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PERSONAGGIO 3 Luglio Lug 2014 0949 03 luglio 2014

Tony Blair, le consulenze d'oro dell'ex primo ministro

Ha un patrimonio di oltre 90 milioni.

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Tony Blair, primo ministro britannico dal 1997 al 2007.

Da eroe del New Labour a consulente strapagato per presidenti autocrati da tutto il mondo.
È questa la parabola di Tony Blair che, stando a quello che scrive The Guardian, è pronto ad accettare l’incarico di consigliere economico del presidente egiziano, l’ex generale al Sisi. Non certo un campione di democrazia.
La carriera politica di Blair si concluse nel giugno 2007, dopo 10 anni e un mese ininterrotti di governo, un record per un premier della sinistra britannica. Quando lasciò il posto a Gordon Brown, la sua popolarità era ai minimi: la scelta di seguire George W. Bush nella disavventura irachena gli era costata in credibilità e consenso. Ma l’uscita di scena ha rappresentato per lui l’inizio di una straordinaria fortuna economica.
16 MILIONI IN BANCA E UN PATRIMONIO DI 90. Tony ha mantenuto i legami con la politica internazionale, diventando inviato speciale per la pace in Medioriente con un mandato del cosiddetto “quartetto”, cioè Nazioni Unite, Usa, Ue e Russia. La sua performance è stata estremamente carente, in sette anni i risultati non si sono visti e ormai sono in molti a chiedere perché mantenga l’incarico.
Intanto le sue ricchezze si moltiplicano. Secondo un’inchiesta del Telegraph, Blair ha oggi un conto in banca di 13 milioni di sterline (più di 16 milioni di euro) e un patrimonio difficilmente calcolabile, ma comunque superiore ai 90 milioni di euro. Il 2013 è stato l’anno in cui ha guadagnato di più dai tempi in cui risiedeva a Downing Street.
L'ex premier britannico ha costruito un vero e proprio impero commerciale, creando una rete di partnership gestite da due società, la Windrush Ventures Limited e la Firerush Ventures Limited, che fanno entrambe riferimento alla Tony Blair Associates.
2 MILIONI DI PROFITTO NETTO NEL 2013. Stando a quanto pubblicato sul sito ufficiale, The office of Tony Blair, la Windrush Ventures Limited ha denunciato nel 2013 un fatturato di 14,9 milioni di sterline con un profitto netto di 2 milioni, in crescita rispetto all’anno precedente del 30%. La società ha dichiarato una liquidità di 8,8 milioni di sterline e ha 35 dipendenti che vantano uno stipendio medio di 86 mila sterline all’anno. I più alti in grado della società sono Catherine Rimmel, una sua ex assistente dei tempi di Downing Street, e David Lyon, un ex banchiere della sezione investimenti della Barclays. La Windrush ha dichiarato una spesa di 12,1 milioni di sterline nell’anno fiscale solo per affitti, viaggi e hotel, un fatto che ha insospettito qualche quotidiano inglese che ha parlato di fatture gonfiate.
Gli affari vanno alla grande anche per la compagnia gemella la Firerush Ventures Limited che ha una liquidità di 4,6 milioni di sterline e ha registrato un profitto di 1,5 milioni. Tony ci tiene a precisare che i profitti delle sue società non sono necessariamente suoi profitti personali e che le tasse vengono pagate interamente nel Regno Unito.

Dal Kazakistan al Kuwait: i clienti di Tony Blair

Tony Blair con l'autocrate kazako Nursultan Nazarbayev.

Il lavoro dell'ex primo ministro consiste principalmente nel fare consulenza. E i clienti sono quantomai eterogenei.
Ci sono la compagnia assicurativa svizzera Zurich International e la banca d’investimento JpMorgan, che nel 2012 gli pagavano una parcella annuale di circa 2,5 milioni di sterline. E ci sono i governi, non tutti esattamente democratici.
Primo della fila il Kazakistan, ricchissimo di materie prime e governato dall’autocrate Nursultan Nazarbayev, al potere da 24 anni. Poi la Mongolia, l’emirato di Abu Dhabi e quello del Kuwait che, nel 2010, sborsò 1 milione di sterline per una relazione dedicata all’analisi del futuro del Paese. L’anno scorso Tony ha esteso la sua rete di consulenze al Vietnam e al Perù, intrattenendo contatti anche con Hong Kong e la Thailandia.
VITALIZIO DA 63.468 STERLINE L'ANNO. Per arrotondare, l’ex prime minister partecipa inoltre a conferenze e convegni con una parcella di circa 300 mila euro. Le richieste non mancano e arrivano soprattutto dagli Usa e dalla Cina.
È stato il relatore più pagato dal Washington Speakers Bureau, il gotha nel mondo delle conferenze, battendo anche l’ex presidente Bill Clinton. Per un seminario di due ore e mezzo nelle Filippine incassò qualche anno fa la straordinaria cifra di 400 mila sterline. Nel 2010 ricevette negli Usa il Liberty Award che consisteva in un assegno di circa 85 mila euro. Lui che è anche titolare di un vitalizio del governo inglese da 63.468 sterline all’anno.
Parte della sua fortuna è finita in un patrimonio immobiliare da sogno: otto case di cui quattro residenze di famiglia nel centro di Londra. Blair e la moglie Cherie vivono in uno stabile da 3,7 milioni di sterline a Connaught Square. Un bel salto dagli angusti, anche se prestigiosi, ambienti di Downing Street. Ma Tony è spesso via, in giro per il mondo con il suo staff a bordo di un jet privato dal valore di 37 milioni di euro che la stampa inglese ha ribattezzato Blair force one.
QUANDO GLI AUTOCRATI ERANO I NEMICI. L’ex leader dei Labour è comunque molto impegnato in imprese filantropiche. Una di queste la Tony Blair Africa Governance Initiative (Agi) offre consulenze, senza profitto, agli stati africani in via di sviluppo. I fondi per queste attività arrivano in parte dal giro d’affari for profit, ma anche da finanziamenti pubblici. Nel 2012 la Agi ha ricevuto più di 800 mila dollari dall’agenzia per la cooperazione del governo americano. Peccato che in alcuni casi l’organizzazione si sia trovata ad aiutare governi corrotti. È accaduto in Malawi dove nel gennaio di quest’anno la consulenza è sta bruscamente interrotta dopo che si era scoperto che i funzionari del governo rubavano a più non posso dalle finanze pubbliche.
«Il mio scopo non è fare soldi, è fare la differenza» ha sostenuto di recente Blair, difendendosi da chi ormai lo reputa un businessman a tutto tondo. Nel luglio 2003, ergendosi a paladino della guerra in Iraq, dichiarava: «Ovunque le persone comuni sono di fronte a una scelta. La scelta è sempre la solita: la libertà, non la tirannia. La democrazia, non la dittatura. Le regole del diritto, non le regole della polizia segreta». Chiusa dietro di sé la porta di Downing Street, tiranni e autocrati si sono trasformati da nemici a clienti. Una differenza, senza dubbio, è riuscito a farla.

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