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POLITICA 4 Luglio Lug 2014 1808 04 luglio 2014

Italia-Germania, Renzi pronto alla guerra di Berlino

Battaglia a Strasburgo e Bruxelles.

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La cancelliera tedesca Angela Merkel col premier italiano Matteo Renzi.

Il braccio di ferro tra Italia e Germania su flessibilità e rigore non è altro che l'ennesimo round tra due concezioni di politica estera diametralmente opposte, con relativi obiettivi geopolitici contrastanti. All'apparenza potrebbe sembrare facile individuare una causa scatenante del doppio forno utilizzato da Berlino nel rapporto con Roma.
RAPPORTI TESI. Le aperture entusiaste di Frau Merkel nei confronti di Matteo Renzi avevano fatto sperare in un cambiamento di verso del rigorismo teutonico, ma il nein pronunciato dal capogruppo Ppe, in replica al discorso del premier per l'apertura del semestre di presidenza italiana del Consiglio d'Europa, è stata un doccia fredda. Anzi, gelata, e ha riportato lo stato delle cose a dove erano esattamente 40 giorni fa, prima dello stravolgimento dovuto alle elezioni europee.
Cosa è accaduto, allora, tra Italia e Germania?
A sorpresa la risposta la fornisce a Lettera43.it un ex ministro del governo Berlusconi, esperto di strategie geopolitiche.
«LA GERMANIA CI VUOLE DEBOLI». Uno di quelli - è opportuno sottolinearlo - che non si è mai opposto al Patto del Nazareno. «La vicenda è molto semplice: la proposta di abolire il Senato, con tanto di accordo tra Renzi e il Cavaliere, spaventa i partner europei più forti, perché a loro conviene trattare con la solita 'Italietta' impantanata».
Il senso del discorso diventa più chiaro nella seconda parte del ragionamento: «La nostra Lombardia è la regione più ricca d'Europa, il nostro manifatturiero è di alta qualità e il turismo una risorsa che Berlino si sogna soltanto. Finora ci siamo scannati tra di noi e gli altri Paesi, Germania in testa, lucravano. Se avessimo governabilità e meno burocrazia nelle decisioni, potremmo diventare una locomotiva per tutto il Vecchio continente. Ma così la Merkel non avrebbe più lo stesso potere di oggi. Ecco perché non vogliono dare ossigeno all'Italia. A loro non conviene».

Renzi pronto a giocare le sue carte nel Consiglio europeo

Martin Schulz, presidente del parlamento europeo.

La riflessione della fonte forzista convince anche il Giglio magico renziano. Sono in molti ad annuire ascoltando il resoconto della confidenza raccolta da Lettera43.it, ma c'è anche chi va oltre. «Matteo ha stretto un ottimo legame con Obama, e i tedeschi, storicamente, non hanno mai avuto grande simpatia (e sintonia) con gli americani. E al presidente degli Usa, così come al premier, interessa sviluppare le aree del Mediterraneo. Cosa che, evidentemente, non è nei piani dei paesi nord-europei».
«IL PREMIER È DELUSO DA SCHULZ». Chi conosce bene Renzi, racconta che il presidente del Consiglio «sicuramente non avrà apprezzato il silenzio di Martin Schulz. Se non fosse stato per Matteo e il Pd, prima forza politica in Ue, il Pse avrebbe fallito clamorosamente. Ancora peggio delle scorse elezioni».
Anche se, conclude l'interlocutore, «nessuno di noi si stupisce di questo atteggiamento: del resto in Europa ognuno pensa al proprio Paese d'origine e non al gruppo politico di appartenenza. E Schulz è tedesco».
L'improvvisa sfuriata di Manfred Weber, comunque, non ha trovato impreparato il capo del governo.
PALAZZO CHIGI VUOLE UN MINISTERO UE DI PESO. La nota di Palazzo Chigi in cui si dice, in sostanza, che «l'Italia non ha timore di nessuno», è un avvertimento molto forte, anche in vista delle prossime nomine da definire nelle istituzioni continentali.
A partire dalla scelta dei commissari e, soprattutto, dei dicasteri.
Assodato che Roma pretende un ministero Ue di 'peso' (agricoltura in primis) e la figura di Mr. Pesc (l'alto rappresentante per la Politica estera), in ogni caso Renzi sta tentando di smorzare la forza del gruppo che Jean-Claude Junker dovrà guidare, dichiarando che a suo modo di vedere le cose, sarà il Consiglio europeo ad avere l'ultima parola. E lì la Germania vale un solo voto.
«Oltretutto», suggerisce un deputato renziano della prima ora, «Merkel ha perso l'appoggio di un alleato come la Francia, dove Hollande è debolissimo e il Front National di Marine Le Pen è praticamente inarrestabile dopo le disavventure giudiziarie di Nicolas Sarkozy».
In poche parole, «in quel consesso vale la forza attrattiva dei singoli leader e Renzi fa paura a tanti».

Ipotesi di un'alleanza con Farage sui singoli temi

Il leader dell'Ukip Nigel Farage.

Ma anche il parlamento Ue ha un suo peso. Ed è infatti a Strasburgo che si gioca un'altra partita importante che, riferiscono fonti di centrosinistra, potrebbe vedere una strana alleanza strategica, in casi estremi e solo su singoli temi, anche con lo Ukip di Nigel Farage (che lo scorso 2 luglio ha applaudito il discorso dell'ex sindaco a Strasburgo).
ANCHE IL M5S LANCIA SEGNALI. «Alcuni argomenti sono condivisibili», dice la gola profonda della minoranza Pd più vicina al segretario, «e le aperture avvenute in Italia da parte del cerchio magico di Grillo, al netto delle sceneggiate di facciata del comico bollito Beppe, sono segnali da leggere tra le righe».
Dal Nazareno non confermano né smentiscono queste indiscrezioni, ma fanno notare che questa è una strategia «a dir poco d'alemiana. Infatti uno degli eurodeputati di cui Matteo ha più stima è proprio Roberto Gualtieri», che alla corte di Baffino c'è cresciuto.
TORNA A GIRARE IL NOME DI D'ALEMA. E chissà che questa mossa non sia proprio il prologo per un clamoroso ritorno sulla scena proprio di Massimo D'Alema.
Più volte l'ex premier è stato dato in corsa per un posto in Europa (ma allo stesso tempo anche per una panchina ai giardinetti), ma senza ricevere mai certezze dal golden boy dem. Anzi.
Sarebbe una svolta epocale per il nuovo Pd e per lo stesso Renzi. Con buona pace di Enrico Letta, che a meno di 50 anni si dovrebbe accontentare un'altra volta di assistere da semplice spettatore ad una partita fondamentale. E di Napolitano, che pur preferendo il predecessore di Renzi al lìder Maximo, dovrebbe accettare e sostenerlo per il bene del Paese.
Insomma, il braccio di ferro tra Italia e Germania, altro non è che l'ennesimo round tra due concezioni di politica estera diametralmente opposte e obiettivi geopolitici contrastanti.
Ma adesso siamo alla sfida finale.

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