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SCONTRO INTERNO 4 Luglio Lug 2014 2026 04 luglio 2014

Riforme, Guerini: «Il Pd non vuole frenare»

Bersani e Cuperlo incalzano il premier.

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Lorenzo Guerini.

Il vice segretario del Partito democratico Lorenzo Guerini si è pronunciato sul tema delle riforme il 4 luglio a margine di un'iniziativa: «Si è già più volte svolto un ampio e approfondito dibattito all'interno del Pd» su Senato e legge elettorale «e un'ampia maggioranza ha indicato la strada».
Il dibattito prosegue in parlamento «per mettere a punto dettagli significativi», ma «non deve diventare l'occasione per frenare», ha dichiarato Guerini.
Si sono fatti sentire tuttavia i primi scricchiolii nella 'pax' renziana tra le anime del Partito democratico. Sul fronte della politica economica ma anche, e soprattutto, sul tema delle riforme, è tornato infatti a farsi sentire un 'controcanto' al segretario e premier. Ma che alle orecchie di Matteo Renzi è suonato come il tentativo di rimettere in discussione decisioni acquisite e frenare l'azione del governo, scoprendo il fianco agli attacchi esterni.
BERSANI: «SERVE CONCRETEZZA». In Europa «Renzi ha portato una posizione volitiva, ora si tratta di andare al concreto perché si deve precisare cosa si intende con la parola flessibilità», ha affermato Pier Luigi Bersani. «Bene il piglio» di Renzi: «adesso cerchiamo di chiudere gli incidenti comunicativi con la Bundesbank e teniamo fermo il punto», ha sottolineato l'ex segretario Pd. «Devono dirci come mai con le politiche antidebito in questi anni il debito è cresciuto e il Pil calato».
Secondo Stefano Fassina, viceministro del governo Letta, «il punto non è la flessibilità, ma una rotta di politica economica insostenibile che porta l'Europa a sbattere».
CHIESTE MODIFICHE ALL'ITALICUM. Parole che hanno fatto storcere il naso ai parlamentari renziani, nelle ore in cui il premier era alle prese con un durissimo botta e risposta con la Banca centrale tedesca. Tanto più se si aggiunge che sul fronte delle riforme istituzionali, sia Bersani che Gianni Cuperlo sono tornati a chiedere modifiche all'Italicum, con il superamento delle liste bloccate. L'obiettivo, hanno assicurato bersaniani e cuperliniani, non è bloccare le riforme, ma far risuonare un campanello d'allarme su un «nodo spinoso», prima che Renzi blindi in maniera irreversibile l'accordo sulle liste bloccate con Silvio Berlusconi. Renzi non ha risposto in prima persona, ma ha lasciato che a parlare per suo conto fosse Guerini.
RENZI: «RESTYLING DEL PAESE». Il premier lo ha ribadito più volte: il 40% di voti al Pd deve essere investito nelle riforme, perché è quel che chiedono i cittadini.
Il piano dei mille giorni, ha detto in conferenza stampa con Barroso a Villa Madama, ha come obiettivo «un grande restyling complessivo» del Paese, un «cambiamento profondo». In ambienti renziani si è osservato che dietro la nuova effervescenza dei toni all'interno del partito, ci potrebbe essere una battaglia in corso nella minoranza sulla composizione della prossima segreteria. La pax renziana avrebbe dovuto infatti portare a una gestione condivisa del Pd, con l'ingresso in segreteria di esponenti della minoranza, ma il nodo della composizione non è stato ancora sciolto e qualche renziano ha ipotizzato che il premier possa alla fine rinunciare all'idea della segreteria unitaria.
Ma dalla minoranza hanno fatto sapere di aver dato disponibilità all'ingresso e aver fornito una rosa di nomi: spetta a Renzi decidere, sintetizzano, se possibile aprendo una discussione sull'impostazione da dare al partito.

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