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POLITICA 9 Luglio Lug 2014 2058 09 luglio 2014

La riforma del Senato arriva in Aula

Ddl Boschi al voto il 10 luglio.

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Il ministro per le Riforme Maria Elena Boschi, Roberto Calderoli e Anna Finocchiaro in commissione Affari Costituzionali del Senato.

Il Patto del Nazareno regge e la riforma del Senato non elettivo approda nell'Aula di Palazzo Madama. Il 10 luglio sono previste le relazioni dei relatori, poi ancora tre sedute non-stop dalla mattina fino a notte per presentare e votare gli emendamenti e mercoledì 16 il voto. Un tempismo che consente a Matteo Renzi di presentarsi all'Europa come il premier di un'Italia 'riformabile', a tutto vantaggio della trattativa su nomine e flessibilità.
FIBRILLAZIONI NEL M5S. Non che la fronda trasversale sia cessata. Come non sono finite le fibrillazioni nel M5s ancora spaccato alla vigilia del nuovo incontro sull'Italicum, come dimostra l'attacco di Beppe Grillo all'accordo del Nazareno, definito «un salvancondotto per il culo» di Silvio Berlusconi, che in cambio garantisce il suo appoggio al governo e al disegno «controriformista di Napolitano».
È passato l'emendamento che recepisce l'accordo fra maggioranza e Fi per un Senato nuovo, eletto non più direttamente ma dai Consigli regionali in proporzione alla consistenza dei gruppi consiliari.
NUOVO QUORUM PER IL COLLE. Passa anche un'altra novità: il nuovo quorum per eleggere il capo dello Stato, con una modifica approvata i commissione che sposta dal quarto al nono scrutinio l'elezione del presidente della Repubblica a maggioranza assoluta. Il quorum resta dei due terzi nei primi quattro scrutini, scende a tre quinti nei successivi quattro, e solo dalla nona votazione si abbassa alla maggioranza assoluta dei grandi elettori (630 deputati e 100 senatori, senza più i 58 rappresentanti delle Regioni).
800 MILA FIRME PER UN REFERENDUM. Cambia, nel ddl Boschi, anche il numero delle firme necessarie per proporre un referendum abrogativo: 800 mila, contro le 500 mila di adesso (i relatori avevano proposto un milione di firme). Cancellate dalla Costituzione le Province, anche se spunta la grana delle 'aree vaste', contestate dal relatore Roberto Calderoli: «Fanno rientrare dalla finestra quello che è uscito dalla porta».
BERLUSCONI ALLE PRESE COI RIBELLI. Le riforme arrivano così nell'arena di Palazzo Madama, mentre Silvio Berlusconi fino all'ultimo è costretto alla mediazione con i senatori 'ribelli' di Forza Italia, che incontra il 10 luglio (i deputati si autoconvocano invece in contemporanea a Montecitorio). Le resistenze sul pacchetto riforme restano vive, ma in Forza Italia, come nel Pd e nel M5s, nessuno ha la forza di far saltare il tavolo, negando a Matteo Renzi la possibilità di spendersi in Europa come leader del cambiamento non solo in Italia, ma anche nel Vecchio Continente dove il nostro Paese è alla guida del semestre.

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