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MEDIORIENTE 8 Luglio Lug 2014 0545 08 luglio 2014

Israele, il terrorismo interno torna a fare paura

Chi sono i fondamentalisti di Price tag.

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Per i vertici del Mossad, la famigerata intelligence israeliana, «il problema palestinese è un minaccia più seria del nucleare iraniano per l'esistenza dello Stato».
Ma la miccia di una possibile, temuta terza Intifada non è addebitabile unicamente, e forse neanche più in primo luogo, alle cellule estremiste nascoste tra il 20% della popolazione araba frustrata, proliferate negli incubatori dell'odio dei ghetti di Gaza e della West Bank (Cisgiordania).
Come dimostra la storia recente di Israele e anche la reazione di ferma condanna del governo israeliano all'uccisione, per vendetta, del 16enne palestinese Mohammed Abu Khdeir, le radici della violenza vanno anche rintracciate, e sempre di più, nell'allargarsi dei gruppi ultra-nazionalisti all'interno dello Stato ebraico.
NETANYAHU PREDICA CALMA. Consapevole della deriva, persino il premier Benjamin Netanyahu ha frenato alle «reazioni avventate» di rappresaglia verso Hamas, raccomandando a tutti di agire «in modo responsabile per ristabilire le quiete e la sicurezza» e condannando gli «autori dell'orrendo crimine» contro Abu Khdeir. «Nella società israeliana», ha chiosato il capo del governo solitamente intransigente con i palestinesi, «non c'è spazio per gli assassini, né ebrei né arabi».
PRICE TAG, MESSI AL BANDO NEL 2013. Le istituzioni israeliane hanno preso le distanze dagli ultra-nazionalisti che, dai pochi, seppur sanguinari, cani sciolti degli Anni 90, negli ultimi tempi, secondo le stime dei servizi segreti interni (Shin Bet) si sono raccolti nella rete di Price tag, capace di attrarre «tra le diverse centinaia e i 3 mila» simpatizzanti e di compiere decine e decine di attacchi contro gli arabi cristiani e musulmani.
Le autorità di Tel Aviv conoscono bene questi «coloni fondamentalisti», che hanno messo al bando nel 2013. Ma la sua potente intelligence, come ha reso evidente l'uccisione del piccolo Mohammed, non è capace di controllarli e neanche di arginarne la crescita.

Dagli attacchi vandalici all'omicidio di Khdeir

Occhio per occhio, dente per dente è la politica delle squadre di ultra-nazionalisti. Sulle prime bollate come «giovani vandali» tra i coloni israeliani della West Bank. Poi diventati responsabili di attacchi più seri alle persone, alle proprietà e ai luoghi religiosi (788 i casi sospetti tra il 2012 e il 2013) dei territori contesi.
Infine accusati dell'uccisione efferata del ragazzo palestinese, rapito il 2 luglio per ritorsione al sequestro e alla morte dei tre giovani seminaristi israeliani scomparsi il 12 giugno e «bruciato vivo», secondo la denuncia dell'Autorità nazionale palestinese (Anp), dai coloni a Gerusalemme Est.
«MORTE AGLI ARABI E AI CRISTIANI». Prima del salto di qualità di questa estate, gli atti dei Price tag si erano “limitati” alle scritte ingiuriose contro gli arabi di entrambe le religioni (“morte al cristianesimo”, “Gesù figlio di una prostituta”, “moschee chiuse”, “morte agli arabi”), alle molotov contro le abitazioni dei palestinesi, agli incendi e ai danni ai loro terreni. E agli sfregi alle chiese e alle moschee, inclusi i cimiteri senza le stelle di David.
Gli attacchi a catena dei Price tag vengono rivendicati dai coloni ultra-nazionalisti contro i palestinesi e anche contro le forze dell'ordine israeliane, colpevoli di «qualsiasi azione mirata a bloccare l'espansione degli insediamenti».
LIEBERMAN INCITA ALL'ODIO. Bollarli come gruppi di teppisti violenti e sbandati, legati anche agli hooligan israeliani degli stadi del Beit Har, è tuttavia un errore del quale le autorità israeliane iniziano a pentirsi soltanto adesso.
Intanto, per quanto la rete sia extraparlamentare e disconosciuta da tutti i partiti dell'ultradestra, essa trae linfa vitale dalle continue incitazioni all'odio del leader e fondatore dell'estrema destra israeliana (Beytenu) Avigdor Lieberman, ministro degli Esteri e, fino al 2012, anche vicepremier. Nel 2004, l'ex braccio destro di Netanyahu e suo alleato, nella coalizione con la destra del Likud alle elezioni del 2013, si oppose al piano di disimpegno di Israele dai Territori occupati, che poi è quello che chiedono oggi gli ultra-nazionalisti di Price tag.

Ultra-nazionalisti della scuola religiosa fondamentalista Od Yosef Chai

Il giovane palestinese ucciso dagli ebrei a Gerusalemme.

Scoperti i corpi dei tre studenti rabbinici - Eyal Yifrah, 19 anni, e Gilad Shaar e Naftali, 16 -, Lieberman ha chiesto una nuova guerra contro Hamas come, 10 anni fa, fu deciso per stroncare la seconda Intifada. Criticando poi il possibile cessate il fuoco verso Gaza come un «serio sbaglio».
Dottrinalmente, proponendo un sionismo revisionista, l'estrema destra nazionalista di Beytenu (Casa nostra, in ebraico) si discosta dai partiti della destra religiosa, sionista e ultra-ortodossa, quali la Casa Ebraica del ministro dell'Economia e dei Servizi religiosi Naftali Bennett, pure lui pronto a una «guerra contro Hamas a Gaza».
RABBINI INDAGATI. Ma distaccare il vandalismo dei coloni dalla matrice religiosa ultra-ortodossa è un'equazione precaria. Intanto tra le azioni disposte contro i Price tag dalla magistratura (oltre 300 arresti e più di 150 rinvii a giudizio) c'è stata, nell'aprile scorso, la chiusura della nota scuola religiosa Od Yosef Chai (Giuseppe vive ancora) da parte delle forze dell'ordine.
Indicato dagli agenti di Shin Bet come «fonte di propagazione dell'odio», il seminario ebraico dell'insediamento di Yitzhar, nella West Bank, è stato dichiarato zona militare ed è presidiato dalle forze dell'ordine dopo che i coloni israeliani locali avevano ferito a sassate i soldati venuti ad abbattere una loro casa eretta senza permessi.
Già prima degli scontri, tra i fermati per gli attacchi di Price tag figuravano studenti della scuola e alcuni suoi rabbini erano stati indagati per incitamento al razzismo e alla violenza.
LA RINASCITA DEL TERRORISMO. Nei loro libri, si indicavano gli arabi come un «cancro», affermando legittimo, per un ebreo, uccidere i non ebrei (inclusi i bambini) che minacciassero le loro vite. Eppure, fino al 2013, e non solo per responsabilità di Netanyahu, la scuola di Od Yosef Chai ha ricevuto finanziamenti governativi.
Non sono ancora chiare eventuali ramificazioni dei vandali Price tag con altre scuole religiose radicali. È tuttavia evidente quanto preoccupante la generale espansione, negli ultimi anni, dell'estrema destra nazionalista e ultra-ortodossa, in Israele come nei territori contesi. Il governo, per anni complice, corre tardivamente ai ripari, temendo la rinascita dell'estremismo armato che portò alla strage di Hebron e alla morte dell'allora premier Yitzhak Rabin, negli Anni 90.

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