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ACCORDI DIFFICILI 5 Luglio Lug 2014 1147 05 luglio 2014

Preferenze, Orfini: «Non vedo cosa c'entrino»

Il presidente Pd sulla possibile intesa con il M5s sulle riforme.

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Il ministro per le Riforme Maria Elena Boschi, Roberto Calderoli e Anna Finocchiaro in commissione Affari Costituzionali del Senato.

Che c'entrano le preferenze? Matteo Orfini, neopresidente del Partito democratico (Pd), sembra chiudere le porte a una possibile intesa con il Movimento 5 stelle. «Con un impianto ipermaggioritario e questa riforma costituzionale, si corre il rischio che una minoranza del Paese prenda tutto, eleggendo il presidente della Repubblica», ha dichiarato Orfini mostrandosi insofferente all'impianto pattuito tra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi con il patto del Nazareno: «Su questo ha ragione Bersani ed è possibile rafforzare i contrappesi».
Tuttavia il presidente dem ha chiuso anche alle obiezioni grilline: «Non vedo, però cosa c'entrino le preferenze. Anzi, le preferenze in Italia furono superate perché in alcuni casi erano strumento che favoriva il malaffare».
PREFERENZE USATE DAL MALAFFARE. «Trovo curiosa», ha aggiunto, «l'idea che le preferenze siano lo strumento perbilanciare un eventuale eccesso di potere del premier e della maggioranza». Quanto alle richieste della minoranza, «abbiamo sempre discusso approfonditamente al nostro interno. L'invito è a vivere questa discussione come Pd, senza dividerci tramaggioranza e minoranza. Cerchiamo soluzioni», «ricordando che esiste un quadro frutto di un accordo con le altre forze politiche».
IPOTESI COLLEGI O LISTE CORTE. Sulle preferenze, ha continuato Orfini, «si possono trovare delle soluzioni intermedie. La migliore sarebbe quella dei collegi. Se invece ci saranno liste bloccate, che siano» almeno molto corte, sul modello spagnolo. E alla domanda se un'intesa con il M5S sia possibile, Orfini ha risposto: «Il patto del Nazareno nacque quando chiedemmo alle altre forze di collaborare per le riforme. Forza Italia disse sì, il M5S no. Ora Grillo ha cambiato idea e vedremo se è possibile una convergenza. È chiaro però che cerchiamo diallargare l'alleanza per le riforme, non di costituirne una alternativa».

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