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INTERVISTA 10 Luglio Lug 2014 0600 10 luglio 2014

Amianto, Bargero: «Si devono stanziare risorse certe»

Il pressing della deputata Pd sul governo.

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Cristina Bargero, deputata piemontese del Partito democratico, è orgogliosa. Ma consapevole che la battaglia contro l'amianto è appena cominciata. È stata la prima firmataria di una mozione, appoggiata da tutti i gruppi parlamentari della Camera, che ha impegnato il governo Renzi sulla strada difficile delle bonifiche.
PRESSING SUL GOVERNO. Un atto politico forte, per chiedere all'esecutivo, e al ministero dell'Economia in particolare, di stabilire «tempi certi» e stanziare «risorse certe». Perché, per adesso, il Piano nazionale amianto, con le sue strategie e linee d'intervento «è un bellissimo documento, ma tutto sulla carta. Non elenca risorse e non fissa una tempistica», ha detto Bargero a Lettera43.it. «È una dichiarazione d'intenti molto precisa, ma se i ministeri non si muovono rischia di rimanere lettera morta».
MAGGIORE TUTELA PER LE VITTIME. Due i temi al centro della mozione approvata dall'Aula: da una parte le bonifiche, dall'altra le tutele e i risarcimenti. Che il parlamento ha proposto di estendere ai familiari di tutte le vittime. Non solo a quelli dei lavoratori che sono stati in contatto diretto con la mala polvere. Perché la vera emergenza riguarda molte più persone di quante si potrebbe immaginare, e soprattutto deve ancora cominciare.

Cristina Bargero.

DOMANDA. La mozione di cui lei è prima firmataria ha avuto il consenso di tutti i gruppi parlamentari. Difficile ottenerlo?
RISPOSTA. No, è una tematica condivisa. La consapevolezza della gravità del problema amianto e delle patologie a esso legate è diffusa in tutta la società. L'amianto è al bando dal 1992 e della sua pericolosità si parla da molto tempo.
D. Nessun ostacolo quindi?
R. Abbiamo dovuto solo smussare alcune richieste del Movimento 5 stelle, che erano legittime, sul pensionamento anticipato dei lavoratori esposti all'amianto. Con la disponibilità dei ministeri dell'Economia e del Lavoro, si sarebbe potuto ottenere anche questo. Ma il governo non si è azzardato a impegnarsi così tanto. Comunque c'è stato un comune sentire, da parte dell'esecutivo e di tutti i gruppi politici.
D. La mozione impegna il governo a estendere i risarcimenti anche ai familiari delle vittime che non siano ex lavoratori esposti direttamente all'amianto. Perché?
R. Perché oggi la maggior parte delle vittime di patologie asbesto correlate non sono più solo lavoratori, ex lavoratori e i loro familiari. Ma semplici cittadini, che sono entrati in contatto con le polveri d'amianto in altro modo. Con l'attuale legislazione la tutela, per altro intesa solo in senso monetario e non morale e civile, è monca. Copre solo una parte dei familiari delle vittime.
D. Quante persone potrebbero godere di tutela se la mozione diventasse legge?
R. Si calcolano tra le 3.500 e le 4 mila vittime ogni anno. Quindi stiamo parlando di alcune decine di migliaia di persone che potrebbero beneficiare di tutele e risarcimenti, se la mozione venisse tradotta in legge.
D. Per adesso siamo ancora all'atto di indirizzo...
R. Sì, e occorre battersi affinché il governo trasformi l'impegno in provvedimenti legislativi. Con risorse e tempi certi. Perché una mozione impegna il governo, ma non è un provvedimento legislativo e non può stanziare le risorse necessarie.
D. Qual è stato il feedback del governo Renzi su questo punto?
R. Il sottosegretario al Lavoro, Teresa Bellanova, ha risposto alla mozione e si è dichiarata pronta a muoversi in questa direzione. Anche il ministro dell'Ambiente Galletti mi ha dato dei riscontri positivi.
D. Quando è prevista l'esplosione della vera emergenza per le patologie correlate all'amianto?
R. Già oggi le vittime sono migliaia ogni anno. Un dato estremamente allarmante, che tuttavia non tiene conto delle cosidette «vittime attese». Visti i lunghi tempi d'incubazione, si presume che il picco della mortalità per le patologie correlate all'amianto si raggiungerà intorno al 2020.
D. La mozione chiede di escludere dal Patto di stabilità le spese per rimuovere l'amianto. È fattibile?
R. Viviamo un paradosso. I comuni che hanno edifici pubblici con coperture o tubature in amianto non possono procedere alle bonifiche, perché altrimenti la spesa in conto capitale viene considerata ai fini del Patto di stabilità. Se i comuni utilizzano i fondi per bonificare vengono sanzionati: questo è assurdo e paradossale.
D. Cosa si può fare allora?
R. Appena possibile chiederemo di nuovo al ministero dell'Economia di escludere dal Patto di stabilità tutti gli investimenti per le bonifiche. Non solo per l'amianto, ma anche quelli per la messa in sicurezza del territorio.
D. Bonificare significa anche smaltire. Quali soluzioni avete proposto al governo?
R.
Non sono necessarie grandi discariche. La mozione ha chiesto di individuare micro-siti, con il coinvolgimento delle municipalizzate locali. Così si facilita lo smaltimento: i costi di trasporto, molto elevati a causa del rispetto delle procedure di sicurezza, si potrebbero ridurre notevolmente.
D. Quanto costerebbe attuare il Piano nazionale amianto?
R.
Alcuni miliardi di euro, ma non è stato ancora calcolato.
D. Perché?
R. Perché ancora non c'è una mappatura completa dei siti contaminati regione per regione. Il Piemonte, per la sua storia, anche grazie alla sentenza Eternit, rappresenta un'eccezione. Ma occorre iniziare a partire, almeno per i siti di interesse nazionale, stabilendo tempi certi e mettendo in campo risorse altrettanto certe.
D. Nel Piano nazionale non ci sono?
R. No. Il Piano nazionale amianto è un bellissimo documento, ma tutto sulla carta. Non elenca risorse e non fissa una tempistica. È una dichiarazione d'intenti molto precisa, ma se i ministeri non si muovono rischia di rimanere lettera morta. Si devono trovare le risorse.
D. Però le risorse c'erano...
R. Sì. Nel 2007 il governo Prodi istituì il Fondo nazionale per il risanamento degli edifici pubblici. Aveva un budget di 5 milioni di euro, destinati alla progressiva eliminazione dell'amianto. Ma il Fondo fu interamente svuotato, insieme con altri stanziamenti, per poter coprire la totale abrogazione dell'Ici sulla prima casa, promossa dal governo Berlusconi. Non fu certamente un bel segnale.

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