e solo su di esso si pronuncerebbe una sezione della Corte costituzionale. In questi anni le mancate autorizzazioni sono state pochissime. Un'altra strada è quella suggerita da Giorgio Tonini: istituire una sorta di Giurì composto da cinque presidenti emeriti della Corte. Quanto alla forma dell'emendamento, questo potrebbe essere proposto dal governo, ma anche da tutti i capigruppo dei partiti che sostengono le riforme, in modo da togliere l'alibi ai dissidenti interni di alzare i toni.

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