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INTERVISTA 2 Luglio Lug 2014 1940 02 luglio 2014

Ue, Gianni Pittella: «Juncker? Flessibilità o non lo votiamo»

Il Ppe insiste sulla strada del rigore. Il presidente S&D a L43: «Potremmo togliere il sostegno al loro candidato».

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da Strasburgo

Durante la presentazione del semestre italiano al parlamento europeo di Strasburgo l'alleanza tra popolari e socialisti ha iniziato a scricchiolare. Galeotto fu l'intervento del capogruppo del Ppe Manfred Weber che ha ricordato al premier Matteo Renzi: «L'Europa è forte se gli Stati sono forti e se fanno i compiti a casa e rispettano le regole di bilancio». Weber, quindi, ha rimesso in discussione la flessibilità di bilancio sottolineando che «è la strada sbagliata».
«L'ACCORDO COL PPE NON È CERTO». Un'affermazione che ha fatto scattare subito la controffensiva di Renzi e del neo presidente del gruppo S&D Gianni Pittella, che a Lettera43.it ha ricordato che «l'accordo con il Ppe non è certo» e soprattutto che per governare, a Jean-Claude Juncker, serve la maggioranza e quindi il sostegno dei socialisti.
«A partire dal Consiglio europeo si profilava un cambio di rotta che accoglieva la proposta dei governi francese e italiano rispetto all'uso della flessibilità», ha spiegato Pittella. «La flessibilità significa che i governi che fanno le riforme strutturali e sono virtuosi meritano di avere maggiore opportunità negli investimenti. Questo è il punto, nessuno di noi vuole sfasciare i conti pubblici ma abbiamo sperimentato amaramente che l'austerità da sola non riduce il debito, ma determina un grave dissesto sociale con perdita di posti di lavoro, di vitalità delle piccole medie imprese, emarginazione delle classi sociali sempre più vaste».
«JUNCKER HA BISOGNO DI NOI». Un monito chiaro: «Adesso il problema è tutto nelle mani di Juncker», ha detto Pittella. «Nelle audizioni che farà nei gruppi politici, (quella con l'S&D è prevista per l'8 luglio, ndr), se Juncker raccoglie questa nostra istanza noi lo voteremo. Altrimenti», avverte, «sarà difficile, perché senza i voti dei socialisti non c'è la maggioranza».
Pittella ha aggiunto: «Noi non abbiamo mai dato per certo l'accordo con il Ppe, abbiamo detto solo che bisognava rispettare l'esito delle elezioni nella designazione di Juncker, fermo restando che come ogni persona designata deve guadgnarsi il voto della istituzione che deve approvare, quindi il parlamento europeo». Il presidente dell'S&D non mette in discussione la nomina di Juncker: «Va bene come designato, però sta a lui ora trovare i punti di equilibrio».
«WEBER? IL SUO È STATO UN AUTOGOL». Una scommessa «che penso si possa vincere», ha detto Pittella che però ha condannato l'intervento di Weber. «La posizione radicale di Weber è un piccolo autogol, un accaloramento».
La settimana prima del vertice europeo del 26 giugno, infatti, nell'incontro tenuto tra Pittella, Schulz e Weber sulla nomina del presidente della Commissione, «il presidente del Ppe sembrava più in linea con le conclusioni del Consiglio», ha sottolineato il leader dell'S&D. Il quale alla fine ha cercato comunque di minimizzare lo strappo. «Penso che si possa chiarire la vicenda. E questo sarebbe un bene per questa legislatura, che deve fare, operare. E con i numeri che abbiamo in parlamento», ha ricordato ancora una volta, «una sintonia tra socialisti, popolari, liberali - e aggiungo anche Verdi e Gue - è necessaria».

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