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STRATEGIE 5 Luglio Lug 2014 1931 05 luglio 2014

Forza italia, gli obiettivi della fronda anti riforme

Perché Minzolini e Brunetta si oppongono al patto del Nazareno.

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Renato Brunetta nella sala stampa della Camera dei deputati.

Il tridente Brunetta-Capezzone-Minzolini non molla la presa. E continua a remare contro le riforme e al rinnovato Patto del Nazareno stretto tra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi. Innescando una guerra intestina tra i pezzi grossi di Forza Italia. L'obiettivo di questa resistenza è duplice: si vuole evitare che il partito sia rottamato dal lealista (e anti-Renzi) Raffaele Fitto, pronto ad avventarsi sulla carcassa politica dell'ex Cav. E che l'accelerazione sulle riforme porti al voto anticipato. E, a quel punto, il timore di non essere più candidati - soprattutto senza la protezione del grande capo - è alto.

Lo sgretolamento di Forza Italia e il terrore della rottamazione

Silvio Berlusconi e Raffaele Fitto.

Proprio nelle ore successive all'ultimo incontro tra Renzi e Berlusconi del 3 luglio, conversando tra i divanetti del Transatlantico, qualche deputato di Forza Italia, tra consapevolezza e rassegnazione, preconizzava la fine di un ciclo. Quello del Cav, anche se con amara ironia: «La divisione Politica di Fininvest chiude i battenti».
LA GUERRA DI SUCCESSIONE. Il riferimento, puramente voluto, era allo sgretolamento in atto nel partito, lacerato da una mancanza sempre più pesante della leadership berlusconiana, ma soprattutto dalla «guerra di successione» al padre fondatore.
E in questo clima già rovente, la presenza sulla scena di un capo carismatico (e vincente nelle urne, fatto tutt'altro che secondario nella cultura di centrodestra dopo il ventennio di Silvio) come Matteo Renzi, non ha fatto altro che accelerare il processo.
FITTO SI PROPONE COME ANTI-RENZI. Dentro Forza Italia quello che più conta ora è non finire rottamati. Da chi? La risposta è semplice: Raffaele Fitto. «Non è un mistero che voglia prendere le redini del partito e candidarsi come anti-Renzi», confida una fonte a Lettera43.it. «Finora Berlusconi e il suo cerchio magico sono riusciti a respingere le offensive, ma dopo i risultati delle Europee, sia quello del partito sia quello personale di Fitto, mi sa che nemmeno Silvio potrà far niente per bloccare l'ascesa di Raffaele».
LE SVOLTE FILO MATTEO DI SILVIO E FAMIGLIA. La gola profonda azzurra invita a leggere con attenzione le ultime svolte compiute dal Cav e la sua famiglia. «Francesca Pascale e Berlusconi che aprono alle unioni civili tra gay e l'endorsement di Pier Silvio nei confronti di Renzi, oltre alla rinnovata fiducia nel Patto del Nazareno, sono tutti segnali mandati alla fronda interna, piuttosto che ai nostri nemici-alleati di Palazzo Chigi».
LE MIRE NEO-DEMOCRISTIANE. In sostanza, Forza Italia «cambia verso» per rendersi indigeribile a chi pensa di sottrarre lo scettro all'ex premier. Soprattutto quelli di comprovata estrazione democristiana e conservatrice: «Fi è nata come movimento liberale, e non per essere la copia pasticciata della Democrazia cristiana».
In questa partita poi se ne inserisce un'altra, quella della «sopravvivenza dei singoli». Finora il collante Berlusconi aveva messo a tacere anche i dissidi, gli odi personali e gli sgambetti. «Tanto alla fine l'ultima parola spettava sempre al capo. E se voleva salvarti ti salvava».
Oggi invece tutto questo non c'è più, e il leader «è impegnato a salvare le sue aziende e la sua pelle dalla galera», dice amaro chi frequenta San Lorenzo in Lucina.

Brunetta, Minzolini e Capezzone cercano di guadagnare tempo

Loredana De Petris, Vannino Chiti, Mario Mauro, Anna Cinzia Bonfrisco e Augusto Minzolini alla Camera.

Dunque, le levate di scudi di dirigenti di primo piano come Renato Brunetta, Augusto Minzolini e Daniele Capezzone che si sono schierati contro lo spirito riformista di Silvio non sono altro che «mosse per prolungare il dibattito sulle riforme, di conseguenza la legislatura, e guadagnare tempo per capire in che direzione soffia il vento».
Insomma, spiega la fonte: «È tutta una questione di cadrega: Berlusconi è la loro assicurazione sul posto, e se oggi o domani Renzi dovesse riportarci al voto, Forza Italia avrebbe obbligatoriamente un nuovo leader. E chi garantisce loro, ma anche a noi, di essere rimessi in lista se a guidarci fosse, per esempio, un democristiano come Fitto?».
I DUE FRONTI AZZURRI. Secondo le indiscrezioni, dunque, le tensioni e le voci discordanti nel partito azzurro sono frutto di due lotte parallele: una per la leadership e un'altra per la «sopravvivenza» personale di alcuni esponenti. Nell'era della rottamazione, anche queste sono scene da fine impero. Quello di Berlusconi.

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