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STRATEGIE 2 Luglio Lug 2014 2155 02 luglio 2014

Riforme, Renzi dà appuntamento a Berlusconi e Movimento 5 stelle

Il premier vede B e i grillini. E cerca un'intesa.

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Il ministro per le Riforme Maria Elena Boschi.

Agenda fittissima per Matteo Renzi nei primi giorni di luglio. Dopo aver inaugurato il semestre europeo ed essere stato ospite del salotto di Bruno Vespa, il presidente del Consiglio ha incontrato nella mattina di giovedì 3 Silvio Berlusconi a Palazzo Chigi. E a seguire ha messo in agenda una delegazione del Movimento 5 stelle.
Oggetto del contendere, manco a dirlo, le riforme di Senato e legge elettorale.
È stato lo stesso Renzi, a Porta a Porta, a confermare i due impegni, escludendo però la presenza di Beppe Grillo al confronto.
Nel frattempo, la commissione Affari costituzionali del Senato ha respinto un emendamento di Vannino Chiti e della fronda dem che quasi ripristinava l'attuale bicameralismo. Ma si è anche aperto un fronte opposto per i poteri che ancora rimangono in capo al futuro Senato. In attesa della decisiva riunione dei parlamentari di Forza Italia con Silvio Berlusconi, il ministro Maria Elena Boschi ha detto che il tema dell'immunità potrebbe essere ripreso quando le riforme arriveranno in Aula.
PENTASTELLATI IN STANDBY. Il Movimento 5 stelle è rimasto a lungo in standby in attesa di un incontro con il premier, come ha spiegato in serata Gianroberto Casaleggio: «Siamo convinti che le riforme vadano fatte» ma ora il dialogo con noi «dipende da Renzi». Poi la marcia rapida di avvicinamento. Prima con il Partito democratico che, tramite una nota del vicesegretario Guerini, si diceva «pronto a incontrare nuovamente la delegazione del M5s ma non prima di una risposta pubblica ai 10 punti illustrati nella lettera». Poi con l'accelerazione di Renzi dagli studi di Porta a Porta.
BOCCIATA LA PROPOSTA DELLA FRONDA DEM. In giornata, intanto, la commissione ha approvato un nuovo emendamento dei relatori, Anna Finocchiaro e Roberto Calderoli, che prevede che il Senato abbia competenze legislative solo sulle leggi costituzionali e sulle materie comuni a Stato e Regioni. Bocciata invece la proposta di Vannino Chiti, Mario Mauro e altri 35 senatori (di cui 19 di maggioranza) che riattribuiva al futuro Senato moltissime altre competenze legislative così da riproporre quasi l'attuale bicameralismo. Su questo il patto maggioranza-Fi-Lega ha tenuto perfettamente. Ma l'emendamento dei relatori prevede anche che il Senato, a maggioranza assoluta, possa chiedere la modifica delle leggi di bilancio, e in questo caso la Camera potrebbe respingere le modifiche solo a maggioranza assoluta. Un potere, questo, per i futuri inquilini di palazzo Madama, criticato da Scelta civica, con Alessandro Maran, dalle Autonomie, con Francesco Palermo e dal Nuovo centrodestra, che ha minacciato il no in Aula. In serata un incontro chiarificatore tra una delegazione di Ncd guidata da Gaetano Quaglariello e il ministro Boschi. Limature dovrebbero essere fatte in Aula.
IMMUNITÀ RISCRITTA. E in Aula dovrebbe avvenire la riscrittura dell'immunità, come ha detto Boschi a sole 24 ore dal voto della commissione che ha confermato le attuali guarentigie per i futuri senatori e i deputati. Una riscrittura sulla quale lo stesso premier ha invitato i pentastellati a collaborare. Si sta ragionando a un meccanismo che attribuisca la decisione sull'autorizzazione all'arresto o all'intercettazione alla Corte costituzionale; altra ipotesi è dare la parola definitiva alla Corte solo se l'autorizzazione è negata dalla Camera di appartenenza; infine, è possibile che la decisione sia lasciata a un giurì composto dai presidenti emeriti della Consulta.

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