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TENSIONI 4 Luglio Lug 2014 1600 04 luglio 2014

Weidmann-Renzi, traduzione sbagliata

Il numero uno della Bundesbank ha solo citato il premier.

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da Berlino

Matteo Renzi e il numero 1 della Bundesbank, Jens Weidmann.

Se la mattina del 4 luglio la stampa tedesca che si occupava del discorso del capo della Bundesbank, Jens Weidmann, al Consiglio economico della Cdu titolava sui dubbi e le critiche riguardo all'introduzione del salario minimo approvato poche ore prima dal Bundestag, non era solo per una predilezione per le questioni di politica interna.
In fondo, una polemica diretta e rinnovata con l'Italia, e in particolare con il suo benvoluto nuovo primo ministro Matteo Renzi, per di più all'esordio del semestre di presidenza europeo, sarebbe stata una notizia anche in Germania.
WEIDMANN NON ATTACCA RENZI. Il problema è che non lo era. Nel brogliaccio di Weidmann non c'era alcun attacco diretto al premier italiano. Ma soprattutto non c'era alcun elemento di novità. Al contrario molta roba vecchia, già ascoltata cento altre volte, sempre la stessa: il rigore da perseguire, la flessibilità da utilizzare nell'ambito delle regole già stabilite, le riforme da realizzare e non solo annunciare, i piccoli progressi dei Paesi che hanno cominciato a farle (Grecia, Spagna, Portogallo) e la situazione di stallo di coloro che si attardano (Italia e Francia).
L'ORGOGLIO TEDESCO. Il tutto condito dalla lezione tedesca tanto cara a politici e industriali di Berlino: il ricordo di quando era la Germania il malato d'Europa e Schröder e i suoi ministri si rimboccarono le maniche, vararono riforme, se non lacrime e sangue certamente dolorose, e rimisero in piedi il Paese.
Un tormentone che insegue i Paesi in crisi del Sud Europa ormai da quattro anni, utilizzato a proprio uso e consumo, sorvolando sul fatto che a quella Germania venne concesso di sforare la soglia del criterio di Maastricht. Ma tant'è: nulla di nuovo, di sconvolgente, nel discorso di Weidmann.
LA CITAZIONE MALE INTERPRETATA. C'è - è vero - un passaggio, in cui il governatore della Bundesbank ha citato Renzi. È quando riprende un'immagine che il premier italiano ha usato nel discorso a Strasburgo, quella «di un'Europa come vecchia, noiosa zia che ci dice quel che dobbiamo fare».
Sulla stampa italiana quel passaggio è precipitosamente ed erroneamente rimbalzato come se fosse Renzi a dire ai tedeschi (o alla Bundesbank) quel che devono fare.
Nel migliore dei casi si è trattato di un errore di traduzione, di una frase mal interpretata rimbalzata fuori senza verifica dalla sala dei saggi economisti della Cdu.
LA BOLLA MEDIATICA. Ma il problema vero è che da qualche giorno è stata creata una bolla mediatica su presunte aperture e altrettanto presunte chiusure da parte del governo tedesco riguardo la linea del rigore, che invece è rimasta nella sua impostazione di fondo sempre la stessa. Con tanto di retroscena più o meno verosimili, di divisioni del panorama politico tedesco in falchi e colombe, nella più classica tradizione italiana.
È l'errore che si dovrebbe evitare: applicare a un altro Paese le categorie interpretative del proprio. Perché poi un pronome può cambiare il senso delle cose.

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