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RETROSCENA 7 Luglio Lug 2014 1615 07 luglio 2014

Riforme, Pd-M5s: perché l'incontro è saltato

Renzi avrebbe usato lo streaming solo per fare pressing su B.

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Beppe Grillo.

Vertice sì - vertice no. Il secondo appuntamento in streaming tra il Pd e il M5s, che avrebbe dovuto svolgersi il 7 luglio, è definitivamente saltato. Tra conferme, come quella ricevuta dal vicepresidente della Camera, il grillino Luigi Di Maio, da parte del vicesegretario dem, Lorenzo Guerini, e smentite (appena due giorni fa Debora Serracchiani, altro vicesegretario democrat, si era trincerata dietro un «Decideremo in queste ore»), a risolvere il giallo ci ha pensato Roberto Speranza.
IL NIET DI SPERANZA. Il capogruppo Pd a Montecitorio in una lettera alla presidente della Camera, Laura Boldrini, ha spiegato che «il confronto potrà svolgersi solo dopo formali risposte» da parte del M5s. Dunque, a Largo del Nazareno non sarebbero bastate le aperture del Movimento di Grillo messe nero su bianco dallo stesso Di Maio in un’intervista al Corriere della Sera.
È solo un problema di diffidenza nei confronti dei pentastellati e, quindi, delle loro reali intenzioni di confronto sulle riforme, oppure il Pd ha usato l'incontro M5s per stanare Silvio Berlusconi e costringerlo a rinsaldare il Patto del Nazareno?
GRILLO FA SALTARE IL TAVOLO. Pare che Beppe Grillo una risposta se la sia già data. In un post al vetriolo sul blog ha fatto saltare il tavolo con i democratici. «Si prende atto», ha scritto il leader M5s, «che un confronto democratico e trasparente in Italia è oggi impossibile». «Si prende atto che Renzi, le cui palle sono sul tavolo di Verdini e Berlusconi, rifiuta con il M5s ogni confronto democratico e che l'Italia dovrà pagarne tutte le conseguenze». Ma successivamente Grillo ha fatto un parziale dietrofront, rispondendo 10 volte sì alle 10 domande del Pd sulle riforme.

Renzi e la strategia del doppio forno per stanare Berlusconi

Matteo Renzi.

In realtà, «il mancato appuntamento in streaming potrebbe nascondere dell’altro», racconta a Lettera43.it un piddino che preferisce rimanere anonimo. «La politica del doppio forno, scaturita dalla richiesta M5s di confronto sulla legge elettorale, è servita a Matteo Renzi solo per stanare Silvio Berlusconi e, quindi, per rinverdire il Patto del Nazareno». È difficile, però, immaginare l’ipotesi di una richiesta esplicita avanzata da Berlusconi al premier di stoppare il dialogo con il Movimento in cambio dell’appoggio azzurro sulle riforme, «anche perché Renzi non è tipo da scendere a compromessi».
D'ATTORRE: «FORZA ITALIA NON DÀ LE CARTE». Un’idea che neppure il deputato democratico Alfredo D’Attorre prende minimamente in considerazione: «Sarebbe davvero stravagante che un partito che ha straperso le elezioni europee e che ha un leader decaduto possa dare le carte in questo modo. Lo escludo», dice.
Anche la fonte dem non ha dubbi: «A condurre le danze è stato solo Renzi. È evidente, infatti, che le avance grilline non potevano arrivare in un momento migliore per il presidente del Consiglio, con il leader azzurro in difficoltà soprattutto dopo il voto delle Europee. Insomma, Il M5s sarebbe stato solo un mezzo per mettere alle strette Forza Italia e arrivare al fine di rinsaldare il vecchio accordo di febbraio con l’ex Cav».
LA RABBIA PENTASTELLATA. Che l’ipotesi non sia peregrina, d’altronde, lo conferma in qualche modo il post pubblicato sui social dalla pentastellata Laura Castelli: «Qualunque sia il motivo del no al secondo incontro col Pd di Renzi, per me non ci sono scuse...Noi, #M5s abbiamo sempre fatto sul serio in questo anno e mezzo...qui i cialtroni sono altri...», si sfoga la deputata, «sono quelli che non possono dire pubblicamente che il loro accordo con Mister B supera ogni cosa».


Walter Rizzetto, tra i dissidenti 5 stelle, non ci gira intorno. «Serve lungimiranza politica. È evidente che ciò di cui aveva bisogno Renzi era fare il tagliando all’asse con Berlusconi. D’altronde», ragiona il parlamentare, «i patti sono fatti per essere rispettati. Il leader di Forza Italia e quello del Pd si sono messi d’accordo prima, quando noi eravamo ancora chiusi a riccio e contrari a ogni forma di dialogo».
RIZZETTO: «PER IL PD MISSIONE COMPIUTA». Rizzetto, dunque, tira le somme degli ultimi accadimenti: «Per Renzi, l’incontro con il M5s era funzionale a spaventare il suo partner e ci è riuscito. Dunque, per il Pd, la missione può dirsi compiuta».
Secondo il pentastellato, però, «tutto ciò si poteva e doveva capire prima». «Noi avremmo dovuto gestire questa partita in maniera diversa», è la sua autocritica. «Dopo le Europee dovevamo confrontarci in assemblea parlamentare e con la Base e, quindi, fare un’opposizione dura e responsabile. Almeno fino a ottobre. Per poi dialogare, a quel punto, non sulla legge elettorale, bensì su altri temi caldi a partire dal lavoro».
MINZOLINI: «IL PATTO CON FI? CONVIENE AL PREMIER». Da Forza Italia è il senatore Augusto Minzolini, tra i ribelli capofila della battaglia sulla riforma di Palazzo Madama, a dire la sua. Il senatore azzurro si limita «a guardare i fatti». E i fatti, dice, «attestano, innanzitutto, che non è stato certo Renzi a cercare il dialogo con il M5s. Sono stati i 5 stelle a chiedere un confronto. E, poi, diciamoci la verità: i benefici del Patto del Nazareno sono molto maggiori per il Pd che per Fi». Insomma, lo stallo nel dialogo con il Movimento di Grillo avrebbe alla base solo «ragioni di contenuti. Gli interessi del presidente del Consiglio, infatti, sono del tutto confliggenti con quelli di Grillo. Tutto qui».

Il Patto del Nazareno non si tocca. Al M5s qualche concessione

Matteo Renzi. Dietro di lui, un'immagine di Silvio Berlusconi.

Ormai, però, il dato è tratto. Rimane da capire come evolverà il dialogo tra Pd e M5s. Su questo, la fonte dem non ha dubbi: «Renzi è persona pragmatica e sa bene che un confronto con il M5s finirebbe per riaccendere il fuoco interno sia al Pd sia a Forza Italia, più di quanto non lo abbia già fatto».
Quale sarà allora la strada da percorrere? «L’asse portante rimarrà l’accordo del Nazareno. E a Grillo si cercherà di dare un contentino qua e là».
I RISCHI DI UN ACCORDO ESCLUSIVO CON B. Un’ipotesi che fa rabbrividire D’Attorre: «Al di là dell’incontro saltato, sul piano politico sarebbe un grave errore interrompere il dialogo con il Movimento di Grillo e rinchiudersi in una collaborazione esclusiva ed escludente con Forza Italia».
In Renzi, tuttavia, «prevarrà la saggezza. Si renderà conto pragmaticamente che la legge Verdini-Berlusconi non va da nessuna parte. Ma soprattutto», conclude il parlamentare, togliendosi un sassolino dalla scarpa, «che storicamente il vero sabotatore delle riforme è sempre stato il leader azzurro…».

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