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SCENARIO 5 Luglio Lug 2014 2117 05 luglio 2014

Riforme, Grillo con fronda Forza Italia e Pd

Il M5s per il referendum sul Senato.

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Beppe Grillo a Roma.

Torna in salita la strada delle riforme. Ai dubbi di una parte del Pd e a quelli dei frondisti di Forza Italia, si aggiungono le minacce di Beppe Grillo, che inizia a soffiare sul vento del referendum.
Costituzione alla mano, il M5s ora punta sui dissidenti dell'intesa del Nazareno e spera che il nuovo Senato non ottenga i due terzi dei voti, aprendo così le porte a una consultazione popolare.
INCONTRO A RISCHIO. Intanto, l'annunciato incontro tra il premier Matteo Renzi e la delegazione dei grillini sulla legge elettorale è sempre più in bilico e c'è chi, come Stefano Pedica della Direzione Pd, invita il presidente del Consiglio, anche come censura nei confronti dell'attacco del M5s contro Napolitano («È morto Giorgio, quello sbagliato», ha infatti twittato la responsabile web riferendosi a Faletti), ad «annullare» l'appuntamento.
L'AVVERTIMENTO DI SERRACCHIANI. «Decideremo nelle prossime ore», ha fatto sapere la vicesegretaria Debora Serracchiani che però ha avvertito - anche a uso interno Pd - che «diremo no a chi vuole frenare il cambiamento».
In un'intervista su Avvenire, in edicola il 6 luglio, Serracchiani non guarda però solo al M5s ma anche e soprattutto agli ex dirigenti democrat: «A Bersani non piacciono queste riforme? Bè, che dirle... francamente non abbiamo nostalgia di un Pd al 25%, che perdeva le elezioni ed era poco autorevole in Europa. Noi come nuova classe dirigente democratica chiediamo con forza la collaborazione di chi ci ha preceduto, ma non gli permetteremo di frenare», ha messo in guardia.
ACCELERATA SULLE RIFORME. Renzi, da parte sua, mostra di essere determinato ad andare a vanti e i suoi lo descrivono per nulla preoccupato dai distinguo che in questi ultimi giorni sono tornati ad affacciarsi in casa Pd.
«Se vogliamo costruire il futuro», ha detto da Bolzano, «non possiamo esser schiacciati sul presente». E comunque, rassicura Serracchiani, «la riforma del Senato è alla portata, ci sono le condizioni per farla». Riforma di cui il premier parlerà con i senatori Pd martedì nel corso di un'assemblea del gruppo in vista dell'approdo in Aula a Palazzo Madama del provvedimento.
SENATO LEGATO ALL'ITALICUM. Il Senato delle Autonomie disegnato dal ddl Boschi continua infatti a preoccupare molti, anche dentro il partito del premier. Anche perché, è la tesi, la riforma di un ramo del parlamento deve essere letta insieme col nuovo modello elettorale.
Al di là della polemica sulle preferenze (invocate da Bersani) per il presidente del Pd Matteo Orfini, per esempio è necessario rafforzare le garanzie e i contrappesi per evitare che una minoranza nel Paese riesca a prendere tutto, presidente della Repubblica compreso.
I DUBBI DEL MISTO E DELL'UDC. La scelta di quanti intrecciano il dibattito sulle riforme costituzionali con quello delle nuove regole di voto è però rischiosa secondo i partiti più piccoli. «Affrontiamo le questioni», ha provato a frenare il presidente del gruppo Misto alla Camera Pino Pisicchio, «una per volta, cominciando dal Senato. Poi sarà a volta della riforma del Titolo V e della legge elettorale».
Stessa musica da parte dell'Udc: «Non si possono fare le riforme senza né testa né coda. Prima», ha affermato il vicesegretario vicario Udc Antonio De Poli, «chiudiamo la riforma del Senato».
Fatto sta, che anche concentrandosi solo sul Senato non mancano difficoltà a tenere tutti uniti. Oltre i mal di pancia interni al Pd anche i frondisti di Forza Italia infatti non mollano e insistono nel chiedere il Senato elettivo: «Il nostro presidente», si legge nel Mattinale, la nota politica redatta dallo staff del gruppo Fi della Camera dei deputati, «non manda a monte un patto, e noi con lui». Ergo: «Diremo sì, ma ci faccia dire - è la richiesta che rivolgono al premier - un bel sì».

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