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IL DISCORSO 2 Luglio Lug 2014 2159 02 luglio 2014

Semestre Ue, Matteo Renzi sfida i rigoristi

Il premier contro i popolari tedeschi: «Serve crescita, no a lezioni».

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da Strasburgo

Matteo Renzi all'europarlamento.

Sarà stata l'influenza del passaggio di testimone tra il semestre greco e quello italiano. Sarà la voglia di portare in Europa la «Grande bellezza». Ma il discorso di presentazione del premier Matteo Renzi davanti ai 751 parlamentari è sembrato più un poema epico motivazionale che la spiegazione di un programma di lavoro.
Le 104 pagine, in inglese, di attività legislative e impegni strategici che l'Italia è chiamata a gestire e organizzare nei prossimi sei mesi sono state portate in parlamento, ma Renzi ha preferito non leggerle nè spiegarle. «La grande sfida del semestre non è elencare solo appuntamenti», ha esordito, «la vera sfida è ritrovare l'anima dell'Europa».
E in attesa di 'ritrovarla', Renzi ha deciso di farla vivere attraverso una serie di metafore e citazioni.
«DOBBIAMO RISCOPRIRCI TELEMACO». «La nostra generazione, quelli che non avevano neanche 18 anni quando c'era il trattato di Mastricht, si deve scoprire Telemaco», ha detto riferendosi al personaggio dell'Odissea, figlio di Ulisse e di Penelope, «ha il dovere di conquistarsi la sua eredità. Il nostro destino non è nella moneta che abbiamo in tasca», ha spiegato Renzi, «ma nel riscoprirci eredi. Lo dobbiamo ai nostri figli e a coloro che sono morti perchè l'Europa non sia solo un'espressione geografica ma un'espressione dell'anima».
Belle, «bellissime parole», come le ha definite anche la capodelegazione di Forza Italia Elisabetta Gardini. Perché di certo dopo il discorso di inaugurazione del semestre italiano non si potrà dire che Renzi ha mancato di 'visione'.
APPELLO ALLA DIFESA DEI CONFINI EUROPEI. Oltre alle metafore, però, sono arrivati gli appelli alla difesa dei diritti delle minoranze, delle donne e soprattutto dei confini europei. Perché il Vecchio continente, ha ricordato Renzi, «è una frontiera: questo ci pone molti problemi e lo sappiamo noi in Italia in questo momento in cui le difficoltà, in particolare in Libia, stanno portando a una serie di stragi nel nostro Mare Mediterraneo, il Mare nostrum».
Confini che non sono però minacciati dall'arrivo di cittadini extracomunitari, ma da quelli che dall'Ue se ne vorrebbero andare. «Un'Europa senza Regno Unito sarebbe meno Europa, non sarebbe Europa», ha ricordato Renzi riferendosi alla possibilità manifestata più volte da Londra di uscire dai 28. Musica per le orecchie del primo ministro britannico David Cameron, che prima del discorso del premier italiano a Strasburgo aveva già twittato: «Non vedo l'ora di lavorare con Matteo Renzi per portare a termine le riforme in Europa mentre l'Italia inizia i sei mesi di presidenza dell'Ue».

Il capogruppo Ppe: «La flessibilità di bilancio? Strada sbagliata»

L'europarlamento di Strasburgo.

Chissà se Cameron appoggerà anche le politiche economiche del premier italiano, che però durante il suo intervento all'Assemblea ha glissato, se non per affermare: «Abbiamo un patto di stabilità e di crescita. E senza crescita l'Europa non ha futuro».
Parole che non sono piaciute al capogruppo del Ppe Manfred Weber: «L'Europa è forte se gli Stati sono forti, se fanno i compiti a casa e rispettano le regole di bilancio», ha ricordato il popolare tedesco durante un intervento molto duro che ha di colpo interrotto la lirica renziana dentro l'Aula di Strasburgo. Weber ha rimesso in discussione la flessibilità di bilancio sottolineando che «è la strada sbagliata».
Subito è scattata la controffensiva del premier. Che per un attimo, per dirla con una metafora, ha dismesso le vesti di Telemaco per indossare quelle del guerriero Achille.
RENZI: «BERLINO VIOLÓ I VINCOLI». Dopo aver infatti ascoltato numerosi interventi critici nei suoi confronti fatti dagli europarlamentari (Philippe Lamberts dei Verdi, l'ha definito un «bravo ministro della parola», con l'auspicio che nei prossimi mesi possa diventare «un buon ministro dell'azione»), ha tuonato: «Se qualcuno pensa di fare lezioni di morale ha sbagliato posto. Se Weber parlava a nome del suo gruppo politico saprà delle brillanti riflessioni sul debito fatte da chi ha guidato l'Italia per tanti anni», ha detto Renzi riferendosi ai governi guidati da Silvio Berlusconi.
«Se, invece, parlava a nome della Germania vorrei ricordare che durante l’ultima presidenza italiana ci fu un Paese cui non solo fu concessa flessibilità ma anche di violare i limiti, consentendogli oggi di crescere».
L'ALLEANZA CON I POPOLARI VACILLA. Ma soprattutto, ha ricordato il premier, «al capogruppo del Ppe sfugge che parte dei suoi deputati appoggiano il mio governo». Una risposta che a Strasburgo ha aperto un problema ancora più grande: quello dell'alleanza stretta dopo le elezioni europee tra i socialisti democratici e i popolari nella partita delle nomine.
L'elezione del presidente della Commissione Ue Jean Claude Juncker si gioca infatti su un equilibrio precario tra i due gruppi e i liberali. Come ha sottolineato anche il neo presidente del gruppo S&D Gianni Pittella: «L'accordo con il Ppe non è certo». Per governare «a Juncker serve la maggioranza e quindi il sostegno dei socialisti». Che potrebbe venire meno nel caso in cui il Ppe si tirasse indietro sulla flessibilità. Una problema non da poco, che rischia di segnare l'inizio del semestre di presidenza italiano. Per risolverlo, Renzi avrà bisogno non solo di tante belle parole.

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