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MAMBO 7 Luglio Lug 2014 1126 07 luglio 2014

Renzi, i suoi critici e l'arma del golpe

Chi si oppone al premier lo accusa di essere un pericolo per la democrazia. Ma è solo un boomerang. Che fa guadagnare consensi al segretario Pd.

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Il premier Matteo Renzi.

L’opposizione a Renzi, sulla cui legittimità neppure si deve discutere, ha scelto di alzare i toni dello scontro.
Penso sia all’opposizione interna al Pd, sia a quella della declinante galassia berlusconiana, sia a quei settori dell’informazione, è il caso di Scalfari e del Fatto quotidiano, che ormai vivono con fastidio quasi fisico la presenza del nuovo premier sulla scena pubblica come protagonista assoluto.
Sono atteggiamenti, ripeto, legittimi che però possono essere indagati e criticati a partire dalle intenzioni e dal modo in cui rappresentano la loro battaglia ma soprattutto il nemico da battere.
IL MIRAGGIO DEL RIFORMISMO BUONO. Da Chiti a Minzolini a Mineo, a Casson a Padellaro e Travaglio per finire al Fondatore di Repubblica, pur così diversi e persino lontani, vogliono incarnare il riformismo buono, quello che non stravolge né le regole né le istituzioni.
Ognuno si racconti come vuole. Io potrei raccontami di essere giovane e biondo e visibilmente non lo sono ma nessuno potrà mai impedirmi di avere questa immagine di me. Diciamo quindi che questo mondo, anzi questi mondi sono riformisti ancorché a modo loro.
IL PRESUNTO «PERICOLO PER LA DEMOCRAZIA». Il punto politico è che la loro battaglia si svolge su un unico tema: Renzi è una minaccia per la democrazia. Lo ha scritto in prima pagina, a tutta prima pagina, Il Fatto quotidiano, lo dicono più o meno esplicitamente gli altri oppositori. Inutile insistere nel ricordare quanto di antico e perverso vi sia nel catalogare ciò che non ci piace come minaccioso per la democrazia. Inutile invitare questi oppositori a fare viaggi di studio all’estero per vedere come convivano, democraticamente alla pari, visioni come la loro e quelle che sono opposte alla loro.
Quello che mi sta a cuore rilevare è che stiamo per entrare in un’altra fase dell’anomalia italiana, condizione disperata che non vuole lasciarci. L’anomalia italiana è quella espressione che giudica il nostro Paese eccezionale sia nelle specificità ritenute positive sia nella minaccia incombente di finire nelle grinfie di nuovi dittatori.
UNO SPAURACCHIO BIPARTISAN. È questo un tema che hanno cavalcato tutti: la vecchia sinistra contro Berlusconi e viceversa, e oggi gli oppositori di Renzi. La storia italiana sarebbe tutta anomala persino con suggestioni criminali perché le proposte radicali sono ovviamente frutto del pensiero di Licio Gelli.
Io penso che non solo non sia vero ma che questo modo di ragionare uccida l’Italia. Le proposte di Renzi non fanno correre alcun pericolo democratico al Paese, sono anche personalmente stupefatto che personaggi che hanno la mia stessa storia politica oggi sostengano che le preferenze e il bicameralismo perfetto siano la chiave della democrazia.
Temo ormai un incanaglimento del dibattito politico. Se Renzi sta attentando alla democrazia, come scrivono quelli del Fatto, contro Renzi è tutto legittimo. L’Italia sarebbe ancora una volta un Paese a rischio. Democraticamente a rischio.
LA STRATEGIA DELLA BLITZKRIEG. L’unico rischio che vedo è che cerchino la guerra lampo gli avversari di Renzi, una guerra asimmetrica, fatta di agguati e di disinformazione. Una guerra che mi sta rendendo Renzi non solo simpatico, ma che soprattutto spingerà me e tanti cittadini a tifare per lui più di quanto avremmo voluto. Perché l’unica cosa che non si sopporta più è la presenza di questi iettatori che danno per spacciata una democrazia che cerca di rinnovarsi.

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