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LA SCELTA 2 Luglio Lug 2014 1102 02 luglio 2014

Renzi dice no al Meeting di Comunione e liberazione

Il premier declina l'invito per l'inaugurazione.

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Matteo Renzi.

Ci voleva dunque il primo ministro cresciuto a boy scout e Democrazia cristiana per dire no alla macchina maestosa del Meeting di Rimini, kermesse estiva di Comunione e liberazione e della grande galassia di imprese della Compagnia delle Opere, pronta a reclamare ogni anno la comparsata del primo ministro in carica.
IL GRAN RIFIUTO. Quest'anno, però, il premier Matteo Renzi ha gentilmente declinato l'invito. Lo volevano come ospite d'onore in una rassegna che fin dal titolo «Verso le periferie del mondo e dell'esistenza», poteva essergli cucita addosso e invece i ciellini devoti hanno dovuto subire il gran rifiuto. Nel giorno della presentazione della settimana di Rimini, il primo luglio, fonti di Palazzo Chigi hanno fatto sapere che il premier «invitato a inaugurare il Meeting di Cl, ringrazia per l'invito ma non sarà presente».
IMPEGNI O MESSAGGI? Troppi impegni o strategia? Renzi per due volte era stato ospite della Cdo. Forse da premier ha fiutato l'inopportunità di presenziare, ha voluto lanciare un messaggio di stile, di presa di distanza da lobby e movimenti o è semplicemente troppo assorbito da un'agenda fitta di impegni, nostrani ed europei?
Occupato a riformare la Costituzione, la giustizia, la Pubblica Amministrazione e pure l'Unione europea il premier potrebbe non avere tempo da dedicare alle tavole rotonde estive. Le speculazioni si rincorrono ma i fatti sono incontestabili.
LA SFILATA DEI PREMIER. Arrivato alla poltrona di capo del governo, quasi nessuno si è sottratto al rituale di Cl. Non lo ha fatto Silvio Berlusconi, quando ancora non era ospite scomodo da tenere in disparte, né l'algido Mario Monti venuto da Bruxelles a salvare l'Italia dallo spread e (a maggior ragione) nemmeno il premier delle larghe intese Enrico Letta.
Romano Prodi non aveva partecipato da primo ministro, ma era stato invitato negli anni della presidenza alla Commissione europea.
BERSANI PRESENZIALISTA. E, particolare ancor più degno di nota, il più presenzialista di tutti capace di partecipare a tutti i Meeting dal lontano 1998 è stato il comunista cresciuto a salamella e coop rosse, colui-che-non-poteva-essere-nominato-premier, quel Pier Luigi Bersani che Renzi ha voluto rottamare.
Ecco dunque che sul portale del Meeting resta una sola riga per un'inaugurazione senza ospiti, ma con la Santa Messa trasmessa dal servizio pubblico della Rai.


E dire che nel 2013, a fianco di Giorgio Vittadini (fondatore della Fondazione per la Sussidiarietà e cervello di Cl e della Cdo), di Emilia Guarnieri presidente della Fondazione per il Meeting e da sempre animatrice culturale della rassegna, stavano il premier Enrico Letta e il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano:


Nel 2012, il copione era stato lo stesso: all'incontro inaugurale presenziarono sempre Vittadini e Guarnieri, ma affiancati dal premier in loden Monti.


Una bella soddisfazione visto che per qualche anno il Meeting aveva rinunciato alla presenza del premier.
Da presidente del Consiglio Silvio Berlusconi è stato invitato una volta nel 2002. E poi nel 2006, dopo aver perso le elezioni con Romano Prodi.
Nelle due occasioni, il Cav era accompagnato dal Celeste Roberto Formigoni. Ma il suo intervento non è mai stato in apertura.


Dal canto suo Prodi non ha presenziato negli anni della premiership, ma in quelli della presidenza della Commissione europea.

In compenso Pier Luigi Bersani non ha mai fatto mancare la propria presenza. Presente ininterrottamente dal 1998 al 2009, invitato a fianco di banchieri come Mario Draghi e Alessandro Profumo e pezzi da 90 ciellini (da Bernahrd Scholz e Raffaello Vignali della Cdo a Vittadini e al ministro Maurizio Lupi).
Notevole il parterre del 2005 dedicato a un «Patto per il futuro del Paese». Patto riuscito a quanto pare visto che otto anni dopo ben tre dei relatori - Angelino Alfano, Maurizio Lupi e Enrico Letta - erano al governo.
Il solo a cui gli amici del Meeting non hanno portato fortuna sembra essere proprio l'ex segretario del Pd.


Se Bersani era tra gli ospiti d'onore, Renzi faceva capolino tra gli stand di Rimini. L'ex rottamatore partecipò nel 2007 a un incontro sullo sviluppo sostenibile e replicò nel 2008, partecipando a un invito alla lettura con Denis Verdini, uomo del patto con Berlusconi.

Se Renzi ha pronunciato un chiaro no, il ministro super ciellino Maurizio Lupi non è stato invitato. Stesso destino anche per Mario Mauro.
Il governo sarà rappresentato dal responsabile delle Politiche agricole Maurizio Martina, che condivide con Lupi le deleghe all'Expo, e dal ministro dell'Istruzione Stefania Giannini invitata all'appuntamento che dà il titolo all'intera settimana a fianco del sempiterno Vittadini. Niente paura dunque: l'esecutivo a Rimini ci sarà.

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