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FRANCIA 2 Luglio Lug 2014 0700 02 luglio 2014

Sarkozy in stato di fermo sulle orme di Berlusconi

I suoi gridano alla «giustizia a orologeria».

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L'ex presidente della Francia, Nicolas Sarkozy.

«Berlusconesque» lo aveva definito in campagna elettorale, quando ancora sperava di raddoppiare il mandato all'Eliseo, di continuare a duettare con Angela Merkel in Europa e portare ancora un volta sottobraccio un'ex top model nelle visite ufficiali.
Nella primavera del 2012, di fronte ai giornalisti decisi a strappargli una definizione tagliente, l'allora presidente della Francia Nicolas Sarkozy bollava Silvio Berlusconi con un aggettivo che alludeva all'essere imprevedibile, fuori norma, capace di stravolgere ogni linea di confine nei comportamenti attesi da un capo di governo. E chissà se immaginava che due anni dopo la maschera berlusconiana gli si sarebbe rivolta contro. E che in pochi mesi avrebbe visto il suo ex partito esplodergli tra le mani e le inchieste giudiziarie sul suo conto sommarsi.
EX PRESIDENTE FERMATO. Come è «berlusconesque» oggi Sarkozy, plurindagato, intercettato, fermato dalla magistratura, primo tra gli ex presidenti della Repubblica francese, messo in stato d'accusa per corruzione dopo la presunta offerta di un posto a un magistrato in cambio di informazioni coperte dal segreto istruttorio.
«Sarkozy ci ha abituato all'inedito», ha dichiarato sull'emittente France Culture il ministro del Lavoro François Rebsamen, valutazione che più «belusconesque» non si può.
UN COMPLOTTO PER I FEDELISSIMI. E come sono stati «berlusconesque» anche i fedelissimi dell'ex presidente: mentre il loro leader era bloccato nel commissariato di Nanterre, intervistati da tivù e stampa, hanno gridato alla «giustizia a orologeria» e al «complotto» per evitare un suo ritorno sulla scena.

Sarkò puntava a riconquistare la scena politica

La notizia del fermo di Sarkozy in evidenza sulla Bild tedesca.

Prima del fermo da parte della magistratura per il sospetto di concussione e violazione di segreto istruttorio, Sarkò sembrava deciso a tornare in politica.
Ridondanti indiscrezioni lo volevano pronto a riprendersi il centro della scena in previsione del nuovo congresso dell'Union mouvement populaire (Ump) previsto in autunno. Occasione ghiotta.
CENTRODESTRA SENZA LEADER. Dopo la frattura avvenuta e mal ricomposta alla fine del 2012, tra l'erede di Sarkò Jean François Copé e l'ex premier François Fillon, il centrodestra francese è ancora disorientato, privo di un leader forte e vittima del sorpasso a destra del Front national.
LA DIFESA DEL PARTITO. Ancora il 15 giugno l'ex ministro dell'Interno Brice Hortefeux, intervistato da Le Figaro, invocava il ritorno di Sarkò come presidente dell'Ump, ruolo che ha un peso simile a quello del segretario nei partiti italiani. Al punto che in molti hanno gridato, dopo il fermo dell'ex inquilino dell'Eliseo, alla congiura e all'accanimento con tanto di hashtag ad hoc su Twitter (#acharnement).
GIUSTIZIA A OROLOGERIA. «Basta annunciare che Sarkozy potrebbe tornare in politica che si scatena una procedura giudiziaria»: è stato il commento di Sebastien Huyghe, deputato fra i più fedeli dell'ex presidente francese.
«Ogni volta che si parla di un suo eventuale ritorno, stranamente viene colpito da una vicenda giudiziaria che immediatamente poi si sgonfia: Bettencourt, Karachi», ha dichiarato la dirigente Ump Valérie Debord.
ODIO CONTRO IL POLITICO. E ancora l'ex ministro Nora Berra: «Il calendario giudiziario è ricalcato su quello politico». Mentre il 'sarkozysta' Christian Estrosi, sindaco di Nizza, ha cinguettato indignato: «Mai abbiamo conciato in questo modo un ex presidente, mai c'è stato uno scatenamento di odio di questo genere».
MANIFESTAZIONE IN PIAZZA. I parlamentari animatori dell'associazione degli Amici di Sarkozy, una sorta di copia transalpina dei club Forza Silvio, hanno lanciato l'idea di una grande manifestazione per «liberare» l'ex président.
Insomma, un tripudio di commenti «berlusconesque»: familiarissimi all'orecchio degli italiani, molto meno a quello dei francesi.

Lo scandalo divide l'Ump, non più compatto sull'ex leader

Il portale dell'associazione 'Amici di Sarkozy'.

Eppure in Francia qualcosa sembra cambiato. A marzo, Sarkozy aveva denunciato, considerandosi la vittima, l'ampia attività di intercettazione di cui era stato oggetto. L'ex inquilino dell'Eliseo si era spinto persino a scrivere una lettera ai francesi per spiegare come i principi della Repubblica fossero stati violati senza scrupoli, ovviamente da parte dei magistrati.
Allora, complice forse la lontananza del Congresso Ump, gli esponenti del centrodestra avevano reagito più compatti.
Oggi, invece, a quattro mesi di distanza, fedelissimi a parte, il nuovo scandalo è stato accolto con maggiore freddezza.
FANTASMA INGOMBRANTE. I distinguo sono arrivati soprattutto dai suoi ex ministri, decisi a liberarsi di un fantasma ingombrante. Primo fra tutti Xavier Bertrand, recentemente ai ferri corti con il suo ex mentore e pronto a dichiarare che «le politiche di Sarkozy non sono state all'altezza».
Laurent Wauquiez, nominato da Sarkò responsabile degli Affari europei nel 2010 e poi dell'Insegnamento superiore nel 2011, è stato rapido a ridimensionare l'ex leader del partito: «C'è bisogno di lui come di tutti gli altri».
È UN RAMO DA TAGLIARE. Ma, ha fatto notare Le Figaro, il giudizio più aspro è arrivato dai banchi del parlamento e da uno dei suoi più fedeli uomini all'Assemblea nazionale. «Un ramo da tagliare», lo ha definito senza mezzi termini Bernard Debré, in passato talmente affascinato dall'ex presidente da cambiare casacca, lasciando quella della Union per la démocratie française (Udf) per passare all'Ump.
IL CALO DI CONSENSI. Insomma, il numero di chi sta con l'ex inquilino dell'Eliseo è sempre più ridotto, forse anche sull'onda degli ultimi sondaggi che vedono Sarkozy arrancare: solo il 32% dei francesi ha un giudizio positivo su di lui (dato che sale al 61% tra gli elettori del centrodestra).
BOCCIATO DA LE PEN. A tagliare il «ramo secco», ci ha pensato alla fine Marine Le Pen, la leader del Fn, capace di fare incetta di voti alle ultime elezioni europee e quindi grande vincitrice della partita interna alla destra d'Oltralpe.
«Totalmente screditato», ha commentato secca su Sarkò, dimostrando forse che la Francia non è poi così pronta per un leader così «berlusconesque».

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