Ignazio Marino 140527213737
MAMBO 2 Luglio Lug 2014 1145 02 luglio 2014

Perché Renzi deve licenziare Marino

Degrado. Traffico. Rabbia. La cattiva gestione di Roma può essere un boomerang per il premier. Il sindaco ha fallito. E va scaricato.

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Il sindaco di Roma Ignazio Marino con il premier Matteo Renzi.

Ci permettiamo, in queste note, di segnalare a Matteo Renzi alcuni suoi punti di forza ma anche alcuni suoi punti deboli. Da non renziano, interessato tuttavia al suo successo che identifico con la possibilità che l'Italia si liberi di momios e vecchi scheletri della politica, vorrei indicare un problema che si affaccia alle cronache ma che non viene mai posto nella sua drammaticità.
Renzi è il premier dell'Italia intera, ma non può non vedere che il modo in cui viene amministrata la Capitale, da un sindaco che si è presentato come fautore di un nuovo corso, può procuragli un danno incredibile.
DEGRADO CAPITOLINO. Roma è al tempo stessa mal amministrata e non amministrata. Il primo luglio in un piccolo giardino di una periferia non lontana dal centro - parlo del quartiere che ha al suo margine la Basilica di San Paolo - si sono radunati, lo fanno periodicamente, alcune centinaia di cittadini. La raccolta dei rifiuti è affidata alla casualità, tutto quel poco verde che c'è è tappezzato di bottiglie di birra e altro ancora. È così dappertutto, non solo al San Paolo.
Questa è Roma oggi. Mentre il sindaco si vanta di aver chiuso il centro attorno al Colosseo, lanciando nella disperazione chi abita in quei quartieri e centinaia di negozianti, il resto della città va a rotoli. Credevamo che con Alemanno avessimo toccato il fondo. Il fondo è ora.
LE TRE QUALITÀ DI UN SINDACO. Penso che per far bene il sindaco non sia necessario essere nati nella città che si guida. Non erano romani né Petroselli né Vetere. Ma per fare il sindaco servono tre cose: devi aver voglia e saper lavorare, devi capire le cose e soprattutto i tuoi concittadini, devi amare a dismisura la città che ti vede alla guida.
Marino non dà l'idea di corrispondere ad alcuno di questi requisiti. Roma sembra una città predisposta a un imminente degrado, soffocata da immondizia, traffico, scontento e abusi vari.
Questa Roma non aiuta l'immagine del premier che è segretario del partito del sindaco nonché figlio della stessa cultura nuovista.
RISCHIO DI SUICIDIO POLITICO. Capisco che Renzi bacchetti il ministro Orlando che non sembra un gran lavoratore. Capisco meno che promuova, o voglia farlo, Mogherini che è il ministro più inconsistente della storia repubblicana. Ma che lasci andare, lui ex sindaco, la Capitale alla rovina e presto in preda a proteste di quartiere, mi pare un vero suicidio politico.
Renzi lasci perdere la nomenklatura romana del Pd. Eravamo piccoli anche noi quando loro facevano già danni.
E soprattutto licenzi Marino, senza preoccuparsi di dargli un premio di consolazione. Ha fallito, e nel Paese in cui Marino ha esercitato la sua professione, chi fallisce riempie gli scatoloni e a va a casa. «Caro sindaco, prego andare»: Renzi dovrebbe dirgli così.

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